Non sono quello che sono, Edoardo Leo | Recensione

Non sono quello che sono, il nuovo film di Edoardo Leo

Edoardo Leo ha presentato al Festival di Locarno il suo nuovo film, una traduzione in romanesco dell’Otello di Shakespeare. Un’occasione per parlare di violenza di genere e di patriarcato attraverso le parole del più celebre dei bardi.

Presentato in anteprima al festival di Locarno (2-12 agosto 2023), Non sono quello che sono è il titolo dell’ultimo film da regista di Edoardo Leo. Anzi, Non sono quello che sono. The tragedy of Othello di William Shakespeare. Il film, in uscita probabilmente il prossimo aprile, è un riadattamento della più classica delle tragedie, quella di Otello, traghettata per l’occasione in quello spazio arcaico e mitologico che sono Cinecittà e il litorale laziale. Sarà distribuito da Vision Distribution e probabilmente presentato nelle scuole per riflettere sulle tematiche sollevate dalla storia.

Il nuovo film di Edoardo Leo

Un film pensato, pianificato, studiato, a cui il regista romano lavora da ormai più di 15 anni. L’idea gli è venuta leggendo storie di cronaca tristemente note e tristemente frequenti, quelle legate alla violenza di genere. Da lì il ricordo dell’Otello del bardo dell’Avon.

Uno studio, quello di Edoardo Leo, passato dal confronto tra tante traduzioni dell’opera, per rendere il testo quanto più possibile fruibile e contestualizzabile. Ma se, come sosteneva Calvino, un classico è un libro «che non ha mai finito di dire quel che ha da dire», il testo dell’Otello è sacro e inviolabile; tale lo ha ritenuto Edoardo Leo che ha deciso di non modificarlo (salvo qualche piccolo taglio qua e là), ma di tradurlo in romanesco per portarlo tra le strade di casa sua.

Trama, scene e parole

Le scene sono ambientate tra Roma e Nettuno, per richiamare l’antico dell’opera shakesperiana del 1603, ma anche per solennizzare una tragedia che, purtroppo, è sempre attuale. Complessità e delicatezza sono le costanti di un lavoro che vuole puntare i riflettori su tematiche, quali il patriarcato e l’amore tossico, che purtroppo necessitano ancora di attenzione.

Edoardo Leo ha deciso di realizzare un film con pochi fronzoli, partendo dal testo, che resta il vero protagonista. Massima cura e massima attenzione sono state riservate alla caratterizzazione dei personaggi e alle parole, aspetti entrambi riprodotti in maniera fedele all’originale e, in questo modo, isolati in un mondo autonomo, ancestrale, potente. Lo scopo, infatti, non è travestire la storia di contemporaneità, ma preservare la statura dell’opera shakesperiana per mettere in luce contraddizioni e drammi di ogni tempo. Come il razzismo, la gelosia, la violenza primitiva e ferina.

Regista e cast

Una prova di regia complessa, come l’ha definita lo stesso regista romano, il quale avrebbe voluto che questo fosse il suo esordio, ma che ha ben pensato di rimandarlo a tempi più maturi e più giusti.

Edoardo Leo non soltanto regista, ma anche attore nei panni di Iago, accanto a lui nel cast ha scelto – dopo interminabili ricerche e selezioni – Javad Moraqib per il personaggio di Otello e Ambrosia Caldarelli nei panni di Desdemona. Personaggi fragili e contorti, umani ma anche criminali – forse più che nell’originale del Seicento – perché ci sono crimini che non devono mai essere giustificati, nemmeno dalle più belle e antiche delle parole.

Un Otello che parla romano, o meglio romanesco, protagonista della criminalità romana, ai tempi della tragedia delle Torri Gemelle. Un mix che alle prime stranisce, ma promette tanto. Non resta che attendere e vedere il risultato.

Fonte immagine: Locandina del film

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