Black Mesa: fan al lavoro | Recensione

Black Mesa: Fan al lavoro | Recensione

Molto spesso si sente parlare di mod che prendono un videogioco e lo portano al passo coi tempi, che sia la “remastered in HD” dell’originale Resident Evil 4 o un miglioramento delle performance dei vari The Elder Scrolls o Fallout. Ma mai si sarebbe immaginato di vedere una di queste non solo divenire popolare, ma anche diventare un vero e proprio gioco sul catalogo di Steam, approvato da Valve stessa. Black Mesa è la storia di un progetto che voleva portare il primo Half-Life a una qualità pari a quella dei capitoli successivi, ma il lavoro dietro l’ha portato quasi a superarli.

La trama: un nuovo inizio per Gordon Freeman

Black Mesa è un remake dello sparatutto in prima persona Half-Life di Valve Corporation, sviluppato da Crowbar Collective. La prima versione uscì nel 2015 in accesso anticipato, mancante della parte finale del gioco, che venne costantemente aggiornata fino alla versione finale rilasciata nel 2020. La storia del gioco segue il dottor Gordon Freeman che va al lavoro come ogni altro giorno: indossa la sua tuta, l’esperimento ai laboratori Black Mesa parte… e qualcosa va storto. Da quel momento lo seguiremo nel suo disperato tentativo di sopravvivere e fuggire dai laboratori. Cosa è andato storto nell’esperimento? Chi sono queste creature? Perché dei militari attaccano chiunque incontrano indiscriminatamente?
Graficamente è una gioia per gli occhi, utilizzando il Source engine, lo stesso motore grafico utilizzato per Half-Life 2 e tutti i capitoli successivi, compreso il recente Alyx. Ogni singolo componente, arma, poster, e oggetto di scena è stato rifatto da capo, così come gli eventi, le animazioni e le “apparizioni” all’interno del gioco.

Gameplay: tra sparatorie, puzzle e platform

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Black Mesa è vicino al genere horror, vuoi per gli Headcrab che ricordano i Facehugger di Alien, o per il fatto che usino il personale di Black Mesa come fossero zombie.

Lo schema dei comandi e le interazioni con gli oggetti sono rimasti praticamente gli stessi dell’originale, con delle migliorie sul feeling delle armi e animazioni nuove. Anche alcune sezioni che in Half-Life potevano far storcere il naso, come quelle sul carrello, sono state prese e migliorate per fornire un’esperienza complessivamente superiore.
Il gioco funziona come un qualsiasi FPS, con differenze sulla struttura dei livelli, ognuno con un feeling tutto suo, in cui verremo costantemente messi alla prova contro nemici, o con piccole sezioni platform e puzzle. Nessun livello è simile al precedente, portando a un’esperienza sempre diversa. Narrativamente, sorprende esattamente come quando uscì per la prima volta nel 1998, scuotendo il mondo videoludico e cambiando per sempre la prospettiva su cosa si potesse fare con la storia in un videogioco.

Xen: un mondo alieno completamente reimmaginato

Lo Xen è la parte finale del primo Half-Life. Nel gioco originale, questa costituiva solo una piccola porzione dell’intera avventura, non più di un paio d’ore in questa zona aliena. Black Mesa ha implementato quest’ultima parte solo al lancio ufficiale della versione 1.0, come spiegato anche da autorevoli testate di settore come Rock Paper Shotgun, per un semplice motivo: è irriconoscibile. L’intero Xen è stato ritoccato da cima a fondo, con ore di gioco, puzzle e ansia in più, per dare al giocatore una vera esperienza di cosa c’è dall’altro lato di quei portali che si vedono dall’inizio del gioco.
Affronteremo tutte le sue stranezze in una veste completamente nuova e migliorata, che rende onore a una delle sezioni più iconiche del gaming su PC.

Black Mesa: in conclusione

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Ogni scena è stata ritoccata per dare lustro a una gemma del passato.

Non sorprende che Valve abbia voluto promuovere questo progetto amatoriale a un vero e proprio gioco ufficiale con la loro approvazione. Inoltre, questo progetto sta ispirando altre persone a portare lo spin-off, Half-Life: Blue Shift, nello stesso stato di questo remake, utilizzandone gli asset.
Black Mesa non è solo un progetto di appassionati, è un vero lavoro d’amore per un gioco che ancora oggi emoziona, trasporta con la sua narrativa e la sua ambientazione, e ci fa ringraziare che abbia cambiato il mondo videoludico per sempre.

Fonte immagini di copertina e nell’articolo: Pagina Steam del gioco

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