Perdere la faccia in Cina: il significato di Mianzi e della vergogna

"Diu mianzi", il concetto cinese di perdere la faccia.

I paesi dell’Asia orientale sono da sempre a strettissimo contatto: nel corso dei secoli le loro culture si sono influenzate a vicenda, creando molte somiglianze. In particolare, il concetto di società differisce da quello occidentale: in Oriente, l’individuo è interpretato esclusivamente come parte di un insieme più ampio, con un forte senso di devozione che il singolo deve all’intera comunità. In questo contesto, c’è un concetto particolarmente seguito in Cina che traduciamo come “perdere la faccia”. Questa espressione esprime il senso di umiliazione imposto a una persona quando non agisce per il giusto nei confronti del suo popolo.

Lian e Mianzi: le due facce dell’onore cinese

Il corrispettivo in cinese per esprimere il pensiero di “perdere la faccia” è 丢面子 “diu mianzi”: con ciò si esprime il senso di vergogna che si prova quando si agisce in maniera scorretta e si delude il proprio popolo. Per capire a fondo questo concetto, è fondamentale distinguere tra due tipi di “faccia”: Lian (脸) e Mianzi (面子).

Concetto Significato e Implicazioni
Lian (脸) Rappresenta l’integrità morale e la dignità di una persona. È il rispetto che la società concede a un individuo in quanto essere umano onesto e retto. Perdere Lian è gravissimo, significa essere disonorati.
Mianzi (面子) Riguarda il prestigio sociale, la reputazione e l’influenza derivanti dal successo, dalla ricchezza o dalla posizione. Si può “dare Mianzi” (mostrare rispetto) o “perdere Mianzi” (fare una brutta figura).

Da dove deriva l’idea del “perdere la faccia” in Cina?

Sebbene possa sembrare assimilabile alla gogna mediatica occidentale, in realtà il “perdere la faccia” in Cina ha radici ben più profonde. La società cinese, soprattutto con l’adozione del comunismo, ha fatto sì che l’individuo venisse alienato a favore della massa; per questo, un comportamento scorretto non reca danno solo alla propria immagine, ma all’intera comunità. Il concetto inoltre affonda le sue radici nelle primissime dinastie cinesi, quando venne adottato il legismo. La filosofia legista era basata su sistemi di pena violenti, tra cui la responsabilità sociale: la pressione sentita dalla persona aumenta e la spinge ad agire il più correttamente possibile.

Quando si può “perdere la faccia”? Esempi pratici

Ci sono diverse motivazioni per cui una persona può perdere la faccia in Cina: violare l’etica e la morale sociale, non ottenere il successo sperato, portare avanti cattive abitudini o assumere atteggiamenti inappropriati. Un esempio recente è l’umiliazione pubblica subita da chi ha violato le norme anti Covid. Insomma, il diu mianzi è un fantasma silenzioso che tutti tentano di evitare. Al contrario, l’averemianzi” indica il possedere un’etica solida, senso del dovere e una reputazione pulita. È altrettanto importante “dare la faccia” (gěi miànzi), ovvero mostrare rispetto agli altri per preservare l’armonia sociale, ad esempio elogiando qualcuno in pubblico o accettando un invito.

Uno strumento di controllo sociale?

Secondo alcuni, si tratta di uno dei sistemi di controllo sociale in Cina che aiuta a rispettare le norme sociali; per altri, invece, si tratta di una tortura silenziosa che limita l’agire del singolo. Per quanto attualmente l’idea del “perdere la faccia” in Cina sia vittima di pesanti critiche, rimane un concetto fondamentale della cultura asiatica e di gran lunga difficile da abbandonare.

Articolo aggiornato il: 02/09/2025

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

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A proposito di Serena Uvale

Studentessa presso l'università degli studi di Napoli "L'Orientale", amante della culturale e della lingua cinese.

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