Il Manicomio di Mombello: «I pazzi cercateli fuori»

Manicomio di Mombello: "I pazzi cercateli fuori"

Il Manicomio di Mombello a Limbate, in Via Monte Bianco, fino a metà degli anni Settanta era un luogo dal quale scappare, ma ora è diventato un suggestivo luogo per chi ama il “brivido”.

La costruzione della struttura risale al 1872, vicino alla settecentesca Villa Crivelli-Pusterla, la tenuta scelta da Napoleone per proclamare la Repubblica Cisalpina.
I pazienti erano circa tremila, tant’è vero che l’agghiacciante struttura all’epoca era conosciuta come “colosso dei Manicomi italiani”; con la legge Basaglia del 1996, l’intera struttura venne lentamente abbandonata.
Tra i pazienti anche il figlio illegittimo di Mussolini, Benito Albino, morto internato nel 1942. A separare il manicomio dal resto del mondo: un muro di cinta alto due metri e lungo tre chilometri entrato a far parte dell’immaginario locale.

I ricoverati erano suddivisi in base al proprio comportamento: “tranquilli”, “agitati”, “sudici”, “lavoratori” e così via. Solo i cosiddetti “agitati” erano tenuti in isolamento: tutti gli altri erano impiegati in attività lavorative considerate “terapeutiche”

Ciò che più colpisce visitandolo, è il disordine che potrebbe sembrare normale in un luogo abbandonato, ma in realtà non è così. Quel subbuglio è la dimostrazione della velocità con la quale lo si abbandonò, scappando da quel luogo infernale e terribile. Si tratta di un luogo abbandonato, ma sembra che sia stato un luogo lasciato in fretta e furia (effettivamente nel giro di 3 anni fu smantellato).
Qualcuno racconta che attraversando i corridoi del Manicomio di Mombello sembra quasi di respirare la sofferenza vissuta dalle persone internate. È un luogo macabro, dove persino le pareti sembrano trasudare drammaticità.
Tra i corridoi dei padiglioni in cui era divisa la struttura, è possibile notare cartelle cliniche, certificati e documenti, l’identità di chi ha vissuto lì dentro.
Gli oggetti presenti, tra i quali anche effetti personali, ciabatte, indumenti oramai logorati dal tempo, sedie, letti, mettono una terribile angoscia, ma allo stesso tempo denotano l’aspetto al quale si è fatto menzione, tutto fa pensare che il manicomio sia stato abbandonato rapidamente, con la fuga.

Oggi il Manicomio di Mombello non è visitato solo da curiosi ed amanti del brivido, ma nel tempo, diversi sono stati i registi e gli attori che hanno passeggiato per il corridoi abbandonati. Tra gli ultimi avvistati, Johnny Deep durante le riprese di 7 Days 7 Girls del regista genovese Luciani Silighini.

Il Manicomio di Mombello: un’importante testimonianza storica

Visitare la struttura non è semplice, sia dal punto di vista prettamente emozionale, che per una questione relativa al degrado strutturale che la caratterizza. Camminando tra i vari spazi, si è catapultati in un luogo fatiscente, con buche nel pavimento, calcinacci, frammenti di muratura, che se non si presta attenzione potrebbero rivelarsi pericolosi.
Sulle pareti del Manicomio si possono ancora notare disegni, citazioni, messaggi d’affetto e d’effetto, tra questi, quello che sicuramente colpisce di più è una frase che riporta: «i pazzi sono fuori, non cercateli qui dentro».

Le condizioni di abbandono trentennale in cui si trovano gli oltre 40 mila metri quadrati di stanze, celle e corridoi della struttura sanitaria è percettibile non appena varcata la soglia d’ingresso.
Più volte è stata proposta una riqualificazione dell’area da parte delle istituzioni locali, anche se tutto si è poi rivelato vano.

Le condizioni igienico sanitarie non permettono di aprire quell’area ad altre attività, soprattutto perché il dispendio economico sarebbe troppo elevato.
Comunque sia, il Manicomio è definito un luogo di “memoria” e testimonianza di ciò che è stato; non mancano gli avventurosi che decidono di organizzare visite e “tour” all’interno dei padiglioni.
Chi vuole può accedere alla struttura munito di torce ed abbigliamento comodo; la visita all’interno dei padiglioni risulterà sicuramente ricca di suggestione e non è adatta a chi si impressiona facilmente, ma permette di comprendere determinate dinamiche del passato, e camminare tra quello che era considerato il Manicomio più innovativo dell’epoca, non solo per “tecniche utilizzate”, ma anche perché fu l’unica struttura ad ospitare i soldati traumatizzati dalla guerra.
Ricordiamo che proprio quei metodi, usati per curare la pazzia, si è scoperto essere metodi più folli della pazzia stessa.

Divenuto famoso nel corso degli anni come uno dei dieci luoghi più inquietanti del mondo, il manicomio non fa proprio nulla per smentire la sua fama; porte blindate, vetri rotti, soffitti crollati, cartelle cliniche la fanno da padrone durante la visita.
Non è facile oggi ritornare in quei luoghi che sono stati teatro della pazzia; il Manicomio di Mombello è un luogo spettrale, perfetto per gli amanti del brivido alla ricerca di luoghi di questo genere non troppo distanti dalla “civiltà”.

 

Immagine in evidenza: viaggiatorineltempo

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