Sex Education, la nuova serie originale Netflix (Recensione)

Sex Education

Sex Education è una delle ultime uscite Netflix: la serie originale è stata rilasciata l’11 gennaio ed ha subito riscosso un gran successo presso il pubblico, che ne chiede a gran voce una seconda stagione (da poco confermata), merito della sua innegabile freschezza ed originalità: un teen drama leggero e spontaneo, divertente, autoironica e non banale, nulla di scontato o già visto. Al centro della serie, la sessualità adolescenziale. Ma dimenticate gli esperti e smaliziati protagonisti dei più noti teen drama americani: Sex Education punta a rappresentare la realtà della sessualità inesperta ed immatura di un gruppo di adolescenti alla scoperta di sé e dell’altro, una sessualità fatta di incertezze, insicurezze, approcci spesso goffi e mille domande troppo imbarazzanti da porre, ma delle quali si sente improvvisamente l’urgenza. E a soddisfare quest’urgenza provvederà Otis, protagonista della serie, un sedicenne timido, introverso e sensibile, un ottimo ascoltatore e fidato consulente, tanto inesperto con le ragazze quanto esperto, indirettamente, in materia sessuale, grazie all’imbarazzante ed invadente madre, terapista sessuale di mestiere.

Sex Education: uno scorcio di adolescenza reale, tra primi amori ed incertezze

Sex Education è una serie schietta ed onesta, autoironica e brillante, che racconta l’adolescenza in tutta la sua complessità, nelle sue contraddizioni, tra la voglia di sentirsi adulti e la paura di fallire, anche e soprattutto in una sfera delicata come quella sessuale.
Non è mai semplice raccontare in tv la sessualità, l’adolescenza e tantomeno la sessualità adolescenziale senza cadere nei soliti, stantii cliché. Siamo abituati a vedere, nella stragrande maggioranza dei teen drama, teenagers di navigata esperienza sessuale, sempre infallibili e sicuri di sé: ma siamo davvero sicuri che questa immagine corrisponda alla realtà delle nostre prime esperienze, della nostra adolescenza? Sicuramente no.
Ciò che ricorderemo con un sorriso ed un velo d’imbarazzo sarà l’emozione, la curiosità, la voglia di conoscere e conoscersi e, perché no, qualche figuraccia o qualche bugia, che nasconderemo come il più grave di tutti i peccati perché, si sa, in adolescenza la verginità è un taboo. Lo sa bene Otis (Asa Butterfield), un “adolescente represso” (secondo la diagnosi clinica che sua madre ne ha fatto), che ne sente angosciosamente tutto il peso, lo sa bene il suo migliore amico Eric (Ncuti Gatwa), adolescente in lotta con sé stesso e contro la propria omosessualità. Due ragazzi diversi, uno timido e riservato, a suo agio nell’anonimato, e l’altro estroso ed eccentrico, sempre in cerca di attenzioni, ma accomunati dal comune, triste destino degli “sfigati” del college: destino dal quale li tirerà fuori Maeve (Emma Mackey), una ragazza dal look alternativo emarginata dal gruppo per alcune maldicenze sul suo conto, quando proporrà a Otis di fondare insieme a lei, tra le mura scolastiche, un centro d’ascolto di terapia sessuale, resasi conto delle notevoli competenze di Otis in questo ambito, piuttosto insolite in un ragazzo vergine.
Ritroviamo nella serie tutti i personaggi, i topòi viventi cui siamo abituati: gli sfigati, il bullo, la cheerleader, il campione della squadra di basket (qui, in realtà, si tratta di un campione di nuoto), col trionfo finale degli outcast, i tre protagonisti, emarginati a scuola e “perdenti” nella vita: eppure, in Sex Education tutti questi personaggi non hanno nulla di macchiettistico, nulla di prevedibile, anzi, si rivelano essere una continua scoperta, si rivelano essere normali adolescenti, con le loro difficoltà, i loro desideri, i loro dubbi e le loro insicurezze, anche e soprattutto sotto le lenzuola. Ogni personaggio rivela una complessità, una tridimensionalità che esce dagli schemi preconfezionati in cui saremmo portati, erroneamente, a collocarlo nella prima delle otto puntate.
Sex Education, con leggerezza ed autoironia, ci ricorda che l’adolescenza non è semplice per nessuno, che non esiste un’età giusta per fare sesso, che questo può essere bellissimo ma bisogna viverlo con la giusta serenità, da ricercarsi innanzitutto in sé stessi, accettandosi per come si è e senza sentirsi in competizione con gli altri, perché ognuno è nel suo tempo: è un inno alla giovinezza, alla possibilità di sbagliare, di scoprirsi, di riprovarci e di scoprire di poter fare di meglio, senza paura.

Altri articoli da non perdere
Period drama: cosa sono e quali sono da non perdere
Period drama: cosa sono e quali sono da non perdere

I period drama sono tra le serie tv più appassionanti: non importa in quale periodo storico siano ambientati, hanno quel Scopri di più

Baby reindeer: storia di una vittima imperfetta | Recensione
baby reindeer

Baby reindeer ha conquistato Netflix in pochi giorni e in soli sette episodi, scalando le classifiche delle serie tv più Scopri di più

Suburra – La serie | Recensione
Suburra - La serie | Recensione

Suburra è il titolo della serie tv di Netflix, scritta da Daniele Cesarano e Barbara Petronio, entrambi ideatori di Romanzo Scopri di più

Enola Holmes: nascosti nei misteri di Londra
Enola Holmes

Enola Holmes come nuovo detective: la chiave degli enigmi La nostra recensione del nuovo film prodotto da Netflix: Enola Holmes. Scopri di più

Serie tv di Mike Flanagan: la guida ai suoi progetti
Serie tv di Mike Flanagan, la guida ai suoi progetti

Tra i cinematografi del genere horror più influenti degli ultimi anni, Mike Flanagan sembra essere stato destinato a questo lavoro Scopri di più

Doc: nelle tue mani, la Serie TV che cattura il pubblico
Doc: nelle tue mani

Doc: nelle tue mani è la serie televisiva che ruota attorno all'iconica figura del noto attore Luca Argentero. Il successo Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

Vedi tutti gli articoli di Giorgia D'Alessandro

Commenta