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Eroica Fenice

Manzoni è un assassino? Homar Balbiano e Francesca Forno provano a rispondere

“Manzoni è un assassino?” è la domanda provocatoria che fa da titolo a questo giallo di Homar Balbiano e Francesca Forno, edito da Aracne editrice. Pubblicato nel maggio del 2018 per la collana “Orizzonti gialli”, sorprende il lettore per la scelta ardita di utilizzare fonti reali come base d’appoggio per un intreccio fittizio e ricco di colpi di scena.

Il materiale d’avvio per la narrazione riprende le Memorie di viaggio nel deserto dello Yemen di Renzo Manzoni, nipote del famoso scrittore ottocentesco, in qualità di “novello Colombo d’Asia”. La geografia spaziale, dunque, si sposta da Occidente a Oriente, e nel testo non mancano accenti sulle differenze culturali e religiose dei due fronti.
Sulle Memorie di Renzo Manzoni s’innesta una trama a tinte fosche, piena di tensione, sospetti e implicite accuse, che ricorda l’atmosfera dei romanzi di Agatha Christie.
Il romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è suddiviso in tre sezioni: il viaggio che un gruppo di uomini e donne esperiscono nel deserto, la confessione dell’assassino e le conclusioni generali sulla psiche umana.

Il deserto dello Yemen si tinge di sangue nel giallo letterario di Homar Balbiano e Francesca Forno

Nel porto di Aden s’incontrano il mercante Gustavo Sarfatti, l’avvocato Riccardo Howorth, il naturalista Aidonidés con la gentile consorte, l’anziana Cristina, il cuoco di compagnia e il campanaro della Basilica di S. Ambrogio a Milano, Luigi De Matteis. Sconosciuti tra loro, accomunati soltanto dall’esperienza del viaggio da intraprendere – ciascuno con le proprie motivazioni – sono accolti in una terra arida e rocciosa, desolata e affascinante.
L’elemento paesaggistico non è affatto trascurabile: le linee aspre e dure di Aden e la solitudine infinita del deserto giocano un ruolo minaccioso nella psicologia dei personaggi.
Quando, durante la traversata, il primo di questi uomini è trovato morto, la narrazione prende una piega oscura e tortuosa, che getta un’ombra di dubbio su tutti i partecipanti.
La trama del romanzo di Homar Balbiano e Francesca Forno è arricchita dall’elemento a sorpresa del biglietto, ritrovato vicino al corpi senza vita, in cui sono riportati alcuni versi dei Promessi Sposi che rimandano al ruolo della vittima.

Calzante è l’analogia con l’idea cinematografica di Seven, il thriller diretto da David Fincher, in cui ogni ogni omicidio è collegato, per analogia tematica, ai sette vizi capitali.
Il deserto, man mano che la narrazione procede, assume connotati sinistri e pericolosi. L’arida distesa gialla, il vento rovente, l’ardore che scuote le “infinite solitudini”, le tempeste di sabbia, gli scheletri dei cammelli, il sibilo dei serpenti fungono da catalizzatori dell’attenzione generale, rendendo gli individui inquieti e smaniosi.
Un accento particolare è posto sul modo di vivere degli abitanti del deserto, umili ma appagati da una vita concreta e piena, contraria al modo di vivere occidentale, fatta di pregi inconsistenti. La nota negativa è comunque presente nell’accusa verso la fervida religiosità dei cammellieri, ritenuta troppo bizzarra e superstiziosa nelle sue manifestazioni.
La caccia all’assassino è il motivo conduttore delle tappe del viaggio, in una crescente tensione fino alla resa finale, che sorprende piacevolmente il lettore. La scelta di concentrarsi sugli aspetti più contorti della psiche umana favorisce la crescita morale del protagonista, Renzo Manzoni, che come il nostro Renzo letterario sperimenta il consolidarsi dell’identità personale attraverso le peripezie in una terra straniera.
Insomma, le modalità narrative possono cambiare nel tempo e nello spazio, ma il “sugo della storia” conserva una centralità assoluta.