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Eroica Fenice

Cagliosa, il primo romanzo di Giuseppe Franza

Cagliosa, il primo romanzo di Giuseppe Franza

Cagliosa è il primo romanzo di Giuseppe Franza edito da Ortica Editrice.

Per chi arriva alla fine della lettura ci sarà un bonus. Perché tutti dovrebbero leggere questo libro? Ebbene prima una piccola introduzione.

Nella vita è molte volte vero che le cose ci capitano, più che per nostra volontà, per caso o una serie di circostanze indipendenti dalla nostra volontà, magari cosmiche.

O meglio, è bello pensare che sia così. È proprio ciò che mi è capitato con: “Cagliosa” di Giuseppe Franza. Il preambolo iniziale serve a narrare una storia: la storia di una storia. Sembra bizzarro ma è così.

Quando mi è stato dato ero piuttosto scettico. Ho ricevuto un file contenente un libro che avrei dovuto recensire entro tre settimane. Nel frattempo la vita: i problemi universitari; le mie vicissitudini personali… Insomma, non ho approcciato il libro con le migliori intenzioni, l’ho iniziato a leggere per spirito di dovere. Leggendolo, però, quei fogli elettronici, che scorrevano sul mio telefono, mi stavano parlando.

No, non ho le allucinazioni, intendo dire che quel testo, quella vicenda, era qualcosa di molto, troppo vicino a me. Direi che in questo caso è doveroso inserire un piccolo intermezzo, per parlare della trama. 

In breve: Cagliosa narra le vicissitudini di Giovanni Croce, un ragazzo, nato e cresciuto a Ponticelli, in provincia di Napoli. Il degrado morale, sociale ed economico porteranno Giovanni a delinquere ovvero a dedicarsi, sempre a tempo perso, come ogni cosa che fa, alla professione di ‘mariuolo’ di motorini. Gioca nella INCIS, la squadra del rione, che milita nella categoria Dilettanti, la più bassa serie del calcio semiprofessionistico. Giovanni decide che quella sarà la sua ultima stagione poiché continua a giocarci più per abitudine che per vera vocazione sportiva. Durante il campionato varie vicissitudini lo porteranno a riconsiderare la vita e a cambiare. Una su tutte, la conoscenza di Damiana, una giornalista sportiva.

Questa breve descrizione, non rende giustizia. Gli avvenimenti narrati sono molteplici e, insieme a quella di Vangò (soprannome dato a Giovanni per via della sua capigliatura rossa e per aver frequentato il liceo artistico) s’intrecciano le storie di molti personaggi, ognuno una rappresentazione più o meno fedele di individui presenti nel rione. I loro nomi sono il risultato di storpiature e nomignoli: il Paperotto, Bitols, Tonino A Mmerd, tra i più.

Questo non deve far pensare che Cagliosa sia un libro comico ma, anzi, è crudo, dannatamente vero e feroce. Come d’altronde i fatti che narra. L’ironia di alcune situazioni è più legata al grottesco che all’intenzione di far ridere. Infatti, a chiunque conosca un minimo le dinamiche della periferia di Napoli, verrà poco da ridere. Il libro quindi è spaventosamente reale, come reali sono i problemi trattati, e le scelte doverose e dolorose che Giovanni dovrà prendere.

Chiunque sia cresciuto in una zona periferica di Napoli ed abbia tra i 20 e i 25 anni non potrà che sentire vicine le vicende narrate nel libro.

Il disagio nello stare al mondo, le paure, il degrado, l’alienazione, tutti argomenti che vengono affrontati in maniera diretta e senza fronzoli, con una lucida consapevolezza della vita e del costo di determinate scelte. L’autore utilizza un lessico ibrido fra un italiano colto e il dialetto di strada, creando una lingua che rende l’incedere della storia ancora più assurdo e incalzante.

In conclusione, come spero si sia già capito, consiglio vivamente la lettura di questo libro a TUTTI, ma proprio TUTTI.

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