Hideo Kojima, il nuovo libro: Il gene del talento

Il genio del talento di Hideo Kojima

Il gene del talento di Hideo Kojima

Hideo Kojima è un produttore di giochi, sceneggiatore, regista e designer divenuto popolare grazie a Metal Gear e Death Stranding.  Nato il 24 agosto 1963 a Setagaya, Tokyo, ha vissuto fino all’età di 4 anni in Giappone. Sì è trasferito, in seguito, in altre città e ha perso il padre a soli 13 anni.

Il celebre progettista di videogiochi, da bambino, sognava di diventare un artista o un cineasta e non ha studiato nulla che lo portasse a percorrere la strada intrapresa, poiché era uno studente della Facoltà di Economia. Ha cominciato a scrivere ben presto racconti ed in seguito ha cominciato a filmare con una camera Video8.

Ha trascorso i suoi anni all’Università giocando a videogiochi come Super Mario Bros e ha deciso di entrare nel settore dei videogiochi una volta terminata la sua formazione. È entrato a far parte della MSX di Konami nel 1986, dove ha iniziato la sua carriera come designer e pianificatore.

Kojima è da decenni una delle figure più influenti nel panorama del game design. Nel 2020 ha ricevuto un BAFTA Fellowship, il massimo riconoscimento conferito dalla British Academy of Film and Television Arts per meriti in campo artistico.

Trama de Il gene del talento di Hideo Kojima

Il gene del talento e i miei adorabili meme di Hideo Kojima è una ricca raccolta di saggi e ricordi dell’autore. Kojima, all’interno della raccolta, analizza e pone il lettore di fronte a molteplici titoli di libri, film e brani musicali che hanno in qualche maniera toccato l’animo del genio dei videogiochi. Nel libro sono presenti idee, spunti, riflessioni, frammenti di quotidianità che prendono vita da Oriente a Occidente, abbracciando culture diverse.

Hideo Kojima scrive: “Non riesco a pensare a un mondo senza libri”

L’autore, nell’incipit del libro, ripercorre alcuni passi della propria infanzia e adolescenza. Fin da bambino, appena rientrava in casa, accendeva la luce e si metteva a leggere un libro. Avendo perso il padre in giovane età e quindi privato troppo presto di un punto di riferimento così fondamentale nello sviluppo di un individuo, Kojima comincia a ricercare i suoi punti di riferimento nei personaggi dei libri che leggeva. Leggere è, per l’autore, la forma massima per sfuggire alla solitudine e ancora oggi, quando è in viaggio, non parte senza mettere in valigia uno o due libri, non riesce a non fermarsi davanti ad una libreria, entrarci e sfogliare un libro.

L’autore sostiene che mentre leggiamo siamo isolati, eppure uniti. A tal proposito scrive:

“È stata proprio questa sensazione a tenermi a galla fin da quando ero bambino. Quindi, con questo libro, vorrei poter condividere con qualcun altro l’idea di connessione che leggere mi ha sempre trasmesso. A fungere da intermediari per tale collegamento saranno i “meme”. Di base, si tratta di un concetto molto conosciuto, proposto per la prima volta dal biologo evolutivo Richard Dawkins. A differenza del materiale genetico, che trasmette informazioni biologiche, i meme passano da una generazione all’altra cose come la cultura, le abitudini e i valori. Credo di poter affermare che le storie siano un possibile tipo di meme: vengono raccontate e lette, e così la cultura viene trasmessa alla generazione successiva. Proprio come i geni trasmettono informazioni biologiche tramite l’unione di due persone, così i meme sono tramandati attraverso la connessione fra una persona e un libro, o un film.”

[…] Collegarsi al mondo attraverso i meme, ovverosia “me+me”. I meme vengono trasmessi collegando le persone fra loro. Ogni persona ha la sua storia da raccontare. E il sistema per collegare i vari “me” attraverso il tempo e lo spazio è l’atto di leggere, raccontare e comunicare quelle storie. Il modo in cui ognuno di noi interpreta quelle storie dipende da quando e in quali circostanze lui o lei le legge. Sta alla sensibilità del singolo decidere cosa imitare e cosa elaborare. È attraverso l’accumularsi di azioni di questo tipo che possono nascere nuovi meme”. […]

Il gene del talento e i miei adorabili meme non è un’autobiografia e non è neppure un libro sui videogiochi, è al contrario la testimonianza esemplare delle opinioni più profonde e delle ispirazioni da cui Kojima ha preso spunto nella vita. Il lettore ha così modo di avvicinarsi alle riflessioni dell’autore sulla produzione di manga, sulla musica e all’analisi critica e profonda su varie opere conosciute a livello mondiale.

Fonte immagine: Ufficio stampa.

                                                                                                                              

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