Cip e Ciop agenti speciali I Recensione

Cip e Ciop agenti speciali

Recensione di Cip e Ciop agenti speciali, film diretto da Akiva Schaffer e disponibile su Disney+ dallo scorso maggio.

Sinossi

Cip e Ciop sono due attori hollywoodiani che hanno raggiunto la fama sul finire degli anni ’80 con la serie Cip e Ciop agenti speciali. Tutto sembra andare per il verso giusto fino a quando Ciop non decide di intraprendere la carriera da solista con uno spin-off che si rivela un disastro, comportando la cancellazione della serie originale.

Passano gli anni e i due amici hanno preso strade differenti. Cip lavora come agente assicurativo mentre Ciop, sottopostosi a un intervento di CGI per restare al passo coi tempi, frequenta le convention di appassionati cercando di rivivere gli antichi fasti. Ma il rapimento di un membro del cast originale li costringerà a riunirsi.

Cip e Ciop agenti speciali. Un po’ di note storiche, prima di iniziare

Chi sta leggendo queste righe è dato per scontato che appartenga alla generazione millennial e che aprendo i gerryscottiani “cassettini della memoria” si ricordi dei pomeriggi trascorsi davanti alla tv a guardare Cip e Ciop agenti speciali.

La serie fu prodotta nel 1989 dalla Disney Television Animation, uno studio di animazione che tra la fine degli ’80 e i ’90 dette vita a serie iconiche come Ducktales, Talespin e Darkwing Duck, trasmesse negli Stati Uniti all’interno del contenitore The Disney Afternoon (mentre in Italia fu la RAI ad acquistarne i diritti e a trasmetterli all’interno di Solletico, Disney Club e altri programmi per ragazzi).

L’obiettivo di gran parte di questi prodotti era dare un’immagine pop e contemporanea a personaggi storici dell’universo Disney. Sorte che toccò anche ai nostri due scoiattoli che, dal giocare dispetti a Paperino nei corti degli anni ’50, diventano i fondatori di un’agenzia investigativa con la quale, assieme a nuovi amici, girano il mondo a caccia di criminali da assicurare alla giustizia sulla falsariga di serie tv d’azione/crime degli anni ’80 come Magnum P.I., A-Team e Miami Vice.

Cip e Ciop agenti speciali: nostalgia, azione e velata satira

Questo lungo cappello introduttivo è necessario per inquadrare, almeno in parte, il contesto di Cip e Ciop agenti speciali, film uscito lo scorso maggio sulla piattaforma Disney+ e diretto da Akiva Schaffer, attore comico noto in patria per essere sceneggiatore del celebre Saturday Night Live nonché membro del trio hip-hop demenziale The Lonely Island.

La prima cosa che colpisce del film è il suo essere girato in tecnica mista. Schaffer e i suoi due sceneggiatori, Dan Gregor e Doug Mand, creano un mondo in cui esseri umani e cartoni animati convivono. È facile intuire come il paragone più immediato sia con Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis (1988) per il solo fatto che anche qui la Disney abbia potuto mettere le mani su proprietà intellettuali di terze parti.

Così, assieme a Lumière, i Tre porcellini e Baloo troviamo personaggi di brand come Looney Tunes, Transformers e South Park, nonché uno spazio dedicato alla sottocultura del web: trova posto addirittura Ugly Sonic che altri non è se non la prima versione del porcospino di casa SEGA apparsa nel primo trailer di Sonic the Hedgehog (2020) e respinta dai fan, finendo per diventare prima un meme e, in seguito, uno dei personaggi migliori del film.

Ma Cip e Ciop agenti speciali non è soltanto una giostra per bambini in cui personaggi disegnati a mano, in claymation, stile anime o tre dimensioni interagiscono con attori in carne e ossa. C’è una chiave di lettura molto profonda, che rende il film non proprio un prodotto per tutta la famiglia (come lo era anche il film di Zemeckis).

Gli eroi dell’infanzia che hanno stimolato la nostra fantasia sono attori di Hollywood, con ogni debolezza di quelli veri. Ciop è così ossessionato dalla fama da rompere il sodalizio con il suo amico, portandolo a una vita di solitudine in cui cerca il calore effimero dei suoi followers su Instagram. Cip ha dovuto reinventarsi facendo un lavoro in cui ha successo, ma anche lui finisce per sentirsi solo.

L’incidente scatenante che riunisce i due scoiattoli è il rapimento di Monterey Jack, un membro del cast originale con una dipendenza per il formaggio (velata metafora per indicare la tossicodipendenza?). Aiutati dall’agente umana Ellie Steckler (Kiki Layne) i due scoprono che Monterey è ostaggio di una banda criminale il cui capo è Sweet Pete, soprannome dietro il quale si nasconde un famosissimo personaggio dei film Disney che rapisce i personaggi dei cartoni più famosi modificandone l’aspetto con un complesso macchinario per poi costringerli a girare film bootleg, imitazioni casarecce e dalla qualità discutibile di quelli originali come fa la celeberrima Dingo Pictures, per intenderci.

Il tono del film, così come anche le immancabili gag, è decisamente adulto con i personaggi che si muovono lungo quartieri malfamati incrociando persone poco raccomandabili in uno stile che unisce l’action movie di vecchia scuola ad atmosfere noir, il tutto condito da una velata satira rivolta alle ultime tendenze di Hollywood.

Come ha notato Benjamin Lee nella sua recensione del film per il The Guardian, ci troviamo davanti a una pellicola che prende in giro quella ossessione sempre più snervante per i remake e i reboot di film di successo e di cui lo stesso mondo dei protagonisti è pieno: Fast and Furious con protagonisti bambini, Mrs. Doubtfire al maschile con protagonista Meryl Streep o un improbabile crossover in cui Batman si scontra contro E.T. (in realtà quest’ultimo lo vorremmo vedere in tanti, vero?).

Ma il colpo di genio sta nel fatto che tale critica proviene proprio dalla stessa Disney che negli ultimi anni ha vissuto di remake dei classici d’animazione o di sue riletture, venendo sbeffeggiata senza pietà nella sua stessa casa. Un particolare che agli spettatori occasionali sarà passato inosservato, ma non a chi segue le tendenze del cinema contemporaneo.

Un film che meritava la proiezione in sala

Adesso è d’obbligo parlare dei punti deboli del film, che in realtà riguardano poco il prodotto in sé quanto le scelte di produzione.

Cip e Ciop agenti non speciali non fa gridare al capolavoro. Per quanto sia lodabile l’unione di personaggi con diverse tecniche di animazione e un world-building che vuole richiamare il mondo reale dello spettacolo per prenderlo in giro questa intenzione si perde negli ultimi minuti quando il regista si abbandona a un effetto nostalgia che fa sorridere i più malinconici tra di noi, ma che tradisce la missione iniziale.

Si sorvoli sul doppiaggio italiano con la scelta di usare per i protagonisti le voci Raoul Bova e Giampaolo Morelli quando abbiamo tanti bravi doppiatori, tra veterani e nuove leve (meglio comunque quello inglese, con Seth Rogen e Will Arnett tra le voci del cast), ma è imperdonabile la scelta della stessa Disney di distribuire il film direttamente sulla sua piattaforma streaming.

Se poteva essere giustificabile in tempi di pandemia, adesso sembra più dettata dall’intenzione di obbligare le persone ad abbonarsi per usufruire di un prodotto, con il solo scopo di primeggiare su Netflix e Amazon Prime. Decisione quanto mai infelice per un film che meritava assolutamente di essere proiettato al cinema, con sale popolate da noi trentenni con la mente rimasta agli anni ’90 (in senso buono).

Conclusioni

In conclusione, Cip e Ciop agenti speciali non si presenta come l’ennesimo prodotto di quella tendenza di riscoperta degli anni ’80-’90 che da un paio di anni domina il mondo dell’intrattenimento.

Sì, un po’ di quella patina si avverte tramite i vari easter eggs relativi a cartoni e film di quegli anni (per gli appassionati sarà una grande sfida coglierli tutti), ma a partire da un prodotto di quel periodo si delinea una presa in giro della remake-mania delle maggiori case hollywoodiane, compresa quella del topo più famoso al mondo. Intenzione tradita nel finale, ma si può chiudere un occhio.

Adesso però, vogliamo vedere anche noi il crossover di Batman vs E.T. .

Immagine di copertina: MYmovies 

A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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