Home | Cinema, serie e tv | Gli indifferenti di Seràgnoli, dal romanzo al film

Gli indifferenti di Seràgnoli, dal romanzo al film

gli indifferenti

Dopo un secolo dal suo esordio, l’opera di Alberto Moravia, Gli Indifferenti torna sul grande schermo. Regia di Leonardo Guerra Seràgnoli.

«Schermo bianco e piatto, sulla sua indifferenza, i dolori e le gioie passavano come ombre senza lasciare traccia e, di riflesso, come se questa sua inconsistenza si comunicasse anche al suo mondo esterno, tutto intorno a lui era senza peso, senza valore, effimero come un giuoco di ombre e di luci».

(Alberto Moravia)

Era il 1929 e Alberto Moravia si affacciava nel panorama della letteratura Italiana con il suo romanzo d’esordio, Gli Indifferenti. Figlio della corrente neorealista, lo scrittore rende protagonista della sua opera, in modo quasi profetico, l’indifferenza, l’apatia della borghesia romana, che nasconde sotto i tappeti di case dorate la miseria di una vita vuota e insoddisfacente, una vita che non si vuole e che, tuttavia, non si ha la forza di cambiare. 

Dopo quasi un secolo dalla sua pubblicazione, ci riprova Leonardo Guerra Seràgnoli a tradurre in immagini il mondo di Moravia (nel 1964 è Francesco Maselli a portare Gli Indifferenti sul grande schermo, nel 1988 Mauro Bolognini ne realizza una miniserie tv) e dal 24 novembre, adeguandosi alle nuove modalità imposte dall’infelice periodo che vuole ancora, e purtroppo, abbassate le serrande dei cinema, distribuito da Vision Distribution, i suoi Indifferenti arrivano in streaming sulle piattaforme di Sky Primafila, Apple Tv, Google Play, Chili, Rakuten, Timvision, Infinity, Miocinema, Iorestoinsala, Cg Digital e The Film Club.

Ispiratosi liberamente all’omonimo romanzo, Seràgnoli adatta uno spaccato degli anni ’30, di un’Italia fascista, alla contemporaneità, rappresentando una decadenza morale senza tempo che si cristallizza nell’apatia di Mariagrazia (Valeria Bruni Tedeschi) e nel calcolo meschino di Leo Merumeci (Edoardo Pesce), che, in nome di una vacua onnipotenza, arriva a sedurre l’appena diciottenne figlia di Mariagrazia, Carla (Beatrice Grannò). Questa arriverà a concedersi a lui, immobile, quasi per inerzia.

«C’erano i soliti discorsi, le solite cose, più forti del tempo, e soprattutto la solita luce senza illusioni e senza speranze, particolarmente abitudinaria, consumata dall’uso come la stoffa di un vestito e tanto inseparabile dalle loro facce, che qualche volta accendendola bruscamente sulla tavola vuota ella aveva avuto la netta impressione di vedere i loro quattro volti, della madre, del fratello, di Leo e di se stessa, là, sospesi in quel meschino alone; c’erano dunque tutti gli oggetti della sua noia».

Gli Ardengo sono personaggi incapaci di emozioni, che si trascinano in stanze sontuose, come involucri dagli occhi spenti e cuore anestetizzato, indifferenti all’amore, alla dignità, indifferenti alla vita. Anche il sesso viene spogliato di ogni carica erotica, passionale, aggiunta che nulla aggiunge a pallidi rapporti alterati da interessi economici e status sociali.  

Alla staticità dei personaggi, il regista contrappone, con un’aggiunta innovativa, una reazione della natura: scosse sismiche che cercano, invano, di smuovere personaggi che affogano nel loro torpore, in una condizione claustrofobica in cui tutto rimane uguale, o che, viceversa, quasi anticipano lo sconvolgimento che si abbatterà su di loro. I giovani sono forse meno inetti degli adulti, pervasi, a tratti, dall’istinto di sopravvivenza: Michele (Vincenzo Crea), che cerca, seppur con goffi tentativi, di salvare la loro casa dalle grinfie di Leo, mentre vive clandestinamente una relazione con l’amica di sua madre, Lisa (Giovanna Mezzogiorno); Carla, alla quale il regista sembra concedere una seconda possibilità, nel finale, rivela e denuncia la violenza subita a una madre che, tuttavia, sembra ignorare le sue parole e, indossata la sua maschera migliore, parte per la festa, evitando, ancora una volta la realtà. 

Oltre al cast vincente, tasselli preziosi del mosaico di Seràgnoli sono la colonna sonora di Matteo Franceschini che affida a musiche elettroniche le asettiche vicende degli Ardengo, inserite, nella opulenta e ricercatissima scenografia di Giada Calabria

Immagine in evidenza: Angelo Turetta 

 

 

 

Altri articoli da non perdere
Renai Battle Royale: quando l’amore diventa sopravvivenza
Renai Battle Royale: quando l’amore diventa sopravvivenza

Nel panorama televisivo attuale emerge una serie che promette di sovvertire le aspettative dei soliti drammi adolescenziali. Non si tratta Scopri di più

Children of Hiroshima di Kaneto Shindō (film) | Recensione
children of hiroshima

Nonostante l’inizio incerto e la libertà di pensiero minata dalla pesante censura imposta dalle Forze d’Occupazione statunitensi, non ci volle Scopri di più

Film di Ben Affleck: 3 da non perdere
Film di Ben Affleck: 3 da non perdere

Ben Affleck, all'anagrafe Benjamin Géza Affleck-Boldt, è un artista poliedrico che ha saputo conquistare Hollywood non solo come attore, ma Scopri di più

Estate, l’intervista al regista Alessandro Montone | NiC
Alessandro Montone

Estate è un cortometraggio drammatico diretto da Alessandro Montone (il quale ha scritto il soggetto assieme a Simone Elia) con Scopri di più

Film e serie tv sui viaggi nel tempo: 6 consigli da vedere
Viaggi nel tempo: i film e le serie tv più belle

Nel mondo del cinema ci sono temi ricorrenti e famosi, uno di questi riguarda i viaggi nel tempo. Tra la Scopri di più

Il potere del cinema: l’idealizzazione dell’io
Il potere del cinema: l'idealizzazione dell'"io"

Il cinema è capace di creare nell’osservatore una forma di perversione sessuale che riguarda la sua stessa persona. L’aspetto esterno Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Rossella Capuano

Amante della lettura, scrittura e di tutto ciò che ha a che fare con le parole, è laureata in Filologia, letterature e civiltà del mondo antico. Insegna materie letterarie. Nel tempo libero si diletta assecondando le sue passioni: fotografia, musica, cinema, teatro, viaggio. Con la valigia sempre pronta, si definisce “un occhio attento” con cui osserva criticamente la realtà che la circonda.

Vedi tutti gli articoli di Rossella Capuano

Commenta