I videogiochi della Vanillaware rientrano tra quei titoli che sono riusciti a creare un’anima tutta propria, sapendosi distinguere nettamente dai loro concorrenti. Lo studio giapponese non è diventato famoso per la pura potenza grafica o per le enormi dimensioni dei suoi mondi aperti, ma grazie alla visione del designer George Kamitani e degli artisti che hanno preso parte ai progetti sin dal 2002. Hanno saputo regalare ai giocatori esperienze visive, uditive e di gameplay incredibilmente godibili e di altissima qualità artistica.
| Informazioni su Vanillaware | Dettagli Principali |
|---|---|
| Anno di fondazione | 2002 (inizialmente come Puraguru) |
| Fondatore e designer | George Kamitani |
| Stile artistico distintivo | 2D dipinto a mano, colori caldi, animazioni artigianali |
| Publisher attuale | Atlus (dal 2012) |
| Piattaforme di riferimento | PS2, PS Vita, PS4, PS5, Nintendo Switch, Xbox Series X/S |
Indice dei contenuti
Storia dei videogiochi della Vanillaware
L’azienda, fondata da George Kamitani nel 2002 inizialmente sotto il nome di Puraguru, ha pubblicato per molto tempo vari giochi in collaborazione con colossi come Capcom ed Enix per piattaforme quali PS2, PS Vita, PS4, PS5 e Nintendo Switch. È uno studio molto piccolo, che conta all’incirca 30 dipendenti. Dal 2012, i loro titoli sono distribuiti stabilmente da Atlus, sussidiaria di SEGA, che aveva già collaborato in passato con Vanillaware su alcuni progetti secondari. Atlus ne ha apprezzato fin da subito l’enorme valore artistico, spingendoli a legarsi in una partnership profonda e duratura.
Agli esordi, a causa del numero esiguo di sviluppatori, non potevano competere con le crescenti richieste del mercato per grafiche 3D avanzate e gameplay iper-complessi. Decisero così di puntare tutto sulla loro eccezionale abilità artistica, creando giochi a scorrimento 2D con una cura per il disegno a mano a dir poco eccelsa. L’obiettivo era (ed è) realizzare prodotti artigianali, facili da gestire ma visivamente sbalorditivi, un modello a cui rimangono fedeli ancora oggi.
I loro giochi sembrano letteralmente dei quadri in movimento, grazie a una tecnica peculiare e riconoscibile. Spiccano l’uso magistrale dei colori caldi, il design dei personaggi con proporzioni volutamente esagerate (curati dallo stesso Kamitani) e fondali che sembrano veri e propri dipinti a olio. Ma non è solo una questione di estetica. Alla base delle loro creazioni c’è una filosofia precisa, ribadita in una dichiarazione del fondatore: creare giochi che abbiano un’anima unica e profondamente personale. Questo perfezionismo ha inevitabilmente rallentato le produzioni, con titoli che hanno impiegato anche interi decenni per vedere la luce, ma la passione e il duro lavoro infusi nei progetti sono assolutamente indiscutibili.
Se non hai ancora sperimentato nessuna delle loro opere, ecco un’analisi degli ultimi due grandi titoli pubblicati dallo studio che dovresti assolutamente recuperare.
13 Sentinels: Aegis Rim
13 Sentinels, pubblicato nel 2019 per PlayStation 4 e successivamente per Nintendo Switch, è dal punto di vista narrativo uno dei videogiochi della Vanillaware più ambiziosi e complessi mai realizzati. Concepito nel 2013 da George Kamitani, ha attraversato una gestazione travagliata e lunghissima. L’intento originale era quello di allontanarsi dal fantasy classico per esplorare un genere marcatamente fantascientifico. Il risultato è un affascinante ibrido tra avventura narrativa e RTS (strategico in tempo reale) basato sui combattimenti tra mecha giganti.
Il gioco è diviso fondamentalmente in tre sezioni distinte: l’esplorazione narrativa a scorrimento, le battaglie tattiche con le sentinelle e l’archivio di gioco (il database).
Nella prima parte, in puro stile “visual novel” interattiva, la storia si dirama seguendo i punti di vista dei tredici protagonisti. La trama ruota attorno a ragazzi che vivono in epoche temporali differenti, dagli anni ’40 fino a un futuro remoto e iper-tecnologico. Ogni personaggio offre una propria visione frammentata della narrativa, lasciando il giocatore in balia di rivelazioni inaspettate e geniali colpi di scena. I dialoghi si attivano tramite un ingegnoso sistema di “pensieri”: acquisendo nuove informazioni, il giocatore può utilizzare parole chiave per sbloccare interazioni inedite, porre domande specifiche e far progredire la trama. L’esplorazione avviene su suggestivi scenari 2D a scorrimento orizzontale. Inizialmente la narrazione si presenta come un puzzle caotico, ma col tempo, incastrando i vari pezzi, emerge una sceneggiatura brillante e ricca di omaggi alla cultura pop fantascientifica.
La seconda parte del gioco è dedicata ai combattimenti strategici RTS. A bordo di robot giganti chiamati “Sentinelle”, i protagonisti devono difendere la loro base dagli attacchi dei Kaiju, spaventose macchine aliene. Gli scontri si svolgono su una mappa olografica tridimensionale. Vincendo le battaglie si ottengono “punti chip”, spendibili per potenziare l’arsenale e le abilità dei piloti, oltre a punti mistero fondamentali per sbloccare file di testo cruciali per la trama.
La terza e ultima parte è l’archivio: un database interattivo dove tutte le nozioni, gli eventi cronologici e i profili dei personaggi vengono catalogati meticolosamente. Questo strumento è essenziale per tenere il filo della complessa trama, permettendo al giocatore di riprendere l’avventura anche dopo settimane di pausa senza sentirsi smarrito.
Da 13 Sentinels non bisogna aspettarsi un gameplay d’azione frenetico. Le sezioni di combattimento sono pensate per essere riflessive; è possibile fermare il tempo in qualsiasi momento per pianificare le mosse tattiche. Tuttavia, verso le fasi finali, il tasso di sfida si alza notevolmente, introducendo Kaiju immuni a specifici tipi di attacco. Se cercate adrenalina pura potreste rimanere delusi, ma se amate le storie cervellotiche, profonde e dal ritmo progressivo, questo è un capolavoro imperdibile.
Unicorn Overlord
Unicorn Overlord è attualmente l’ultimo e imponente videogioco della Vanillaware. Pubblicato nel 2024 per Nintendo Switch, PS4, PS5 e Xbox Series X/S, segna un trionfale ritorno al fantasy classico, genere che aveva decretato il successo iniziale dello studio con titoli storici come Odin Sphere, GrimGrimoire e Dragon’s Crown. L’idea alla base di questo progetto è rimasta “in freezer” per circa 10 anni, ripescando asset artistici e concetti di design ideati molto tempo fa ma mai concretizzati.
In questa epopea, il giocatore veste i panni di un giovane principe esiliato da un regno caduto. L’obiettivo è riconquistare il trono liberando le varie regioni del continente e reclutando un vasto esercito di alleati. La trama di base è volutamente classica, quasi stereotipata: c’è un malvagio imperatore usurpatore e un eroe predestinato che deve radunare la resistenza per sconfiggerlo.
Tuttavia, il gioco brilla di luce propria in ogni suo aspetto ludico. Strutturato come uno strategico RPG (JRPG tattico), il sistema di combattimento non prevede il controllo diretto delle singole unità in tempo reale. Al contrario, si basa sulla creazione e ottimizzazione di formazioni (battaglioni) che possono includere fino a 5 soldati. La peculiarità di Unicorn Overlord è che, una volta ingaggiato lo scontro, i personaggi agiscono in modo automatizzato seguendo le rigide istruzioni logiche (i cosiddetti “gambit” o tattiche) preimpostate dal giocatore. Equipaggiamento, posizionamento e regole di ingaggio determinano l’esito della battaglia, conferendo al titolo una profondità tattica straordinaria.
Anche l’esplorazione e il posizionamento sulla mappa ricoprono un ruolo cruciale. Durante le missioni principali, è necessario schierare le truppe in tempo reale per difendere la propria base e conquistare gli avamposti nemici entro un tempo limite. La varietà tattica è sconfinata: sono presenti tank pesanti, arcieri, cavalleria, unità volanti, maghi e chierici, per un totale di oltre 60 classi uniche, ognuna con le proprie specifiche debolezze e resistenze.
Il titolo integra inoltre una meccanica di dating-sim (affinità tra personaggi). Condividendo i pasti nelle taverne o combattendo nella stessa unità, i soldati stringeranno legami sempre più forti, sbloccando dialoghi intimi e ottenendo sostanziali bonus statistici quando schierati vicini in battaglia.
La soddisfazione più grande offerta dal gioco è vedere le proprie complesse strategie funzionare alla perfezione sul campo. Preparatevi a trascorrere innumerevoli ore nei menu per ottimizzare le squadre, forgiare l’equipaggiamento e gestire i rapporti tra i commilitoni. La mappa globale è enorme e liberamente esplorabile. Sebbene non sia un gioco punitivo una volta comprese le meccaniche base, offre un livello di profondità in grado di rapire i perfezionisti della tattica per centinaia di ore.
Perché provarli: l’unicità di Vanillaware
I videogiochi della Vanillaware sono noti per offrire un livello di difficoltà molto accessibile e bilanciato, essendo spesso sprovvisti di modalità eccessivamente frustranti o “hardcore”. Il motivo principale per cui andrebbero assolutamente recuperati, però, risiede nella loro fortissima personalità autoriale. In un mercato videoludico spesso saturato da produzioni anonime e ripetitive, le opere di Kamitani si distinguono come gemme preziose.
13 Sentinels propone un intreccio narrativo e un ibrido di gameplay raramente visti in questo genere, supportato da una sceneggiatura di caratura cinematografica. Dall’altra parte, Unicorn Overlord riesce a rapire il giocatore grazie a un combat system tattico appagante, impreziosito da animazioni 2D semplicemente spettacolari e sontuose.
Certo, non si tratta di giochi esenti da difetti: 13 Sentinels soffre talvolta di ritmi dilatati e compassati, mentre Unicorn Overlord si appoggia su una trama volutamente canonica e lineare. Tuttavia, l’amore viscerale e la cura artigianale riversati in ogni singolo pixel, fondale o animazione dimostrano chiaramente che ci troviamo di fronte a opere plasmate da veri e propri artisti del medium. Se siete alla ricerca di esperienze ludiche diverse, memorabili e visivamente incantevoli, dovete assolutamente dare una possibilità a questi due capolavori.
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