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Eroica Fenice

Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene, 66thand2nd

Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene, 66thand2nd editore (Recensione)

Karim, un giovane montatore per la tv algerino che vive a Parigi, sta per avere un bambino con la sua compagna Charlotte, di origini armene. Karim si definisce un musulmano “non praticante”, anche se la religione islamica, come altre, non prevede questa definizione, fin troppo cristiana: se sei musulmano non puoi non praticare la fede. Eppure, cresciuto con le dottrine tramandategli dal padre insieme a tanti versi del Corano – che il protagonista ricorderà nel corso della storia – Karim, almeno all’inizio del racconto, non si sente così vicino alla religione per definirsi tale. Uomo del proprio tempo, Karim è più di tutto una brava persona, che persegue più che i dettami di una religione quelli di una vita  semplice, serena e alla ricerca della felicità: crede nella bontà, e nell’amore che ogni giorno riceve e condivide con Charlotte. Cosa succede però quando inaspettatamente e senza libero arbitrio questo equilibrio viene irrimediabilmente rotto? Un equilibrio ucciso dalla cattiveria e dalla violenza umana, in cui non ha mai creduto? Ce lo racconta Pascal Manoukian, scrittore e reporter di guerra francese, nel suo splendido romanzo Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene, edito in Italia dalla 66thand2nd, tradotto da Francesca Bononi.

È proprio nel momento in cui l’equilibrio di Karim viene per sempre devastato, quando Charlotte, durante una delle tante serate spensierate con le amiche in un bar parigino, diventa vittima di un attentato terroristico, che il romanzo parte: Karim ha perso tutto e dentro di sé non riesce a trovare più niente. La desolazione, la tristezza, e la rabbia quando prende consapevolezza del motivo di quella perdita, così atroce, porteranno Karim ad una scelta estrema: quella di arruolarsi nelle milizie dell’Isis, per scoprire fino in fondo la verità e guardare in faccia l’artefice di quello sterminio.

Tra la realtà dell’integralismo islamico contemporaneo e il racconto umano, il nuovo romanzo di Pascal Manoukian edito della 66thand2nd

Attraverso un ben miscelato parallelo tra il racconto romanzato del protagonista, a partire dalla scoperta del kamikaze che si è lasciato esplodere e ha ucciso Charlotte – Aurélien, un suo vecchio amico di infanzia cresciuto nel suo stesso quartiere ad Aubervilliers – e i racconti sull’organizzazione dello Stato Islamico che attraverseranno le terre della Siria, Pascal Manoukian (che nel 2016 ha pubblicato con la 66thand2nd anche Derive) riesce a coinvolgere il lettore e renderlo partecipe dei sentimenti di Karim, al quale lascia la facoltà di giudizio su ogni personaggio che incontra sul cammino; a partire dalle e-mail scambiate con Abu Walid, il reclutatore jihaista che accalappia nuovi adepti su Facebook, fino al viaggio in Belgio dove incontrerà altri “apprendisti soldati” dell’Isis come lui, pronti per affrontare la jihad ma senza sapere cosa c’è in realtà dietro. Una famiglia musulmana, Sarah, Anthony e il piccolo Adam, che ha scelto di farne parte credendo alle promesse propagandistiche sulla sicurezza di un futuro migliore, e poi l’adolescente e ribelle Lila, scappata di casa lontano dai suoi genitori, e che avrà un ruolo determinante nella storia.

Un viaggio che terminerà in Siria, dove la storia e il passato glorioso di Aleppo e di quella che fu la florida Mesopotamia sono stati distrutti in favore della guerra e della devastazione, umana ed etica; dove la fertile natura e lo sviluppo urbano e architettonico della città sono sostituiti dal deserto arido e vuoto, riempito solo da macerie e da casse piene di armi, come ci racconta l’autore in uno dei tanti passi emblematici che sottolineano il tremendo cambiamento.

“Sai cos’ha detto il Profeta?”

“A che proposito? Ne ha dette di cose…”

“Della guerra contro i miscredenti.”

“No”

“Che dopo la vittoria tutto ciò che stringi nella mano destra ti appartiene. […]”

Durante il corso del romanzo di Pascal Manoukian, pubblicato dalla 66thand2nd a giugno, molti sono i momenti in cui si racconta l’ideologia dell’integralismo islamico, che affonda le radici in Al-Quaeda e nei talebani. Tante descrizioni, soprattutto del reclutamento dell’Isis, di ciò che accade una volta che i combattenti vengono adescati, le atrocità dei prigionieri, delle donne, la mancanza di umiltà, o sensibilità, o etica, conformi ad un modus pensandi ed operandi nei quali non c’è posto per l’umanità, la compassione, il credere che la vita degli altri sia tanto importante quanto quella propria, e quindi nessun risentimento nell’uccidere per raggiungere i propri scopi, “predestinati” da un Allah reinventato a propria somiglianza.

Accanto a questo, ha però anche tanto valore lo sviluppo della storia personale di Karim: sembra quasi che di fronte alla distruzione di questa organizzazione, dettata da una lettura falsata dell’islamismo, Karim riacquisti fede, e fiducia, nel proprio credo. Oltre a permettere al suo cuore di perdonare e di ritornare ad essere umano e compassionevole, si riappropria dei valori giusti su cui è fondata la religione di appartenenza, lanciando un enorme messaggio sotteso al romanzo; così riaffiorano nella sua mente gli insegnamenti del padre, i versi del Corano, e come sia davvero ingiusto pensare di identificare un musulmano solo come uno jihadista, un musulmano solo come un attentatore. 

Ciò che stringi nella mano destra ti appartiene è un romanzo intenso, che fa quasi male leggere. Tanto che a pochi passi dal finale ci si trova ad un bivio: continuare velocemente e chiudere il libro per non volere più sapere nulla di quella realtà, o fermarsi su ogni dettaglio, reso prezioso grazie alla bellezza della narrazione e alla forte empatia che si sente verso il protagonista, le cui sensazioni fin dalla prima pagina sono descritte da Pascal Manoukian con splendida sensibilità.

Ilaria Casertano