Gio Quasirosso si racconta, aspettando Indaco

Gio Quasirosso si racconta, aspettando Indaco

Giovanni Esposito, meglio conosciuto su Instagram come @gio_quasirosso, è un illustratore e fumettista trentenne campano ormai trapiantato a Milano.

Approdato nel 2017 sui social, spicca per le sue illustrazioni piene di colori, immagini che suscitano un tripudio di emozioni, ognuna raccontando una storia in cui l’occhio del pubblico non fatica a ritrovare un po’ di sè. Oggi Quasirosso conta circa 116 k followers, quattro libri già pubblicati, uno in procinto di essere pubblicato ed è stato felice di raccontarsi in questa intervista, con qualche anticipazione sul suo prossimo libro.

Per chi non ti conoscesse: Chi è Gio e perchè Quasirosso?

È un ragazzo che disegna, che come tutti ha iniziato da bambino, ma che a differenza degli altri non ha smesso. È un ragazzo che lo ha sempre fatto.  Già da bimbo, ad esempio, balbettavo un casino, mi mangiavo le parole e mi raccontavano che anziché parlare con gli altri compagni, mi mettevo in un angolino e disegnavo cercando di attirarli a me. Per me, dunque, disegnare è sempre stato un modo di comunicare al pari della parola. Ad un certo punto ho poi smesso di disegnare, perché nascere in provincia ed affermare di voler vivere con i propri disegni è difficile, soprattutto all’epoca in cui non avevo esempio, era inusuale, era strano. Ho ricominciato per riconquistare una ragazzina, è finita male: lei mi ha rifiutato, ma intanto ho riscoperto questa passione e da lì non ho più smesso.

Per Quasirosso ho due risposte, una filosofica e una vera. La prima è tutta legata al filo rosso del destino, tutte cazzate. Quella vera è che cercavo con dei miei amici un nome d’arte e mi suggerirono il nome “Rosso”, ma io non ho i capelli rossi, sono quasi rosso, quindi mi dissero “Allora chiamati Quasirosso” e all’epoca mi piacque molto. Ora, probabilmente, non sceglierei mai questo nome, ma una volta firmato il primo libro così, non si torna più indietro.

Come sei arrivato alla pubblicazione del tuo primo libro, Quasirosso?

Il primo libro di è l’omonimo Quasirosso, uscito nel 2018 ed è una raccolta di piccoli fumetti fatti sul web negli anni. Nato, in realtà, da una proposta della casa editrice Shockdom a cui ho detto “perchè no?”. A dire il vero, io ho iniziato facendo illustrazioni, poi ho smesso passando ai fumetti per motivi personali. Dopo questo libro ho smesso di nuovo di fare fumetti, o almeno fumetti con questo stile più “cartoso”.

Successivamente?

Poi è arrivato nel 2019 Golconda Jazz Club con Round Robin Editore, un racconto illustrato. Nello stesso anno ho partecipato ad una collettiva con Becco Giallo, Pinguini Tattici Nucleari a fumetti in cui ho illustrato il capitolo di una storia. Dopo questo mi sono preso un’altra pausa finchè non mi ha contattato Feltrinelli per un libro insieme: SeiTu.

SeiTu è stato pubblicato nel 2021, di pausa c’è stato solo il cruciale 2020: imposta dalla pandemia o voluta?

Penso più imposta, in realtà. La pandemia ha sicuramente bloccato tutto, da tanti punti di vista ed io l’ho vissuta molto male, mi ha fatto un po’ da freno. Tuttavia, buona parte di Sei Tu è fatta in pandemia e sfogliandolo è un po’ un diario: quando lo guardo penso a quando ho fatto le varie parti, una mentre in casa si facevano pizze, l’altra mentre Conte parlava agli italiani e così via. Le prime volte che lo vedevo pubblicato, infatti, mi infastidiva tantissimo, mi sentivo come se mi avessero rubato il diario e pensavo “Ma quello è mio, posalo!” quindi mi ci è voluto un po’ per abituarmi all’idea.

Quanto della pandemia, quanto di Giovanni e quanto di Quasirosso c’è in SeiTu?

Della pandemia resta comunque poco, la storia è stata scritta prima del macello, quando ancora sembrava tutta una fantasia. Di Giovanni invece c’è proprio tanto, perché è una storia che è stata scritta quando Quasirosso era appena nato o, comunque, non era ancora un progetto da portare avanti a tal punto da diventare io stesso Quasirosso. Racconta della fine di una relazione e della tendenza, che spesso c’è, di dimenticare. Il mio tentativo è stato quello di non prendere il ricordo e cestinarlo, ma di trovare un luogo – anche fisico, in questo caso – per metterlo a posto nello scaffale dei ricordi; un modo per non farlo scomparire, ma allo stesso tempo per non idealizzare. Iniziare ad idealizzare è la scelta peggiore, perché ti trovi con qualcosa più grande di te e a furia di plasmare quel ricordo a immagine e somiglianza delle tue mancanze, arrivi ad identificare quella persona come tutto ciò di cui hai bisogno, vedendola come la persona perfetta al momento perfetto. In realtà, le stiamo solo caricando addosso una responsabilità che non le spetta. Quindi, come dicevo, il libro è stato il mio tentativo di riordinare i ricordi, quindi di Giovanni c’è davvero molto.

Lavori con un pubblico social a cui parli come Quasirosso e, per quanto naturale, c’è un personaggio a mediare: ti aspetti  che il tuo lavoro venga ricevuto come qualcosa di intimo e autobiografico o come una storia inventata dal personaggio Quasirosso?

Sono arrivato a un punto della mia vita in cui non so più se il personaggio è Quasirosso o Giovanni. In Quasirosso mi sento libero di fare e dire ciò che voglio, se per esempio voglio disegnarmi donna lo faccio e basta, mentre Giovanni è vissuto in una provincia difficile, ha dovuto mettersi delle maschere per vivere o per fare determinate cose, quindi mi chiedo: chi è il vero personaggio, alla fine?

Che effetto ti fa vedere SeiTu, il diario di Giovanni, distribuito dal personaggio Quasirosso e letto da così tante persone? Sei contento di com’è stato recepito?

Sono contento, anche perchè su Instagram racconto solo parti della mia vita, non sono uno di quelli che ha la presunzione di essere spontaneo o mostrarsi appieno. Racconto quello che voglio raccontare e tante cose le nascondo, anche all’interno dei disegni. Il fatto che sia fidanzato, ad esempio, non l’ho mai espresso esplicitamente, ma le persone lo hanno capito grazie alla ricorrenza della presenza di Giulia o di dettagli nei disegni. Penso che tanti abbiano recepito Sei Tu come un approfondimento del racconto continuo che faccio sui social, e la cosa che più mi ha colpito del volume è che tanti l’abbiano comprato fisicamente in libreria, sono scesi di casa e sono andati a comprarlo, qualcosa di anomalo essendo io un autore del web e per l’epoca di pandemia in cui il libro è stato pubblicato.

Prima di passare ad un piccolo spoiler sul nuovo libro, una curiosità: guardando il tuo profilo, c’è una predilezione verso l’illustrazione rispetto al fumetto, c’è un motivo?

È la cosa che, fin da bambino, mi viene più viscerale. Una delle cose che mi ha sempre affascinato delle immagini è la loro potenza. Le parole possono aumentare questa potenza, però la sola immagine può raccontare tantissimo a chi si vuole fermare un minuto a leggerla. L’illustrazione è il tipo di linguaggio in cui mi sento più a mio agio, non amo fare fumetti, patisco nel farli. Anche il nuovo libro, ora che dopo mesi è terminato, non voglio vederlo fino alla sua pubblicazione. Preferisco di gran lunga qualcosa di veloce in cui nel giro di tre ore riproduco sul foglio una sensazione, l’illustrazione è immediata. Tuttavia, quando inizi a fare questo lavoro, ti rendi conto che quello che importa davvero sono le storie e non sempre una storia può essere resa nella sua interezza con una sola immagine, ci sono storie in cui c’è bisogno di un libro. Sono le storie a chiederti in che modo devono essere raccontate, sembra stupido perchè le storie non parlano, ma è così.

Ultimamente hai pubblicato un post la cui copertina è il buco di una serratura, il contenuto è una raccolta di immagini con riferimenti erotici, fatta con enorme finezza. Puoi dirci di più in merito?

All’inizio facevo tanta illustrazione erotica, poi ho smesso perché si è diffusa a macchia d’olio diventando troppo esplicita, un qualcosa che personalmente non ho mai apprezzato. Quel post è stato un po’ un esperimento, ho voluto mescolare delle immagini palesemente esplicite con altre più velate e altre che, per me, non hanno nulla di erotico. L’idea era di vedere, posto un mood in cui lo spettatore pensa che tutto ciò che vede sia erotico, se si riesce effettivamente a vedere dell’erotico in cose in cui non c’è. Dalla mia community, molto matura e rispettosa, ho ricevuto delle interpretazioni da parte di persone che hanno trovato erotici oggetti per me normalissimi. Volevo, in qualche modo, che dopo aver visto quel post le persone potessero guardarsi intorno e capire che si può trovare eros dappertutto, volevo scardinare l’idea di erotico che corrisponde solo al corpo umano. È stato un esperimento il cui risultato mi è piaciuto molto, probabilmente ce ne saranno altri.

Finalmente arriviamo al tuo prossimo libro: cosa ci dobbiamo aspettare?

È un libro molto diverso da quelli fatti finora. Per la prima volta mi sono trovato a gestire tanti personaggi ed è strano, ero spaventatissimo a riguardo perché avere tanti personaggi da caratterizzare è davvero dura, perchè poi ogni personaggio inizia ad andare per la propria strada e non li controlli più. Una volta creato un personaggio e il suo background, messo in un determinato contesto è lui a decidere come reagire, tu sei solo la mano che scrive quello che il tuo cervello collega. Questa storia mi ha anche imposto un uso del colore diverso, nei disegni ho dato molto più importanza alla linea che al colore, non ci sono molti effetti pittorici. Quello che mi ha più stupito di questo libro, però, è come si sia scritto da solo.

In che senso?

Nel senso che ogni volta che mi mancavano delle idee, accadeva un qualcosa che era la risposta al mio dilemma. Un esempio stupido: ad un certo punto questi peronaggi devono fare un viaggio in van e a me mancava il design. Intanto la mia fidanzata va in Erasmus a Tallinn, io la raggiungo, andiamo insieme ad Helsinki e tornati tardissimo a Tallinn decidiamo di ordinare al McDonald’s, che era l’unico ad essere ancora aperto. Per la prima volta da quando la conosco, Giulia prende l’Happy Meal ed io decido di rubarle la sorpresa. All’epoca le sorprese erano di Sing 2, la apriamo e cosa esce? Un piccolo van di cartone! Ed è il van che ha ispirato quello che troverete nel libro. Di queste cose ne sono successe veramente tantissime mentre scrivevo il libro, non ero più io a scriverlo, erano le cose che mi capitavano a farlo, ma adesso non posso anticipare oltre. Tra l’altro inizialmente il libro doveva essere super autobiografico, alla fine non lo è nella forma, ma lo è per me nel contenuto.

Nessun altro spoiler?

Posso dirti l’incipit: il libro racconta di un vecchietto che non riesce più a bestemmiare. Un incipit un po’ goliardico, me ne rendo conto, ma è molto più profondo di così: ho un passato da cristiano e per tanti anni ho frequentato la chiesa, addirittura a 13 anni pensavo di fare il prete da grande. Volevo raccontare questo ed altri aspetti della mia vita, infatti ognuno di questi è un personaggio, tranne uno che è proprio il vecchietto, l’unico che non sono io. Il libro si chiama Indaco e uscirà il 18 ottobre, per il resto non dico altro, non voglio rovinare niente.

Immagine in evidenza: gio_quasirosso

A proposito di Chiara Leone

Zoomer classe '98, studentessa della scuola della vita, ma anche del corso magistrale in Lingue e Letterature Europee e Americane all'Orientale. Amante dell'America intera, interprete e traduttrice per vocazione. La curiosità come pane quotidiano insieme a serie tv, cibo, teatro, libri, musica, viaggi e sogni ad occhi aperti. Sempre pronta ad esprimermi e condividere, soprattutto se in lingue diverse.

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