Donne che amano troppo di Robin Norwood | Recensione

Donne che amano troppo di Robin Norwood

Donne che amano troppo è un saggio-analisi frutto degli studi in “terapia della famiglia” della psicoterapeuta americana Robin Norwood. Il suo lavoro parte dal campo delle tossicodipendenze e dell’alcolismo, sino ad arrivare a quelli che definisce “problemi di dipendenza eccessiva” nelle relazioni interpersonali. 

Donne che amano troppo: la trama

Donne che amano troppo è un vero e proprio ricettario: in questo libro Robin Norwood suggerisce ricette contro il “mal d’amore”, che si discosta fermamente da quello che in un qualsiasi romanzo d’amore viene definita “passione”. Il “mal d’amore” di cui racconta le metamorfosi la psicoterapeuta è semplicemente un “troppo amore”. Ma quand’è che si ama troppo? Quando e come ci si rende conto che questo sentimento sia diventato dannoso per la salute psico-fisica di un individuo? Donne che amano troppo risponde a queste domande, mostrandoci esempi di vita vera, vite vissute amando troppo, giustificando ogni comportamento sbagliato, soffrendo in silenzio, sopportando l’indifferenza, perdonando i tradimenti, incolpando sé stesse per un rapporto che non funziona. L’accurata analisi che Robin Norwood fa in Donne che amano troppo arriva ad associare il “troppo amore” con la “troppa paura”: paura di restare sole, paura di essere abbandonate, paura di non essere degne d’amore. Amare con paura significa quindi attaccarsi morbosamente a qualcuno che ci pare indispensabile per la vita stessa, senza il quale l’esistenza umana non reggerebbe. La causa di questi comportamenti disturbanti, spiega la psicoterapeuta, risiede nell’infanzia: quasi sempre, all’origine di una “dipendenza affettiva” c’è un trauma infantile. È il trauma vissuto da bambine a portare al disamore verso sé stesse, alla sfiducia nelle proprie capacità e quindi all’attaccamento ossessivo verso il proprio partner. Queste donne che amano troppo chiedono, dunque, un amore totalitario e pregnante, che le rassicuri e le stringa. La stretta che applica questo tipo di rapporto, però, porta l’uomo a fuggire, e la donna, per evitare l’abbandono, si trasformerà in infermiera, serva, madre, sorella, amante, confidente, aiutante, superando ogni limite di ruolo. Robin Norwood va oltre la semplice analisi dei casi studio, arrivando alle ragioni per cui l società abbia storicamente portato le donne a pensare male di sé: il patriarcato parla di “debolezza per natura”, bisognose di protezione e di guida. Tutti questi concetti sono entrati a far parte dell’inconscio femminile, al punto che una donna riesce ad amarsi solo se riesce ad essere amata da un uomo. L’affermazione di sé come individuo degno di vita avviene solo attraverso gli occhi di un uomo. E allora come riuscire ad uscire da questo vortice che ci risucchia dalla nascita? Perdere il controllo. Non essere più mamme, serve, infermiere, amanti. Esistere e basta, perché, come ci dice Robin Norwood in Donne che amano troppo:

”Nella vita c’è molta sofferenza e forse l’unica sofferenza che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza”.

 

Immagine in evidenza:  Feltrinelli Editore 

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