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Eroica Fenice

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Amy Bloom racconta Due donne alla casa bianca, storia di un amore (Recensione)

La giornalista Lorena Hickok è all’apice della sua carriera quando viene incaricata di seguire da vicino l’ascesa alla presidenza di Franklin Delano Roosevelt: qui incontra la moglie Eleanor, e si innamora della futura “First Lady of the World”. Tra migliaia di lettere scambiate, il peso dei pettegolezzi e due vite tanto differenti, Amy Bloom con Due donne alla casa bianca racconta un grande amore probabilmente mai consumato e che divide tuttora gli storici. Appena pubblicato in Italia dalla Fazi editore con la traduzione di Giacomo Cuva.

Nel 1933 ancora segnati dalle conseguenze della Grande Depressione, Roosevelt diventa il trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America e lo sarà fino alla sua morte nel 1945 per una probabile poliomelite di cui soffriva già da tanto, primo presidente ad essere stato eletto per ben quattro mandati. Grazie alla politica riformatrice del New Deal, il paese visse un forte cambiamento che contribuì alla potenza americana; ma si sa che accanto ad un grande uomo c’è sempre una grande donna, ed Eleanor lo fu senz’altro, non solo per essere rimasta sempre al fianco del suo presidente sostenendolo in tutto, ma anche perché fece tanto per la società più derelitta e ai margini, conquistandosi l’appellativo di “First Lady of the World” dal successore Truman.

Pioniera, femminista, attivista, accentratrice, Eleanor Rooselvelt viene ricordata come una leader carismatica e gentile, che metteva in primo piano i diritti dell’uomo prima dei diritti di potere; un’indole che dimostrava anche nella vita privata, un carattere descritto con coerenza da Amy Bloom. La dolcezza e l’empatia mostrata in pubblico sono state caratteristiche che l’autrice ha voluto portare anche all’interno di questa storia mai raccontata sotto forma di romanzo: dove la First Lady è semplicemente Eleanor che, al di là delle apparenze e dei doveri, ama con maturità e per sempre un’altra donna, Lorena, o semplicemente Hick.

Tra romanzo e realtà, Amy Bloom racconta una storia d’amore

A seguito del ritrovamento di una fitta corrispondenza epistolare tra le due donne, la critica tuttora si divide ipotizzando la vera natura di questo amore. Chi crede che sia stata solo una forte amicizia nata da un sentimento platonico e di fantasia, o chi invece sostenendo il lato erotico delle tante lettere conferma il grande amore di una vita. In questo caso l’autrice (facendo parlare in prima persona Lorena) sceglie esclusivamente di parlare di un amore duraturo nel tempo, tra due donne ostacolate dalle apparenze ma unite da una vita differente: da una parte una donna dell’aristocrazia cresciuta tra gli agi newyorkesi, costretta a legarsi ad un cugino per mantenere l’alto lignaggio della sua famiglia e una futura vita tra la più importante sfera della società. Dall’altra una figlia di un contadino del Midwest, con un’infanzia difficile che la porta giovanissima a fuggire e trovare un posto migliore nel mondo.

E ci riesce, diventando una famosa e capace giornalista, fino a ritrovarsi allo stesso tavolo da pranzo del Presidente degli Stati Uniti, Casa Bianca. Lesbica, scorbutica nel suo essere a causa di una vita che l’ha messa a dura prova, ma risolutiva e pragmatica, si scontra con la personalità amorevole di Eleanor, ed è amore, un amore che è durato tanto tempo anche se vissuto a fasi alterne, tra lontananze e momenti felici. Soprattutto gli ultimi anni insieme, da dove inizia il romanzo, quando ormai sessantenni fanno i conti con ciò che hanno conquistato fino a quell’attimo, l’una facendosi carico della mancanza imponente che ha comportato la morte di Franklin, le sue amanti, la sua superficialità bonaria, i figli e la famiglia, l’altra cercando di custodire quelli che sa saranno gli ultimi momenti insieme: “Oggi la mia fiducia la affido al mondo visibile: le nostre tazze di caffè, i nostri occhiali da lettura, la mia insulina, la sua aspirina, le nostre forcine, il nostro pane tostato, bianco per lei, intinto nella marmellata per me, i nostri piedi nudi e pallidi, callosi e ossuti che premono gli uni contro gli altri. Ho capito parecchie cose. So che le tazze di caffè macchiate dai nostri rossetti, uno corallo e uno rosso, non sono diverse, non sono più permanenti rispetto ai fiori di ciliegio rosa e bianchi che ci sono piovuti addosso in un magnifico pomeriggio, però mi illudo che, se aggiro i momenti volubili e magici, le tazze di caffè e gli occhiali da lettura siano promesse che si esaudiranno”.

L’amore quanto alcune tappe importanti delle rispettive vite in Due donne alla casa bianca sono raccontati in maniera vivida dall’autrice, tanto da permettere al lettore, con le sue parole e le sue descrizioni, di essere proprio lì, accanto a Lorena nella sua vecchia casa in cui soffre per i soprusi del padre e la quotidianità con le sorelle, o accanto a Eleanor durante la sua adolescenza educata da Madame Souvestre. I vestiti, gli oggetti, e i personaggi che si muovono intorno ad essi, sono dolcemente delineati da Amy Bloom: una volta intenta a tratteggiare avvenimenti e episodi, poi a divertirsi nel descrivere ogni personaggio reale in modo autentico, anche se romanzato, pieno e con nobile energia, costruendoli nella loro interezza e nella loro fragilità. Proprio in queste descrizioni, dal generale al particolare, si comprende la bravura della Bloom nell’intrecciare un romanzo come Due donne alla casa bianca, che parte dalla realtà per arrivare a dare vita a una piccola ma bellissima opera letteraria contemporanea.

Ilaria Casertano

Fonte immagine: fazieditore.it

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