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Eroica Fenice

Rick and Morty

Rick and Morty, il nichilismo della fantascienza

Creata da Justin Roiland e Dan Harmon per Adult Swim, Rick and Morty occupa un posto non irrilevante tra le serie tv più strane e demenziali.

La serie ha fatto il suo debutto nel 2013 e da noi è giunta nel 2016 sulla piattaforma on demand Netflix con le prime due stagioni, per poi vedere il debutto della terza ad inizio mese.

Rick and Morty, sinossi

Rick Sanchez è uno scienziato che vive assieme alla figlia Beth e alla sua famiglia. Emblema dello stereotipo dello scienziato pazzo (a cui si aggiunge una spiccata tendenza all’alcolismo), Rick inventa una marea di gadgets strani e compie continui viaggi nello spazio e in realtà parallele assieme al nipote Morty, quattordicenne impacciato e costretto a subire le vessazioni del nonno e degli altri membri della famiglia: la superficiale sorella maggiore Summer e il severo ma debole padre Jerry.

A loro si aggiunge una galleria di personaggi altrettanto folli e stranianti: mostri, alieni ed esseri sovrannaturali con cui i due protagonisti principali si troveranno a fare i conti nel corso delle loro stralunate e bizzarre avventure.

Assurdità in un caleidoscopio di citazioni

L’universo di Rick and Morty è costellato da richiami di ogni sorta, provenienti soprattutto dal mondo del cinema. Impossibile, osservando il character design dei due protagonisti, non pensare  ad un richiamo a “Doc” Brown e Marty McFly di Ritorno al futuro. Gli stessi episodi richiamano al cinema di fantascienza e a quello di genere horror: da Inception a Jurassic Park, passando per Alien, Nightmare e David Croenberg.

Ma la caratteristica peculiare che sta alla base della serie è la sua assurdità. Non c’è un episodio in cui ogni momento o situazione, all’apparenza tranquilli, non degenerano e giungono ai limiti più estremi della follia (citiamo soltanto l’uso di personaggi come i “Mister Miguardi o l’ultimo episodio della prima stagione, per farsene un’idea). Il tutto avviene chiamando in causa le leggi della fisica e della scienza, che faranno la gioia di qualche nerd.

Rick And Morty, l’ “orrido” che piace

Va sottolineata un’altra cosa. Sorvolando sul crescente fandom che ha costruito attorno a se, Rick and Morty non è una serie adatta a tutti. Infatti gli autori non ci pensano due volte nel concentrarsi su particolari macabri e disturbanti, che i soggetti più sensibili non digeriranno volentieri.

Eppure questo è il caso di quei prodotti che hanno lo stesso effetto di una pietanza brutta a vedersi, ma dal sapore buono. Rick and Morty è una serie sicuramente “disgustosa” per l’uso di scene forti e violente (enfatizzate da uno stile di disegno nervoso e pieno di colori caldi), ma nonostante ciò la curiosità nel vederla non cala e ne vogliamo sempre di più, tanto che arriva a piacerci.

Se non si tenesse conto di questo dettaglio, sarebbe scontato paragonare questa serie con un’altra che ha la fantascienza tra i suoi ingredienti principali: Futurama. Siamo però lontani anni luce dalle atmosfere poetiche e sentimentali del capolavoro di Matt Groening.

In Rick and Morty le smancerie e i buoni sentimenti sono limitati da un’atmosfera al limite del nichilismo più assurdo e becero nei confronti della politica, della religione e dei tabù della società. Questo lo avvicina ad un’ altra celeberrima serie tv di fine anni ’90 quale South Park . Ciò non significa che i “momenti tenerezza” manchino (ce ne sono e anche di intensi, garantito).

Fantascienza, violenza e black humor: formula vincente.

Per tirare le fila del discorso, il successo di Rick And Morty è tale che la serie è stata annoverata tra le migliori assieme a Breaking Bad, Game of Thrones e The Wire (stando a quanto si legge su IMDB).

Un successo che prescinde da, come si è visto, un mix di azione, leggi della scienza, viaggi ai confini del tempo e dello spazio, cinico umorismo, violenza di stampo gore ed esempi non proprio “sani” veicolati dai personaggi. Ma il fascino di una serie sopra le righe sta proprio in questo: nel proiettare quel senso di “cattivo ed immorale” che cerchiamo di rifiutare ad ogni costo, salvo poi apprezzarlo senza troppi complimenti.

 

 

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