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Film d’animazione: il “disorientamento” dal sogno al documentario

Sette film d’animazione: quando la “perdita di senso” va dal sogno al documentario

Una particolarità dei film d’animazione è la possibilità di creare e distruggere una porzione di vita che si nasconde non solo nell’autore e nei suoi personaggi, ma anche nello spettatore che vi si identifica. Infatti, in questo grande universo di realtà stratificate, il genio creativo è spinto a tal punto da rendere tutto possibile e non solo un artificio, proprio perché ci sono casi in cui la dimensione onirica latita in quella reale e spesso si palesa come una reazione inconscia e priva di senso.

Nocturna Artificialia

Basti pensare a Nocturna Artificialia dei fratelli Quay, Stephen e Timoty. Il cortometraggio inglese, uscito nel 1979, crea e definisce la struttura dell’inconscio in un clima in cui i soggetti sono congelati in un continuo stato di attesa. La tecnica in stop-motion definisce, attraverso la sconnessione tra il prima e il dopo degli oggetti in piano, una dimensione onirica in cui le immagini senza un inizio né una fine si sovrappongono. Anche le composizioni di Stefan Cichonski e Zigmunt Konieczny accentuano la carica onirica e “sospesa”, accentuano il buio, una realtà priva di senso.

The Street of Crocodiles

Così come in The Street of Crocodiles dei fratelli Quay, ancora in stop-motion, nel quale si ritrova una dimensione allucinata e priva di senso. Il corto, uscito nel 1986 e ispirato a Le botteghe color cannella dello scrittore polacco Bruno Schulz, mette in scena la vita di esseri inquietanti e insoliti, dalle viti danzanti in un vicolo scuro, a un burattino osservatore che sembra disfarsi lentamente fino ad un orologio con un organo vivo al suo interno. Il tutto raccolto sotto la sinfonia di Lech Jankowski.

Perfect Blue

Di matrice nipponica, Perferct Blue (1997) di Satoshi Kon, invece, rende ancora più marcata la dimensione psicologica non solo della protagonista Mima, ma anche dello spettatore. Mima, innanzitutto, è una idol che presto deve lasciare il palco per intraprendere la via della recitazione interpretando il ruolo di una ragazza instabile in una serie dal titolo simbolico: Doppio legame. Da qui la ragazza inizia a ricevere messaggi minatori da un fan otaku (stalker) che rimpiange la vecchia immagine da idol e condanna la sua nuova “forma”. Lentamente scivola l’identità di Mima e il contatto con la realtà: ci saranno dei delitti ai quali la ragazza non saprà rispondere. La realtà risulta come alterata: si disperde la verità così come l’identità. Quindi chi è Mima? È il riflesso di ciò che lo spettatore vede? Forse un “simulacro” di aspettative esterne dello spettatore che si lascia assorbire da questo piccolo universo “visivo” senza verità. Simbolica la scena in cui Mima guarda verso l’orizzonte e sembra finalmente entrare in contatto col suo spettatore: ecco il “doppio legame”, ecco il paradosso dell’identità e dell’apparizione.

Paprika

Anche Paprika, altro film d’animazione del 2006 di Satoshi Kon e tratto dall’omonimo romanzo di Yasutaka Tsutsui, spinge molto sulla sfera dell’inconscio in una continua alterazione della realtà.

Anomalisa

Anomalisa di Charlie Kaufman, invece, ha un taglio differente. Qui si tratta di comprendere in modo più realistico l’identità di un uomo (Michael Stone) in un mondo abitato da figure con la stessa voce e con lo stesso viso. La realtà non ha segni “onirici”, distorti che ricalcano il paradossale. Anzi essa appare più come un magma di persone non definite, perse “isolate insieme”: Michael Stone si sente uguale o diverso dagli altri? E soprattutto: cosa sta cercando Michael Stone?

Valzer con Bashir

Anche quando un film d’animazione è anche un documentario, lo spettatore può avvertire quel senso di   “disorientamento”, probabilmente già a partire dalle definizioni di “animazione e documentario” come nel caso di Valzer con Bashir del 2008 di Ari Folman. Il film, ben lontano da ciò che la sua categoria “d’animazione” impone, racconta la storia dello stesso autore, Ari Folman e il recupero dei suoi ricordi militari: il massacro di Sabra e Shatila. Lo sfondo storico di riferimento è la prima Guerra del Libano nel 1982. Se la tecnica d’animazione filtra la realtà spingendo più sulla creatività e l’immaginazione, qui serve a ricreare la dimensione dei “ricordi”. Infatti la vicenda si ricompone attraverso i flashback dei vari personaggi e di Ari proponendo così due piani memoriali: uno individuale (Ari Folman) e uno collettivo (coscienza storica). Bisogna fare attenzione anche alla dimensione “onirica”, proprio perché i sogni sembrano il luogo in cui realtà represse emergono senza potersi difendere. Basti pensare che l’amnesia di Ari è dovuta al senso di colpa. La realtà disarmante del film colpisce per la sua inaspettata crudezza che culmina alla fine nelle immagini forti dei filmati d’archivio dei cadaveri del massacro.

Waking Life

Molto interessante, almeno per la portata riflessiva e paradossale è invece Waking Life di Richard Linklater, un film d’animazione del 2001 interamente girato in rotoscope. In sostanza il film è stato girato con video digitale su cui poi una squadra di artisti con il computer ha tracciato le linee e i colori per ogni fotogramma. La pellicola americana scopre la dimensione del “sogno lucido” che riguarda sostanzialmente la piena lucidità in fase di veglia e che in questo caso si riempie di riflessioni filosofiche e dialoghi ideali (ad esempio quello con l’autolesionista). In sostanza «la vita da svegli è un sogno sotto controllo».

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