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Eroica Fenice

I duellanti di Algeri: il nuovo libro di Francesco Randazzo

“I duellanti di Algeri”, le meravigliose avventure di Miguel Cervantes e Antonio Veneziano” di Francesco Randazzo | Recensione

“I duellanti di Algeri, le meravigliose avventure di Miguel Cervantes e Antonio Veneziano” è il nuovo libro di Francesco Randazzo, scrittore e regista, uscito di recente per Graphofeel.

Le appassionanti vicende del padre della letteratura spagnola e del cosiddetto “Petrarca siciliano”, Cervantes e Antonio Veneziano, compagni di prigionia ad Algeri, prendono forma nel libro di Randazzo. I due scrittori impugnano le rispettive penne immaginarie e sembrano quasi salire sul palcoscenico, allestito appositamente dall’autore e sfidarsi a colpi di… parole. La lotta poetica è alla pari e niente affatto volta alla necessità di prevalere l’uno sull’altro, bensì a stuzzicare ciò che ognuno dei due ha di più caro, l’eloquio, al fine di tenere attiva la mente in una situazione di totale disagio. Proprio nelle condizioni meno adatte e più svantaggiate, infatti, i due scrittori, attraverso le reciproche battute, mettono in scena un dibattito letterario e filosofico degno dei migliori caffè letterari. Anche quando la fame, e i più elementari bisogni corporali, sembrano prendere il sopravvento, le parole non smettono di correre in aiuto ai protagonisti, che attraverso ciò che li sublima, ovvero la loro arte, riescono a rimanere lucidi e a non dimenticare la propria umanità.

Cervantes e Veneziano a confronto in I duellanti di Algeri di Francesco Randazzo

“Erano, questi due hidalgos fierissimi, accomunati dalle menti affilatissime, dal fiorire dei pensieri e invenzioni verbali vividissime, distinti però nel fisico e nel carattere come il giorno e la notte.”

Cervantes ci appare talvolta malinconico; professa però una sfiducia nel mondo poco credibile, perché è evidente che non gli appartiene. Non è ancora lo scrittore del “Don Chisciotte” ma è già un grande scrittore e i suoi discorsi ne sono la testimonianza.

Antonio Veneziano è un poeta convinto della propria arte, fiducioso, che neanche nella peggiore delle situazioni perde la speranza, a volte però appare eccessivamente positivo, quasi ingenuo, almeno di fronte alla concretezza del suo compagno-avversario.

Nonostante la differenza di lingua, tra i due si instaura una sorta di dialogo allestito in un salotto intellettuale immaginario, nel quale i due riescono a comprendersi grazie a quel linguaggio universale che padroneggiano entrambi; quello letterario e poetico. In questo clima quasi irreale, ad un certo punto interviene un personaggio niente affatto poetico, Barrigon, inviato dal vicerè Hassan, che ha imprigionato gli scrittori, al fine di scoprire i loro propositi di fuga. Con la sua pancia sproporzionata, nonché con la sua mente niente affatto sopraffina, Barrigon è un antenato del più conosciuto e amato Sancho Panza. Egli riporta i protagonisti alla contingenza, al reale, senza però allontanarli del tutto dal mondo letterario nel quale cerca di entrare con la sua ingenua semplicità. Il suo ruolo finirà per ribaltarsi e da spia diverrà complice nella fuga dei protagonisti.

Un dialogo lungo secoli

La narrazione delle vicende dei due scrittori si interrompe e un salto temporale ci riporta alla realtà attuale, dove un ricercatore, Antonio Dogradi, ci narra la storia del ritrovamento del diario di Cervantes, non meno avventurosa di quella precedente. Egli infatti dovrà raggiungere Salamanca, dove l’incontro con un emblematico bibliotecario lo condurrà ad una biblioteca fantasmagorica, la biblioteca che tutti vorremmo visitare, quella dei “libri inesistenti”. Qui il manoscritto tanto bramato esiste e ci riporta al viaggio di Cervantes e dei suoi compagni di prigionia verso mondi incredibili, popolati da esseri antropomorfi, apparentemente innocui ma che nascondono una realtà crudele e spaventosa. Continui salti temporali ci riportano dalla biblioteca alla tumultuosa peregrinazione degli scrittori. Le pagine finali si avvicinano sempre di più a quella che sarà l’opera maestra del grandissimo scrittore spagnolo e i suoi compagni di viaggio si rivelano fondamentali fonti di ispirazione per quelli che saranno i personaggi principali del futuro “Don Chisciotte”. Questa l’importantissima scoperta del ricercatore-protagonista. Purtroppo però tale notizia non potrà essere divulgata: il diario ritrovato, infatti, non potrà mai abbandonare il luogo che così gelosamente lo ha conservato.

La biblioteca diviene l’emblema dell’inchiesta spasmodica del ricercatore, nonché della sua frustrazione. Il messaggio finale è però un altro: solo la fantasia sopravvive, oltre ogni cosa. È l’immaginazione infatti la linfa vitale delle storie e, come ci mostrano i prodigiosi scrittori protagonisti, quella della vita.

Una scrittura leggera, nel senso che porta in alto il pensiero, quella di Francesco Randazzo, che con una narrazione fluida, che si divincola in salti temporali con grande maestria, rende la lettura piacevole e veloce. Il mondo di fantasia, narrato dai protagonisti, sembra formarsi intorno a noi man mano che si procede con la lettura, ricordandoci quanto sia importante, anche nelle peggiori condizioni. Interessante è anche la volontà di scavare dietro e dentro i grandi classici della letteratura e cercarne le impalcature e le vicende che hanno portato alla nascita dei personaggi che diverranno poi topici. Ne “I duellanti di Algeri” la fantasia sembra concretizzarsi e diventare reale, come i famosi mulini a vento che diventano guerrieri da affrontare e combattere, per proteggere una immancabile amata lontana.

“Infine voi avete vissuto e creato un’opera che vi sopravvivrà per sempre e così voi stesso sarete eternamente presente al mondo, quel mondo che temete di non sapere abitare, ma che invece saprete accogliere in voi per renderlo una struggente meraviglia racchiusa in un libro!”.

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