Rappresentazione LGBTQ+ nei videogame: a che punto siamo?

rappresentazione lgbtq+ nei videogame

La rappresentazione LGBTQ+ nei videogiochi sta diventando sempre più importante nell’industria videoludica, anche se la sua presenza è ancora meno diffusa rispetto a settori come quello cinematografico. Attualmente, il report del GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation) ha studiato che la percentuale di giocatori LGBTQ+ è pari a circa il 17% e la percentuale sale al 28% nel caso in cui si considerino giocatori rientranti nella fascia d’età minore i 35 anni. Nonostante le percentuali abbastanza alte, la rappresentazione LGBTQ+ nei videogame ad oggi è uguale solamente al 2% dei giochi attualmente sul mercato, probabilmente causa della mancata rappresentazione sta anche nel fatto che una grossa fetta dei videogiocatori si mostra abbastanza ostile a personaggi LGBTQ+.

La rappresentazione LGBTQ+ nei videogame: l’approccio dei videogiocatori

È risaputo che per i videogiocatori i mondi virtuali sono anche dei mondi in cui possono esprimersi a pieno e liberamente. Infatti, i videogiocatori LGBTQ+ sono più propensi a comprare un videogioco che ha una maggiore rappresentazione di personaggi LGBTQ+, in modo da poter impersonare personaggi che abbiano la loro stessa identità di genere e sessualità. Un passo in avanti è stato fatto da Baldur’s Gate 3, un videogioco che ha vinto qualsiasi tipo di award, tra cui il Game of The Year, che ha dato la possibilità di creare personaggi personalizzabili anche nell’identità di genere e sessualità e, grazie al dettagliato sistema di costruzione della vita e delle relazioni del proprio personaggio, ha dato la reale possibilità di esprimersi al massimo. Baldur’s Gate 3 ha infatti fatto scuola per le nuove produzioni riguardo la rappresentazione LGBTQ+ nei videogame.

I primi personaggi LGBTQ+ dei videogiochi

I primi videogiochi a presentare dei personaggi LGBTQ+ fanno parte della serie di Super Mario Bros. Di fatti, un personaggio dichiarato transessuale è Strutzi, o in inglese Birdo; successivamente, in Paper Mario: il portale millenario, è stato presentato il personaggio di Ombretta. Ad ogni modo, questi casi hanno avuto sicuramente una bassa risonanza mediatica rispetto ai personaggi LGBTQ+ degli ultimi anni che non sono stati proprio ben accolti dalle community. La rappresentazione LGBTQ+ nei videogame negli ultimi anni ha sicuramente avuto uno sprint, anche se molto spesso non si trattava di personaggi protagonisti giocabili, ma di NPC o comunque antagonisti. Per citare una delle critiche mosse a videogiochi di gran successo e alla loro introduzione di personaggi LGBTQ+, basti pensare ad Ellie di The Last of Us e alla polemica del bacio tra Ellie e Dina. Una fetta di videogiocatori, fan di The Last of Us, aveva criticato la scelta di rendere Ellie lesbica, anche con una ventata di commenti velatamente omofobi.

I vantaggi per le aziende con la rappresentazione LGBTQ+ nei videogiochi

Contrariamente a ciò che ci si potrebbe aspettare, una percentuale di circa il 70% dei giocatori LGBTQ+ e non-LGBTQ+ afferma che sono più propensi all’acquisto di un videogioco nel caso in cui non sia presente una rappresentazione negativa della comunità LGBTQ+. Per questo, è anche produttivo per le aziende dell’industria videoludica impegnarsi per una maggiore e giusta rappresentazione LGBTQ+ nei videogame futuri.

Fonte immagine: Pexels

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