Heated Rivalry: la serie TV di Jacob Tierney | Recensione

Heated Rivalry, la serie TV di Jacob Tierney | Recensione

Heated Rivalry è una serie televisiva canadese scritta e diretta da Jacob Tierney e distribuita sulle piattaforme digitali a partire dal 28 novembre 2025. Basata sui romanzi di Rachel Reid, autrice bestseller del New York Times della saga Game Changers, la trasposizione televisiva ha immediatamente conosciuto un successo che si è imposto con prepotenza, consolidando il romance queer sportivo come rinnovato fenomeno globale. Il mondo adrenalinico dell’hockey su ghiaccio professionistico si unisce a tematiche LGBTQIA+ in un racconto intenso sia emotivamente che narrativamente, rispondendo in maniera diretta al bisogno di rappresentazione queer in un contesto di genere tradizionalmente maschile ed eteronormativo.

Scheda tecnica della serie TV

Dettaglio Informazioni
Titolo Heated Rivalry
Uscita in Italia 13 febbraio 2026
Regia Jacob Tierney
Cast principale Hudson Williams (Shane), Connor Storrie (Ilya)
Genere Sport Romance Queer, Drammatico
Basato su Romanzi “Game Changers” di Rachel Reid

Ambientazione e trama di Heated Rivalry

La prima stagione di Heated Rivalry si forma da sei episodi dalla durata media di circa 50 minuti ciascuno e segue le vicende sportive e private di Shane Hollander (Hudson Williams) e Ilya Rozanov (Connor Storrie). Shane è nato ad Ottawa, in Canada, ha origini giapponesi da parte di madre e alle sue spalle si erge una famiglia che lo guida e supporta nell’ascesa al mondo professionistico dell’hockey. Il sostegno che riceve lo rende la perfetta incarnazione del giocatore disciplinato e ligio al dovere, mentre Ilya – cresciuto in Russia e nativo di Mosca – rappresenta il suo polo opposto.

Entrambi inizialmente rookies della National Hockey League, Ilya si fa spazio sul ghiaccio con arroganza e talento quasi mitologico, andando a collidere con forza contro l’approccio più misurato di Shane. In queste precise circostanze si innesca una particolare rivalità fomentata dall’appartenenza a squadre di hockey storicamente contrapposte, e dalla quale prenderà progressivamente forma una tensione erotica latente, finendo per tradursi in una relazione sessuale ad intermittenza che durerà diversi anni.

La serie copre circa otto anni di vicende e in maniera equilibrata alterna cronaca sportiva ad introspezione emotiva, che contribuisce a caricare la narrazione di tensioni sociali legate alla visibilità e a questioni identitarie. Fuori dall’arena i giocatori smettono di ricoprire un ruolo prefabbricato per rapportarsi alle complessità delle proprie insicurezze, ritrovandosi a dover scendere a compromessi con i propri desideri e paure. In questo spazio liminale il corpo smette di essere performance e diventa luogo di negoziazione affettiva e identitaria. L’intimità, lontana dallo sguardo disciplinare del pubblico, perde il suo carattere eteronormativo e si rivela come costruzione sociale instabile e continuamente esposta alla ridefinizione per caratteristica naturale.

Fenomeno globale e critica

Heated Rivalry: la serie TV di Jacob Tierney | Recensione
Locandina della serie

La risposta del pubblico a Heated Rivalry è stata particolarmente recettiva. Il suo debutto come serie emergente ha registrato circa 30 milioni di minuti di streaming nella prima settimana, che si sono poi moltiplicati a oltre 324 milioni di tempo di visione settimanale entro gli inizi di dicembre. Poco dopo l’uscita, in Canada è diventato il titolo più visto di sempre su Crave, mentre negli Stati Uniti e in Australia si è posizionato al secondo posto nelle classifiche settimanali dei contenuti più seguiti di HBO Max. I numeri registrati indicano che Heated Rivalry sia riuscita ad affermarsi in tempi rapidi, oltrepassando la soglia del pubblico di nicchia del romance queer sportivo ed intercettando un’audience significativamente trasversale, portando a un rinnovo anticipato per la seconda stagione e programmando la distribuzione italiana al 13 febbraio 2026. Inoltre, l’impatto della serie non si esaurisce nei numeri, ma ha anche generato un’intensa partecipazione online, alimentando community internazionali, artwork e contenuti, configurando Heated Rivalry come una sorta di esperienza collettiva vera e propria.

Parallelamente, la reazione della critica al debutto è altrettanto positiva, trovando una delle sue ragioni principali nella delicatezza con cui i sentimenti umani vengono trattati. La profondità emotiva del rapporto tra Shane e Ilya trascende la semplice sfera romantica e va a sintetizzarsi in un legame vulnerabile, compresso nella tensione tra autenticità personale e pressione della performance. E se questo è stato possibile, la critica conferisce il merito alla chimica tra i due attori protagonisti – seppur entrambi alla loro prima produzione di rilievo. Heated Rivalry si inserisce nel discorso culturale contemporaneo sulla rappresentazione queer che non si riduce ad una semplice storia di giocatori di hockey gay con scene di sesso esplicite. L’affinità tra Hudson Williams e Connor Storrie è rifinita ed edificata con il corpo e l’intimità, che attraverso la presenza di un intimacy coordinator sul set restituisce una fisicità che non è spettacolarizzazione e apre al desiderio come spazio narrativo ed emotivo.

Heated Rivalry: impatto culturale e rappresentazione

La trasposizione del rapporto tra Shane e Ilya – e della coppia secondaria formata da Scott Hunter (François Arnaud) e Christopher “Kip” Grady (Robbie G.K.) – costituisce un filo conduttore tra narrativa e realtà. Heated Rivalry mette in discussione gli stereotipi entrando in diretto dialogo con i discorsi contemporanei sulla rappresentazione dell’intimità maschile queer e agisce in quello stesso ambito in cui le voci queer sono strategicamente silenziate. Lo sport professionistico è lo spazio in cui storicamente la mascolinità viene performata attraverso modelli eteronormativi di aggressività e competizione virile, e quando l’ipermascolinità viene istituzionalizzata, l’uomo è costretto a conformarsi a un ideale maschile che entra in collisione con la libera espressione emotiva e i desideri individuali.

Heated Rivalry prova a fare breccia nella coscienza di questa cultura dominante, mettendo in luce il coraggio insito nella vulnerabilità di essere sé stessi. E, in parte, ci riesce. Jesse Kortuem si è allontanato dallo sport a 17 anni, perché l’aria che si respirava negli spogliatoi non gli permetteva di pensarsi gay e allo stesso tempo giocatore di hockey. Di recente ha fatto coming out con un post su Facebook, attribuendo a Heated Rivalry il merito di avergli fatto comprendere che il momento di raccontare la propria storia era finalmente giunto. In un’intervista Jesse Kortuem afferma che “visibility matters; representation matters”, e la visibilità e la rappresentazione importano perché permettono di riconoscersi e immaginarsi possibili all’interno degli spazi storicamente resistenti alle narrazioni queer. In questo senso, Heated Rivalry apre una fenditura simbolica nel racconto sportivo dominante, agendo come atto di legittimazione per identità e desideri relegati ai margini o costretti al silenzio.

Lo spazio di riconoscimento in Heated Rivalry intercetta anche il campo dei disability studies, che attraverso il personaggio di Shane offre una rappresentazione non stereotipata della neurodivergenza. L’autrice colloca Shane nello spettro autistico non diagnosticato, e nei testi non se ne fa mai esplicita menzione, ma sono i piccoli dettagli – gesti, reazioni, modalità relazionali – a catturare l’attenzione di chi ci si riconosce.

Rompere il ghiaccio

Heated Rivalry è la storia di due giocatori di hockey su ghiaccio immersi in un contesto che storicamente e culturalmente li vorrebbe disciplinati secondo specifici dogmi. Eppure, in questo terreno freddo qualcosa fiorisce e viene pazientemente coltivato con coraggio e amore. Ad oggi, la serie è un campo in fase di evoluzione e le possibilità da esplorare restano ancora molteplici, così come le alternative da indagare. Tuttavia, la sua rapida ascesa a livello globale e la risonanza mediatica che ha seguito il debutto testimoniano l’esistenza di un bisogno reale: smettere di giocare secondo le regole del gioco e finalmente rompere i margini.

Fonte immagine di copertina: Crave

 

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