Michael: il biopic sul re del pop | Recensione

Michael, ecco il biopic sul re del pop

Il 22 aprile scorso è uscito in tutte le sale “Michael”, l’attesissimo biopic sul re del pop, che è stato ed è senza dubbio ancora oggi, l’uomo più influente al mondo. Il suo nome è leggenda, così come le sue gesta, che vanno ben oltre il panorama musicale. Il suo nome è Michael Jackson, un nome che riecheggia in ogni generazione, che risuona in ogni mocassino Florsheim, in ogni paio di occhiali Ray-Ban Wings, e in ogni guanto bianco ricoperto di cristalli.

Scheda del Film: Michael (2026) Dettagli e Curiosità
Regia Antoine Fuqua
Attore Protagonista Jaafar Jackson (nipote di Michael Jackson)
Durata 2 ore e 7 minuti
Incasso di debutto Globale 217 milioni di dollari
Data di uscita al cinema 22 aprile 2026

 

Chi era Michael Jackson?

Può sembrare superfluo parlarne, ma chi era davvero Michael Jackson? Questa domanda, che può sembrare banale, in realtà nasconde una delle verità più importanti e tristi degli ultimi vent’anni. Ovvero che tutti amavano Michael Jackson, ma nessuno ascoltava e capiva Michael. Perché se da un lato c’era il bambino prodigio che con i suoi quattro fratelli: Jackie, Tito, Jermaine e Marlon, ha riscritto la storia della musica afroamericana, e che successivamente da solista ha infranto ogni tipo di record, dall’altro c’era il ragazzo che veniva picchiato dal padre Joe per un passo di danza sbagliato.

 

Locandina del film “Michael”, disponibile in tutti i cinema dal 24 aprile

 

Il prezzo da pagare: l’infanzia di Michael

Ultimo di cinque fratelli, Michael sin da subito ha dimostrato di essere diverso, con un talento fuori dal comune accompagnato da una leggerezza d’animo rara. Una leggerezza che, però, ha portato il piccolo a soffrire più di tutti gli abusi del padre. Quest’ultimo, avendo visto in Michael qualcosa di mai visto prima, ha reso lui e i suoi fratelli la band afroamericana più importante di sempre, formando i Jackson 5, ma a discapito della loro infanzia. E’ infatti noto come Joe Jackson sottoponeva i figli a prove estenuanti alla ricerca della perfezione, il tutto per arrivare a firmare contratti sempre più importanti.
Quindi se da un lato la voce di Michael e dei suoi fratelli ha portato ad abbattere le barriere razziali degli anni 60 e 70, dall’altro ha privato Michael del suo desiderio più grande, avere un’infanzia come quella di tutti gli altri bambini.

 

Mito e Uomo: una contrapposizione dolorosa

Se da una parte c’è la popstar più influente del pianeta, capace di infrangere ogni tipo di record, dall’altra c’è l’uomo che troppo spesso è stato vittima di accuse ingiustificate, e che a causa di una sensibilità molto profonda, ciò l’ha portato a soffrire per gran parte della sua vita.
Infatti, uno dei più grandi fraintendimenti che ha lasciato un segno indelebile sulla vita di Michael, è Neverland, una lussuosa tenuta di 1.100 ettari in California acquistata dalla star nel 1988 per 19,5 milioni di dollari. La popstar trasformò questa tenuta in un parco divertimenti privato con giostre, zoo e trenino, rendendolo un rifugio personale e un luogo iconico. Un rifugio non solo per se stesso ma anche per tantissimi bambini, con i quali l’artista aveva un rapporto speciale, perché vedeva in loro la leggerezza del vivere quell’infanzia che lui non ha mai avuto e che soprattutto non si aspettavano nulla in cambio, vedendo la persona piuttosto che il personaggio.
E’ proprio qui che nasce l’accusa più grande mossa nei confronti del re del pop: la pedofilia.
Infatti nel 2005 c’è stato un processo penale tenutosi presso il tribunale superiore della contea di Santa Barbara a Santa Maria, in California, in cui il cantante americano è stato accusato di aver molestato Gavin Arvizo, un ragazzo che Michael Jackson aveva aiutato a guarire dal cancro e che aveva tredici anni al momento del presunto abuso.
Accuse che poi caddero definitivamente il 13 giugno del 2005, macchiando però per sempre la figura del mito di Michael Jackson, fino alla sua morte, avvenuta il 25 giugno 2009.

 

Michael, il biopic sul re del pop: cast, sceneggiatura e controversie

Michael”, dalla durata di 2 ore e 7 minuti, diretto dal regista americano Antoine Fuqua e prodotto da Graham King (Bohemian Rhapsody), ha registrato la migliore apertura di sempre per un biopic. Il film ha infatti debuttato con 217 milioni di dollari a livello globale.
Oltre all’aspetto economico, il punto più importante di questo biopic sul re del pop è senza dubbio l’attore che interpreta Michael, ovvero Jaafar Jackson, nonché nipote di Michael Jackson. È il caso di dire che buon sangue non mente, poiché sebbene Jaafar sia al suo esordio come attore, ha portato sul maxischermo una performance magistrale, curando perfettamente ogni dettaglio di ciò che è stato lo zio, dai look, al canto, alla danza. È infatti già iconica la scena in cui “Jaafar” lascia i Jackson 5 e dà inizio alla nuova era da solista: “Bad”, con una somiglianza impressionante mentre il beat del nuovo singolo inizia a crescere sempre di più.
Oppure la scena in cui Jaafar interpreta suo zio nell’iconica serata dei Grammys Music Awards del 1984, dove Michael stabilì lo storico record di 8 Grammy in una sola notte, in gran parte grazie al suo album capolavoro Thriller.
Mentre c’è una grande parte di pubblico e di parenti stretti della popstar che asseconda questo biopic, come Prince e Bigi Jackson, c’è un’altra faccia della medaglia che è rappresentata da Janet Jackson (sorella di Michael) e Paris Jackson (figlia di Michael).
Entrambe infatti hanno preso le distanze dal progetto con la prima che non si è ancora espressa a riguardo, mentre la seconda, attraverso un video sui social ha definito il film edulcorato e disonesto, parlando di come questo biopic contenga inesattezze tali che lei stessa ha etichettato come delle vere e proprie bugie.

 

Adattamento e fedeltà ai fatti accaduti: cosa manca al biopic?

Il film si apre con la famiglia Jackson seduta a tavola, con Joe (il padre di Michael), interpretato da Colman Domingo che mette pressione ai figli (su tutti Michael), per farli esibire in varie serate come gruppo, chiamato appunto Jackson 5. Ed è proprio su questo aspetto che il biopic si sofferma principalmente. Infatti durante tutto il film si vede come viene messo in evidenza il rapporto complicato che Michael aveva con suo padre, non solo dagli abusi fisici, ma anche e soprattutto a quelli psicologici.
Tuttavia il film, nonostante metta in risalto tutto ciò, pecca in una maniera piuttosto insolita di superficialità. Se da un lato l’adattamento delle scene più iconiche della vita di Michael sono impeccabili (come le varie performance e i look), dall’altro il punto di svolta nella vita della popstar, che accadeva a riflettori spenti, viene fatto passare quasi come una conseguenza naturale, e non sofferta, ovvero quando Michael “licenzia” suo padre in qualità di suo manager. Il suo staccare quel cordone che gli ha causato traumi e sofferenza, che non ha lasciato spazio all’amore verso un figlio, nel biopic viene si mostrato, ma non nei termini giusti. Infatti quello che manca al biopic sul re del pop è proprio la narrativa della sofferenza dell’uomo dietro la popstar, non solo quelle riguardanti il rapporto col padre, ma anche tutta la sofferenza patita da Michael durante le cure della sua ormai nota malattia: la vitiligine.

 

Michael: la storia del re del pop continua

A fine film compare la scritta “Michael: la sua storia continua”, scritta che preannuncia una seconda parte.
Notizia che farà piacere non solo ai fan più fedeli, ma anche a quelli più critici.
Infatti la prima parte si conclude celebrando l’apice della carriera di Michael Jackson, in particolare con il Bad World Tour del 1988.
Un’altra cosa che ha fatto scalpore è la totale assenza delle controverse vicende personali di quegli anni. Il finale originale infatti includeva le accuse del 1993, finale che è stato completamente rigirato per questioni legali legate alla clausola presente nell’accordo tra Michael e Jordan Chandler, che impedisce di poter riportare e rappresentare i fatti specifici di quel caso.
Quindi cosa si potranno aspettare i fan dalla seconda parte del biopic sul re del pop? Sicuramente più musica. Brani come Smooth Criminal e Man in the Mirror sono infatti solo alcuni dei pezzi iconici mancanti nella prima parte, che seppur con qualche imperfezione riguardante alcuni fatti cronologici, dovuto anche al cambio forzato del finale, è un biopic destinato a restare nella storia e soprattutto nel cuore di milioni di persone.

 

Fonte foto in evidenza: bestmovie.it e pagina instagram ufficiale del film

Altri articoli da non perdere
I Corti sul Lettino: la X edizione della rassegna
I corti sul lettino - Cinema e psicanalisi

I Corti sul Lettino – Cinema e Psicoanalisi è una rassegna internazionale di cortometraggi che unisce la dottrina psicoanalitica alla Scopri di più

RuPaul’s Drag Race, l’arte delle drag queen diventa pop

RuPaul’s Drag Race, programma americano condotto dalla drag queen sicuramente più famosa a livello mondiale RuPaul, ha contribuito a rendere Scopri di più

Film remake: 4 da vedere
Film remake: 4 da vedere

In ambito cinematografico, un remake è il rifacimento di un film. La storia raccontata rimane la stessa, ma troviamo solitamente Scopri di più

Film con Selena Gomez: da teen star a icona cinematografica
Film con Selena Gomez.

I film con Selena Gomez sono tantissimi e ciò che affascina di più è che coinvolgono spettatori di qualsiasi età! Scopri di più

Tales From the Loop, serie TV Prime Video | Recensione
Tales from The Loop. Locandina Promozionale.

Spesso paragonata a titoli come Stranger Things o Black Mirror, Tales From the Loop è una serie tv sci-fi Amazon Scopri di più

Shaft: il film remake con Samuel Jackson | Recensione
Shaft(film) | Recensione

Shaft (film): la nostra recensione Tra il 1971 e il 2019 sono stati girati cinque film — più una serie Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Francesco Caiazzo

Vedi tutti gli articoli di Francesco Caiazzo

Commenta