Cartoline da Limón, Edo Brenes | Recensione

Cartoline da Limón, Edo Brenes | Recensione

Cartoline da Limón è una graphic novel dell’autore costaricano Edo Brenes, edita da Bao Publishing nel 2022.

Cartoline da Limón: la trama

La trama, ambientata in Costa Rica, gioca moltissimo sulla quotidianità delle vicende all’interno di un continuum temporale squisitamente dinamico. Ramiro giunge in Costa Rica, a Porto Limón, dopo un lungo viaggio da Londra per ricostruire le storie del suo tesoro di foto: una cospicua raccolta di immagini viene consegnata a Ramiro dalla madre e lo induce a intervistare i membri della sua famiglia al fine di scrivere quello che presumibilmente, secondo le parole di Ramiro stesso, sarà un memoir.

Caratteristiche tecniche
Il tempo del racconto, che è essenzialmente fatto di poche settimane, è inserito in un tempo della storia che attraversa invece vari decenni in continui e dinamici andirivieni. Come se ci si trovasse all’interno di una frazione impropria, il contenuto è ampio rispetto al contenente ma la materia narrativa non straborda né si dilata, anzi è metricamente tenuta salda dagli argini di una tecnica narrativa molto potente.

La narrazione si costituisce davanti ai nostri occhi diramandosi in corridoi molteplici: il centro rotazionale della galassia in cui si addensa la materia della storia è sicuramente la vicenda dei fratelli Osvaldo e Virgilio e della bella Rosario. In essa convergono tutti gli altri affluenti narrativi benché pure questi riescano comunque a mantenere una propria identità e apportino un contributo notevole all’impianto del testo. I personaggi, di volta in volta, assumono le funzioni di narratori e registrano la propria storia attraverso le proprie memorie. I ricordi sono di fatto il senso del corpo narrativo e i personaggi, protagonisti-esecutori e narratori delle vicende, li costituiscono nell’atto stesso di enunciarli. Il testo dà infatti la percezione che si autogeneri e si governi da sé, come una videocassetta capace di unire frames distanti nel tempo e discontinui seppure sinotticamente leggibili. È di fatto necessario considerare che la rivelazione più bella della trama di Brenes è che la storia non è monotematica ma si dirama, come una radice, in più corridoi narrativi impedendoci di agire gerarchicamente nella decisione di quale sia quello dominante.

Nell’approccio a un testo che essenzialmente afferisce al genere del fumetto ma che in verità abbraccia e comprende molti più tipi narrativi, tra cui il memoir, il racconto realista e il reportage, è necessario di fatto imporre un atteggiamento che neghi il protagonismo della vicenda personale a discapito della storia collettiva perché proprio questa nel testo, ben oltre le declinazioni del personale, predomina e domina il racconto.
Per generare la sua “saga familiare” Ramiro percorre le ore e i tempi di Limón attraverso i ricordi e i racconti dei suoi parenti che sono però, in prima istanza, i ragazzi della Limón degli anni 40 e 60. Dunque, è questo il caso in cui la storia si serve della declinazione individuale per rappresentarsi invece come storia collettiva.

Il personaggio di Ramiro
Ramiro non è il protagonista della narrazione piuttosto è il personaggio che si comporta da editor: raccoglie- non tanto metaforicamente- la materia narrativa, la ordina, non la commenta. Esente da giudizi morali e da coinvolgimenti di tipo emotivo, Ramiro è l’orchestrante che seleziona i contenuti e organizza le interviste, che si interroga sulla struttura del libro che vorrà scrivere- e ci pone in questo modo in un gioco funambolico di equilibrio tra presente, passato e futuro. Il lettore apre un prodotto tangibile che è il libro, all’interno del quale la storia si scrive nell’eterno presente in cui Ramiro è destinato in ordine a tornare a casa, a salutare Yoss, a chiedersi che tipo di libro sia il libro che sta scrivendo, a intervistare i personaggi della storia e ad assistere infine a una rivelazione capace di sovvertire i funambolici equilibri di cui parlavamo e a rinvenire in Marta, la madre di Ramiro-cosí marginale fin dall’inizio- la condensa della narrazione.

Il fumetto
Le immagini non vanno considerate come un plus dell’azione narrativa né come elemento indipendente in quanto agiscono come completamento della parola e costituiscono un corredo necessario alla comunicazione. Grazie alle immagini, il testo non necessita della nostra partecipazione: non occorre né è richiesto da parte nostra il lavorio della immaginazione in quanto tutte le cose dei luoghi e le caratteristiche fisiche delle persone sono già esistite e ci vengono consegnate attraverso disegni precisissimi.

La cifra culturale
La resa minuziosa dei particolari è un elemento molto importante della narrazione perché non solo la arricchisce ma la rende culturalmente autentica: quasi ci si trovasse davvero di fronte alla scatoletta di natilla o ai biscotti familia, il testo produce un effetto di quotidianità estremamente seducente.

Nella traduzione italiana troviamo alcuni calchi di lingua vernacolare, tutti afferenti al linguaggio colloquiale.

Luccica l’immagine di Limón dove il tempo si muove a passo di Raleigh. Edo Brenes dice: «la cifra culturale che intendevo veicolare era il modo di vivere a Limón negli anni 40-60. Un modo di vivere semplice, calmo e lento».

«La mia visione pone il Costa Rica sulle mappe come luogo di storie, non soltanto di turismo», dice Brenes. «In Costa Rica le persone sono abituate a pensare che a nessuno importi ascoltare le loro storie». Edo Brenes dice di avere desiderato profondamente costituire un momento narrativo che fosse un prodotto squisitamente e incredibilmente autoctono. Noi crediamo oggettivamente che non solo il testo sia meritevole di moltissima attenzione per la novità di inscenare nell’ambiente di un fumetto una storia reale e nello specifico questa storia “reale” che è quotidiana, multipla, ricca ed eterogenea ma che abbia anche il merito di essere un prodotto fiero della propria cultura di appartenenza. In un mondo letterario che comparatisticamente ritiene che non esistano culture primarie e secondarie, pensiamo che solo dalla circolazione dei prodotti di tutte loro sia possibile creare un vero progetto di globalizzazione senza discrepanze e democraticamente uniforme.

Fonte immagine in evidenza: baopublishing.it

 

A proposito di Arianna Orlando

Classe 1995, diplomata presso il Liceo Classico di Ischia, attualmente studente presso la Facoltà di Lettere all’Università di Napoli Federico II, coltiva da sempre l'interesse per la scrittura e coniuga alla curiosità verso gli aspetti più eterogenei della cultura umana contemporanea, un profondissimo e intenso amore verso l’antichità. Collabora con una testata giornalistica locale, è coinvolta in attività e progetti culturali a favore della valorizzazione del territorio e coordina con altri le attività social-mediatiche delle pagine di una Pro Loco ischitana.

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