Folle, folle, folle di amore per te di Alda Merini | Recensione

Folle, folle, folle di amore per te di Alda Merini | Recensione

Alda Merini è una delle voci più sensibili e profonde dell’ultima generazione di poeti riconosciuti in Italia: i travagli personali e la malinconia che hanno caratterizzato la sua vita sono racchiusi nelle sue bellissime poesie, delle quali alcune tra le più celebri sono presenti in una piccola ma intensa raccolta intitolata Folle, folle, folle di amore per te. Sulla scia delle raccolte di Questo Amore di Prévert, Alda Merini ci propone una serie di poesie sulle quali riflettere, da poter recitare o dedicare amorevolmente a qualcuno quando non si riescono ad esprimere sentimenti profondi o troppo complessi. La raccolta, peraltro, ha ispirato il film Folle di amore per te dedicato alla vita della poetessa milanese e diretto dal noto regista Roberto Faenza.

Perché leggere Folle, folle, folle di amore di Alda Merini?

All’interno di questa raccolta Alda Merini prova ad annodare, a suo modo, i fili principali della sua poetica: l’amore e la follia. In Folle, folle, folle di amore per te troviamo, tra un componimento poetico e l’altro, un dolore lacerante che sembra farsi strada nei pensieri profondi della donna, ovvero la paura dell’abbandono. Gli amori della scrittrice, del resto, erano spesso fatti di abbandono, costantemente in bilico tra la presenza e la perdita. Questo abbandono generava poi una sorta di depressione spacciata per follia. L’oblio della solitudine causato dall’esperienza in manicomio era stato per la Merini la miccia in grado di farle ardere dal desiderio di scrivere poesie, dando una forma tangibile al suo dolore. Spesso nelle sue interviste la poetessa per riferirsi alla sua follia diceva che si trattava di una confusione difficile da gestire e l’idea di voler ripetere più volte il termine folle come titolo della raccolta, lascia intendere ai suoi lettori quanto quella parola potesse assumere ogni volta una nuova accezione. La parola amore invece viene citata una sola volta per farci capire che l’amore per la celebre poetessa è proprio la causa e la conseguenza della sua follia. Non è un caso se in diverse poesie di questa raccolta l’amore viene espresso metaforicamente come una malattia:

Io sono folle, folle
folle di amore per te.
Io gemo di tenerezza
Perché sono folle, folle
Perché ti ho perduto.
Stamane il mattino era sì caldo
che a me dettava questa confusione,
ma io ero malata di tormento
ero malata di tua perdizione.

Come possiamo notare attraverso questa poesia, la donna soffriva di un grande delirio amoroso, ma la sua era una follia che, in qualche modo, l’avrebbe annientata persino nello spirito. Ciò che, infatti, è importante sottolineare è la sua visione rispetto all’amore. L’amore per la scrittrice è malattia e non può mai rappresentare una cura in quanto contempla l’angoscia dell’abbandono, quella stessa angoscia di cui la donna ha sempre sofferto nella sua vita e che poi l’ha condotta alla follia. Dunque, quando si pensa alla follia descritta dalla Merini, il lettore prova ad immedesimarsi in una sorta di annullamento di sé stesso causato dalla cosiddetta perdita del senno. All’interno della raccolta la Poetessa dei Navigli, considerata l’ultimo vero pilastro femminile della poesia italiana del ‘900, riesce abilmente a fare della ragione un’emozione, o meglio un irrazionale trasporto emotivo dove emerge quello è che il senso più profondo dell’amore, fatto di dolore e al contempo di accettazione, di slancio ma anche di poesia. La voce di Alda Merini, in tal senso, risulta universale e attraversa più di una generazione, poiché riesce magistralmente nell’intento di trasmettere, con una grande immediatezza, la sofferenza di chi nella vita si è ritrovato ad amare troppo con la logorante paura di perdere l’altro.

Fonte immagine: Amazon.it

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