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Eroica Fenice

Libri

Alessandro Pagani e 500 chicche di riso

Alessandro Pagani, nato a Firenze nel 1964, è scrittore, musicista e impiegato presso la Asl Fiorentina. Io mi libro, edito da 96, Rue De La Fontaine (una frase del libro apparirà anche sull’agenda Comix 2019), è la sua seconda pubblicazione dopo Perché non cento?, stampato da Alter Ego/Augh di Viterbo (Aprile 2016), e il libretto auto prodotto del 2015 Le Domande Improponibili. L’ultima sua pubblicazione è 500 chicche di riso, edito sempre da 96, Rue De La Fontaine, pubblicato nel 2019. 500 chicche di riso di Alessandro Pagani è un libro umoristico, ironico, nel quale l’autore, attraverso dei brevi e geniali giochi di parole, descrive la società in cui viviamo, i comportamenti che abbiamo, le cose che quotidianamente facciamo. Il libro si compone appunto di 500 frasi ironiche e provocatorie, a tratti grottesche. Non mancano all’interno del testo dialoghi, botta e risposta, doppi sensi e freddure. Un libro da leggere un po’ alla volta, quando si ha voglia di regalarsi un sorriso, oppure da aprire e portare al termine tutto d’un fiato vista la semplicità e la chiarezza del lessico adoperato dall’autore. “In fila alle poste. «Scusi capellone, deve fare la coda.» «Senta, a me piacciono sciolti.»” Oppure:  “Tizio invita donna cinese a ballare. «Danza con me questa polka?» «Ma come si pelmette, blutto stlonzo?»”  500 chicche di riso di Alessandro Pagani La genialità dell’autore non consiste solo nel dare vita a battute nonsense e a giochi di parole, ma soprattutto nell’esser talmente abile ad adoperare le stesse in modo da dare vita ad irriverenti equivoci lessicali dovuti all’impiego di espressioni e parole simili tra loro da un punto di vista fonologico ma che differiscono sotto quello morfologico. Battute goliardiche, a tratti assurde, a tratti che riportano il lettore alle battute che sente nella quotidianità e che magari egli stesso si ritrova a pronunciare o a sentir dire. “La donna più sorpresa che abbia mai visto? Ester Refatta.” Lettura del libro vivamente consigliata, poiché regala una sorta di senso di leggerezza e spensieratezza capaci di tenere la mente lontana dai problemi della quotidianità.

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Sulle tracce del Nobel ecologista di Maria Laura Crescimanno

Sulle tracce del Nobel ecologista | Recensione Maria Laura Crescimanno è nata a Palermo nel 1962 e ha studiato Lingue e letterature straniere all’Università “Ca Foscari” di Venezia e si è laureata a Palermo. Dopo la laurea ha conseguito un dottorato di ricerca in Relazioni Pubbliche presso l’Università di Palermo. Giornalista professionista, è iscritta all’Ordine regionale. Ha collaborato come freelance con la Rai, Mondadori e Rizzoli. Inoltre collabora da oltre 20 anni con il mensile DOVE. I temi principali da lei trattati sono il turismo, l’ambiente, il mare, la gastronomia ed i beni culturali. Per alcuni anni ha lavorato come redattore ai programmi settimanali del TG3 Eureka e al  TG3  Sicilia.  Oggi lavora negli uffici stampa di enti pubblici e privati. Dottore di ricerca in Pubbliche Relazioni, collabora con master universitari ed enti formativi, ma la sua vera passione sono il mare, la vela e le immersioni, le isole, i fondali marini e la loro tutela.   Ha pubblicato il libro di itinerari “Suggestioni di Sicilia”, oltre a numerose guide turistiche sull’isola. È ideatrice, insieme al suo compagno skipper ed armatore Fulvio Croce, del programma di vela e cultura del mare Archeosailing per cui cura la comunicazione ed il blog Archeosailing in Atlantico. Sulle tracce del Nobel ecologista edito da Il Frangente è la sua ultima pubblicazione. Sulle tracce del Nobel ecologista  Sulle tracce del Nobel ecologista  è un romanzo di viaggio, una sorta di diario di bordo nel quale l’autrice ripercorre le tappe di una serie di viaggi dello scrittore ecologista francesce Le Clézio. Le Clézio, nelle sue opere, si dedica ampiamente alla scrittura di paesaggi marini. Inoltre nei suoi primi romanzi è chiara la volontà di ribellione dell’autore nei confronti del sistema costituito, la denuncia della guerra, dello sfruttamento umano e ambientale e dell’inquinamento. Per tutte queste ragioni, Le Clézio è da considerarsi uno scrittore militante, tanto che l’accademia svedese lo definì uno “scrittore ecologista impegnato”. Nei decenni successivi le sue opere assumono invece un tono più personale, nonostante egli tratti spesso il tema del viaggio e i ricordi della propria infanzia, senza tuttavia mai rinunciare alla contestazione degli aspetti più turpi della società contemporanea. Il viaggio comincia con l’arrivo a Rodrigues, la più piccola delle isole Mascarene. L’autrice descrive minuziosamente dall’arrivo sull’isola agli scorci di natura presenti sulla stessa. Poi Panama, sulle tracce degli indios della foresta. In seguito è il turno del Messico, il posto dell’ultima strage delle balene grigie. Il Marocco, il deserto. L’Oceano Pacifico: il continente invisibile. L’autrice compie un lavoro esemplare: facendo riferimento spesso a citazioni tratte dalle opere di Le Clézio, ripercorre gli stessi luoghi visitati. Il testo è scorrevole, lineare e ha la forma di un vero e proprio diario di bordo nel quale racconta ogni singolo dettaglio sui luoghi visitati. Analizza a fondo, s’interroga e ci interroga al fine di farci comprendere che, continuando ad inquinare, ad abusare di plastica, ad accumulare spazzatura, nel mare a breve ci saranno più rifiuti che forme di vita. “Ma noi contemporanei troveremo il modo […]

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Il rumore dei passi di Luca Ispani | Recensione

Luca Ispani nasce a Modena il 19 maggio 1979. Ad 8 anni vince il primo premio presso un concorso giovanile in Veneto indetto da una radio locale. Vincitore e segnalato in numerosi premi nazionali e internazionali, studia da tempo da autodidatta diversi autori. Negli ultimi vent’anni si è appassionato alla paesologia. Inizia a fare letture poetiche nel 2004 per lo più in eventi di arte di strada dove si sente più a suo agio. Dal 2014 al 2015 ricopre il ruolo di vice-presidente presso l’associazione culturale “I Poetineranti”. Collabora con il collettivo di poesia nazionale “Bibbia d’Asfalto” dal 2014 al 2016. Segue il progetto “Grungeart”, che è la creazione di un vero e proprio spettacolo basato su testi performanti, musica e arte visiva riconducibili al movimento “grunge”dei primi anni ’90. Diversi suoi testi sono stati tradotti negli Stati Uniti, in Messico e in Australia. Il rumore dei passi di Luca Ispani è il suo ultimo libro di poesie. Il rumore dei passi di Luca Ispani è una breve raccolta di poesie, pubblicata dalla Roundmidnight edizioni. L’autore, all’interno del testo, tocca varie tematiche, nonostante i temi centrali, che fanno da filo conduttore, siano la natura, i paesaggi, i monti. Le poesie sono a tratti un urlo tacito e profondo, a tratti un grido di ribellione contro un mondo di ingiustizie che vede vittima i più deboli, i disabili, coloro i quali non hanno possibilità di parola in un mondo in cui è semplice divenire vittima dei più forti. L’occidentale non si cura Della guerra dei poveri Pensa al telefono nuovo Da cambiare ogni sei mesi. Dai letti d’ospedali e alla sofferenza dei malati, al Congo e alle tematiche riguardanti la guerra. Sono chi ha il corpo trafitto Da lame di parole Orgogliose e bisbetiche Funeste e malinconiche. [l’inettitudine del volere e potere. Così l’autore descrive se stesso e il suo essere. Il rumore dei passi di Luca Ispani Nelle poesie è chiara ed evidente la sua ispirazione alle liriche del poeta Franco Arminio, al quale, appunto, dedica anche dei versi. Ho scritto di vita, di piante e natura Di amore e di linfa, dice nella sua poesia intitolata Parole. Il rumore dei passi di Luca Ispani ha un lessico chiaro, semplice, diretto, accessibile a qualsiasi tipologia di lettore. Non occorre essere appassionati di poesia per lasciarsi travolgere e sopraffare dalle sue liriche, brevi, concise, toccanti. Volume breve, da leggere tutto d’un fiato. Tangibile l’armonia con cui l’autore vive il rapporto con il paesaggio, con le montagne, con i campi. La vita del paese, il focolare domestico intorno al quale ruota la pace delle famiglie, lo scorrere del tempo. Per acquistarlo: qui. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Il teatro sulla Francigena di Simone Pacini

Simone Pacini nasce a Prato nel 1976 e attualmente vive a Roma. Ha studiato organizzazione e gestione di eventi e spettacolo dal vivo, prima all’Università di Firenze specializzandosi poi con un master all’Università Bocconi di Milano. Durante questi anni di formazione ha collaborato con importanti teatri e festival (tra cui Ravenna Festival e il Festival dell’Unione dei Teatri d’Europa organizzato dal Teatro di Roma). A Milano ha lavorato presso l’Associazione Teatrale Duende e alle Edizioni Ubulibri. Dal 2003 collabora con l’associazione Carte Blanche all’organizzazione del festival VolterraTeatro. Da tempo spettatore militante e appassionato di critica, ha fondato nel 2004 una rivista di cinema in seguito diventata portale web (www.ilgrido.org) per il quale tuttora collabora. Oltre al teatro e al cinema, si interessa di arti visive, letteratura ed enogastronomia. Pratica attività di “cultural networking” nella speranza di abbattere il conformismo e l’appiattimento culturale dell’Italia. Il teatro sulla Francigena è il primo libro di Simone Pacini, pubblicato da Silvana Editoriale. Il teatro sulla Francigena di Simone Pacini è il diario di bordo di un gruppo di attori appartenenti a due scuole: il Teatro Metastasio Stabile della Toscana e il Théàtre École d’Aquitaine. La particolarità del progetto è che si tratta di un vero e proprio trekking teatrale, svolto appunto dai ragazzi della via Francigena. Si tratta di due gruppi eterogenei, composti da ragazzi tra i 20 e i 25 anni, salvo poche eccezioni. 37 persone in tutto, in viaggio per oltre un mese, attraversando le seguenti città:  Prato, Lucca, Pisa, San Miniato, Certaldo, Gambassi Terme, San Gimignano, Colle Val d’Elsa, Monteriggioni, Siena, San Quirico d’Orcia, Bagno Vignoni, Radicofani, Livorno, Bastia, Olmi-Cappella, Marsiglia, Villeréal, Monflanquin, Penne-d’Agenais, Pujols, Monclar, Castelmoron-sur-Lot, Clairac, Damazan, Bruch, Nérac, Barbaste, Montesquieu, Agen più altre decine di villaggi e piccoli paesi. Il teatro sulla Francigena di Simone Pacini Il teatro sulla Francigena di Simone Pacini è, appunto, un vero e proprio diario di bordo circa le esperienze dei ragazzi che prendono parte al progetto. Siamo di fronte al racconto di ciò che avviene dal momento del risveglio a quello in cui si giunge, sfiniti, bagnati completamente dalla pioggia, in un nuovo paese o una nuova città, fino ad arrivare in Francia. Scritto in maniera colloquiale, ricco di dettagli sui vari spostamenti compiuti dagli stessi all’interno delle varie città visitate e dei piccoli borghi nei quali si è giunti, appunto, a piedi. Il testo è arricchito da innumerevoli fotografie che ritraggono i ragazzi in cammino, in scena o in momenti di quotidianità alle prese magari con il pisolino del giorno, le prove musicali o una semplice passeggiata. Per saperne di più: www.ilteatrosullafrancigena.it

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Sognando Bologna di Riccardo Bassi | Recensione

Riccardo Bassi, autore di Sognando Bologna, è uno scrittore e imprenditore milanese. L’autore si divide tra la famiglia, il lavoro, lo sport e la scrittura, passione che coltiva da sempre. La sua professione principale si svolge nell’ambito informatico, inoltre collabora come referente partnership nel progetto Milan Academy. Sognando Bologna è una sorta di romanzo giallo, a tratti pink-noir, che racconta le difficoltà economiche e sociali di un gruppo di ragazzi.  L’autore, non a caso, sceglie il capoluogo dell’Emilia Romagna come culla del proprio racconto, poiché fulcro dello sviluppo della cultura italiana, della musica, dello sport e della cucina. La prefazione del libro è a cura di Luca Bonaffini e la copertina è uno scatto del figlio di Luca Carboni, Samuele. Sognando Bologna è la storia di una comitiva di ragazzi, le cui vite si intrecciano e si slacciano a causa di una serie di sorprendenti ed inaspettati eventi. Protagonista indiscusso del racconto è Kevin, la cui vita è irrimediabilmente legata a quella di tre ragazze, Alice, Sara e Giulia con cui intrattiene relazioni amorose diverse tra loro ma tutte importanti allo stesso tempo. Le tre ragazze sono completamente diverse, per cui Kevin non sa verso quale delle tre proiettarsi. Il filo conduttore della narrazione è, dunque, il rapporto che lega Kevin alle tre donne, sullo sfondo di una Bologna piena di bellezza, contraddizioni e criminalità. Sognando Bologna di Riccardo Bassi Un alone di mistero caratterizza la storia ed i personaggi che s’incontrano e si scontrano tra il posto di lavoro e la palestra che frequentano. Alice, giovane donna dal passato turbolento, viene presentata come la dama di compagnia di una contessa che improvvisamente viene colta dall’Alzheimer. La malattia procede a ritmo irrefrenabile, e quindi la donna è chiamata a redigere il proprio testamento. Ma Alice in realtà non è una dama di compagnia: è un’agente segreto ingaggiato per proteggere la contessa, il suo patrimonio e un anello dal valore di due milioni di euro da eventuali malfattori. Protagonisti mutevoli, poiché dietro alle loro vite apparentemente normali e tranquille, si celano una serie di misteri e colpi di scena del tutto inattesi. Sognando Bologna si apre in maniera lenta: nelle prime pagine predominano descrizioni delle vite e delle abitudini dei personaggi principali. Il lessico è chiaro e la narrazione procede scorrevole e in maniera lineare. È solo verso la metà del racconto che la storia prende una piega inaspettata: costanti colpi di scena incuriosiscono il lettore portandolo a giungere al termine della storia in breve tempo.

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Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…, di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi

Una breve parentesi sugli autori del libro Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Flavia Salomone è nata a Roma, dove si è laureata in Biologia con indirizzo Antropologico presso l’Università degli Studi “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.) presso il laboratorio di antropologia del Museo “Giuseppe Sergi” dell’Università di Roma “La Sapienza” e presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica e recentemente con la casa Edizioni Espera ha pubblicato il suo primo libro “C’era una volta Homo“. Da aprile 2017 è redattrice per Running Experience. Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Inoltre, realizza e produce app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente è assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza ed  è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, trattano principalmente argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017). Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi “Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…” è un breve volume illustrato di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi che parla delle cronache del Lazio preistorico. Gli eventi cruciali dello sviluppo dell’uomo sono stati quattro: la postura eretta, il bipedismo, le mani libere e il cervello sempre più grande e complesso. Una serie di mutazioni a livello fisico e posturale hanno portato l’uomo ad evolversi, progredire e divenire ciò che oggi è. Nel breve testo, dedicato anch’esso ai bambini delle scuole primarie, gli autori descrivono una vasta scelta di siti paleontologici presenti a Roma, non tutti visitabili, analizzando i vari reperti ritrovati in loco. Il volume è interamente dedicato al Lazio, spaziando tra la geografia, il clima, la flora e la fauna risalenti ad epoche remote. Si parla di mari in cui nuotavano ammoniti ed ittiosauri, di mari bassi e caldi popolati dai coralli, di foreste pluviali divenute successivamente steppe gelide e aride nelle quali vivevano mammut e rinoceronti lanosi. In Lazio vivevano stambecchi e camosci, buoi, cervi nobili, megaloceri, piccoli asinelli, lupi, iene macchiate e il ghiottone, uno dei più aggressivi predatori. È la storia degli uomini di Neanderthal e dei loro antenati, che popolavano un territorio abitato da  mammiferi ormai estinti, dove i vulcani del territorio a nord e a sud dell’attuale città di Roma erano ancora attivi. Il volume è articolato in tre parti identificabili dai diversi colori usati: il rosso, per la prima parte dedicata all’evoluzione umana; il blu, per […]

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C’era una volta… HOMO di Flavia Salomone

Flavia Salomone è nata a Roma, dove si è laureata in Biologia con indirizzo Antropologico presso l’Università degli Studi “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.) presso il laboratorio di antropologia del Museo “Giuseppe Sergi” dell’Università di Roma “La Sapienza” e presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. 

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A tutto c’è rimedio di Helen Phillips (Recensione)

Helen Phillips è nata in Colorado nel 1983. Ha studiato a Yale e al Brooklyn College, dove si è laureata ed ora insegna. Ha scritto vari libri, tra cui ricordiamo il più celebre “The Beautiful Bureaucrat”, tradotto per la prima volta in Italia nel 2017, che è stato citato sul New York Times come uno dei migliori romanzi del 2016. Attualmente vive a Brooklyn con il marito, l’artista Adam Douglas Thompson ed i loro figli. Ha vinto vari premi per la sua produzione, tra cui ricordiamo l’Italo Calvino Prize in Fabulist Fiction. A tutto c’è rimedio di Helen Phillips, pubblicato in Italia dalla Safarà editore, è un romanzo in cui si sviluppano una serie di storie indipendenti e slegate l’una dall’altra. Unico denominatore comune: il surreale. Ogni storia, appunto, si svolge in una realtà distopica in cui s’intreccia reale e surreale, rendendo la narrazione carica di suspense e colpi di scena del tutto inattesi e sorprendenti. Il romanzo si apre con la storia di una donna che è a conoscenza della data esatta della propria morte e vive per decenni in attesa che essa avvenga. Arriva al giorno tanto temuto: il 17 aprile. Eppure quel giorno sarà molto diverso dal previsto. La narrazione continua con le vicende che riguardano la quotidianità di una donna che vive con un robot: un compagno perfetto. Impeccabile dal punto di vista fisico: corpo prestante, instancabile a letto. Gesti e azioni dello stesso prevedibili e ripetitive. Si passa ad una coppia formata da marito e moglie che decidono di allargare la famiglia e sposare un’altra donna, per poi toccare nella breve storia successiva il tema dell’esistenza di un altro mondo, nel quale è possibile trovare i congiunti, ossia alieni che, a contatto con gli esseri umani del pianeta Terra, si uniscono ad essi per dare vita ad una nuova specie di ermafroditi. A tutto c’è rimedio di Helen Phillips Storie bizzarre, frutto di un’immaginazione eccellente, circa una realtà distopica verso la quale, a tratti, rischiamo di giungere. Il romanzo è scorrevole, interessante, piacevole. Attraverso le storie, stranianti e paradossali, si ha modo di riflettere sulla realtà che viviamo e che spesso rischia di sfuggirci di mano. Una bambina chiede ai genitori a cosa serva l’erba. Potrebbe sembrare una domanda banale ma, riflettendoci, ci si può render conto del fatto che non lo è affatto, poiché è sempre più probabile che i bambini conoscano cosa sia uno smartphone e a cosa serva, ignorando però cosa possa essere l’erba. A tutto c’è rimedio di Helen Phillips è un romanzo davvero strambo ed atipico, a tratti divertente e leggero, a tratti inquietante, che fa riflettere molto sulla quotidianità che viviamo e sui problemi che affrontiamo ma soprattutto porta il lettore ad interrogarsi a fondo sul futuro dell’umanità, prevedendo determinati eventi e facendo in modo che, magari, non si avverino.

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Alexandra Rendhell e la storia di Eusapia Palladino

Alexandra Rendhell, autrice del libro Eusapia Palladino. La medium star disperazione della scienzaedito da Apeiron Edizioni, è figlia  di Fulvio Rendhell, esoterista e medium di fama internazionale. Figlia d’arte dunque, antropologa, autrice teatrale e dedita allo studio circa il mistero e l’esoterismo, ha scritto diversi articoli e saggi sull’argomento, dedicandosi anche alla sacralità femminile nei culti arcaici. Ha partecipato inoltre a vari documentari e trasmissioni tv ed è redattrice co-direttrice della rivista mensile Mysterium Exoterium. L’interesse della donna per la dimensione paranormale e per la Magia non hanno però portato Alexandra Rendhell a trascurare la battaglia per i diritti umani, animali e vegetali, poiché ha scritto, a tal proposito, un documentario contro la pena di morte e la tortura: “Quando Abele diventa Caino”. Eusapia Palladino. La medium star disperazione della scienza è una sorta di romanzo biografico che narra l’intera vita della donna, partendo dall’infanzia, fino agli ultimi giorni della sua esistenza. L’autrice ha compiuto un enorme studio sulla vita della medium, documentandosi in maniera impeccabile e ricorrendo a fotografie di vecchi quotidiani, archivi storici, relazioni scientifiche, articoli comparsi su giornali internazionali o addirittura fotografie di alcune sedute spiritiche di Eusapia stessa. È un lavoro esemplare poiché Alexandra Rendhell pone il lettore di fronte ad una serie di interrogativi che troveranno progressivamente una risposta con la lettura, per quanto si possa esser increduli di fronte a tali fenomeni. Fenomeni spaventosi per alcuni, fantasia per altri, realtà per coloro che credono in una vita nell’aldilà che spesso fa capolino nella nostra vita. Forse con il fine di terrificarci,  di comunicarci qualcosa, o ancor più semplicemente, di creare una sorta di contatto tra i due mondi: quello dei vivi e quello dei morti. Eusapia Palladino di Alexandra Rendhell Eusapia Palladino nasce nel 1854 a Minervino Murge, in provincia di Bari, in una famiglia di contadini. Rimane ben presto orfana, perde prima la madre e, successivamente, assiste all’uccisione del padre per mano dei briganti. Durante il conflitto viene colpita riportando come conseguenza una ferita alla testa, causa di una cicatrice che l’accompagnerà per l’intera vita. Nel 1871 si trasferisce a Napoli a casa del signor Damiani, appassionato di spiritismo. Proprio durante la convivenza con la famiglia, presso la quale svolge il ruolo di bambinaia, vengono notate le capacità medianiche e così ha inizio in qualche modo la sua vita da medium. La donna, che era incapace di coordinare il movimento di entrambe le mani, era capace di far levitare oggetti, tavoli, sedie ed evocare spiriti di defunti che si materializzavano di fronte ai presenti durante le sue sedute, nelle quali invogliava i partecipanti a comunicare tra loro e a rompere in qualche modo il silenzio. Era praticante del bene e non del male, poiché durante la sua “connessione” non invocò mai  figure demoniache. Durante il suo periodo di attività riscosse molto successo e destò inoltre tanto scalpore, al punto da esser convocata anche all’estero  per le sue sedute, che erano a pagamento, ragion per cui fu spesso accusata di lucrare con le sue finte capacità. Figura affascinante quella di […]

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Il colombo d’argento di Andrej Belyj (Recensione)

Andrej Belyj, pseudonimo di Boris Nikolaevič Bugaev, nasce a Mosca nel 1880 dove successivamente si laurea in Matematica e Filosofia. È stato uno scrittore, poeta, filosofo e critico letterario russo. Il suo esordio letterario avviene nel 1903 con la pubblicazione della II Sinfonia, alla quale seguiranno la I, la III e la IV, opere cariche di riferimenti mistici. Successivamente compone la raccolta di versi intitolata Oro azzurro, nella quale sono molteplici i riferimenti a Nietzsche. Nel 1908, con la pubblicazione di Cenere, si allontana drasticamente dal misticismo, distacco che avviene soprattutto a causa del fallimento della rivoluzione del 1905, rivoluzione nella quale avevano riposto fiducia i poeti simbolisti russi. Al colombo d’argento, che è il suo primo romanzo, edito nel 1909, segue la stesura di Pietroburgo, avvenuta nel 1912, opera più famosa dell’autore, dai tratti chiaramente espressionisti. Successivamente pubblica varie raccolte di versi, di cui ricordiamo principalmente il poema Primo incontro. Andrej Belyj gode di una personalità alquanto controversa, poiché dall’essere un mistico e quasi profeta passa ad adoperare una smoderata ironia che lo rende una delle personalità di spicco della letteratura russa moderna. Il colombo d’argento, tra le ultime uscite Fazi Editore, è il racconto del paesaggio delle campagne russe e della vita degli abitanti degli stessi, in particolar modo del villaggio di Celebeevo, descritte, analizzate e vissute nel clima che precede la rivoluzione e di una setta religiosa: quella dei Colombi. Petr Dar’jarskji, un giovane ragazzo russo di bell’aspetto ma dalle tasche vuote e apparentemente anche dalla testa in egual modo, la mattina della Pentecoste, si ritrova a vagare per le campagne, completamente perso nei suoi pensieri. Il ragazzo, appassionato di poesia, passa l’adolescenza girovagando per musei e biblioteche, trascorre intere giornate sui libri e fin dall’infanzia annuncia al padre di non credere in Dio. Legge poesie, studia Kant e diviene il primo tra i compagni, nelle loro assemblee, ragion per cui comincia a godere della fama di trascinatore, poiché mai si fa trascinare.  Il giovane, quella mattina, cammina alla ricerca di risposte sul mondo ma in particolar modo indaga su se stesso. Il colombo d’argento di Andrej Belyj “Lo sai cos’è un proletario? Un proletario è un uomo che vola troppo in alto con la fantasia, e quindi ha già fallito.” Si ritrova a passare l’estate a casa della fidanzata, Katia Gugoleva, nobildonna, ricchissima nipotina della baronessa, ma rimane profondamente turbato dall’incontro con Matréna, serva del falegname Kudajarov. Si avvicina dopo l’incontro alla setta dei Colombi, una setta che attendeva in qualche modo la discesa in terra di un nuovo Spirito. Il ragazzo è attirato inspiegabilmente dalla donna, ragion per cui si separa da Katia. “Cosa attira un uomo da lasciare una donna angelica per una butterata? Non è amore ma imperscrutabile immensità di mistero che ti opprime”. Il colombo d’argento di Andrej Belyj è un vero e proprio fiume di parole complesse, arcaiche, poetiche. Scritto in prosa, a tratti appare come una lunga ed ermetica poesia, poiché sintatticamente e grammaticalmente è l’espressione perfetta della letteratura russa dell’epoca. La lettura è […]

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Io odio Internet di Jarett Kobek per Fazi Editore (Recensione)

Jarett Kobek, scrittore americano di origine turche, è nato in Massachusetts  nel 1980. Attualmente vive a Los Angeles, in California. Ha scritto vari romanzi, tra cui si annovera l’autobiografia immaginaria di Mohammed Atta(Atta). Scrive regolarmente per musei e gallerie d’arte. I hate Internet è stato pubblicato nel 2016 negli Stati Uniti ed è arrivato finalista al Gordon Burn Prize, ragion per cui, grazie alle recensioni positive ricevute dalla critica e dai lettori, è stato tradotto in Italia e pubblicato dalla Fazi Editore con il titolo Io odio Internet. Trama di Io odio Internet di Jarett Kobek Adeline, protagonista del romanzo Io odio Internet, è una fumettista quarantenne cresciuta a Pasadena, in California, con la madre Suzanne, donna che comincia ad abusare di alcol in seguito al decesso del marito. Adeline si trasferisce a San Francisco, nel 1996, con l’amico Jeremy e la moglie ed è proprio con lui che dà vita a Trill, un fumetto basato sulla storia immaginaria di un gatto antropomorfo. Lui scrive, lei illustra, entrambi usano pseudonimi per restare all’oscuro e lontani dai riflettori ma soprattutto per non subire le conseguenze del razzismo e del sessismo presenti all’interno dell’industria del fumetto. Purtroppo però l’anonimato è destinato a durare ben poco poiché il fumetto ha un riscontro positivo e da esso prende spunto un film, ed è proprio il produttore del film a rivelare il nome dei due autori, durante una conferenza stampa. L’evento cambia drasticamente la vita della donna poiché in seguito a ciò, mentre partecipa ad un’incontro in un’università, viene filmata da uno studente che pubblica il video su Youtube, video che diventa subito virale. Durante l’incontro, commette “l’unico reato imperdonabile del 21esimo secolo”: esprime ciò che pensa sul mondo della tecnologia e non solo, toccando personaggi icona dei giovani d’oggi. Diventa così bersaglio degli haters e comincia a ricevere insulti di ogni tipologia. Fino ad allora era stata lontana dal mondo dei social network: non possedeva neppure una televisione. Ma da quel momento in poi comincia a fare uso di Twitter, tentando di rimediare alla reputazione negativa che ha online e cedendo in qualche modo alle conseguenze che derivano dall’essere esseri virtuali in un mondo ormai virtuale. Io odio Internet: considerazione Io odio Internet è un romanzo geniale. Coinvolge il lettore sin dalle prime pagine, non solo per il racconto in sé ma soprattutto per la maestria con la quale l’autore sviluppa la vicenda. È abile nel non annoiare, nonostante la narrazione non sia affatto lineare, poiché Kobek divaga spesso, passando di argomento in argomento. Il testo appare quasi come una commedia sarcastica e irriverente, è ricco di humour e di battute con prevalenza su Internet e sul mondo dei social: Twitter, Facebook, Instagram, ecc. Ma non mancano di certo le tematiche: si parla di Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncé. Si sfiorano temi filosofici e si parla addirittura di Gesù, definito un estremista in quanto predicava l’amore universale e il perdono universale. Vengono citati i nomi dei presidenti degli Stati Uniti d’America, si parla dell’11 settembre, di Mark […]

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Il maestro di Quintodecimo, Maria Collina (Recensione)

Maria Collina nasce ad Acquasanta Terme nel 1955. Laureata in Sociologia presso l’università la Sapienza di Roma, insegna nella scuola dell’infanzia ed esordisce come scrittrice con la pubblicazione del libro Prendi le mie mani, adottato come testo di approfondimento in numerosi istituti scolastici. In seguito pubblica diverse opere che la vedono vincitrice di vari premi letterari. Figlia di Guerrino Collina, al quale dedica l’ultima sua opera pubblicata a maggio 2018 dalla Fazi editore: Il Maestro di Quintodecimo. Il Maestro di Quintodecimo è un’opera biografica che racconta la straordinaria vita di Guerrino Collina.  Nato in Canada da genitori italiani nel 1918, alla tenera età di tre anni il bambino fa ritorno in Italia, stabilendosi con la famiglia ad Acquasanta Terme, nei pressi dei monti Sibillini, lungo la via Salaria. Il giovane trascorre le sue giornate spensieratamente recandosi a scuola e giocando con il suo cane, Nuvola. Nel 1925 però uno spiacevole evento stravolgerà la vita del bambino. A soli sette anni è protagonista di un’esplosione fatale dovuta ad un ordigno bellico ritrovato dal fratello e nascosto dal padre nell’armadio di casa al fine di recuperare la polvere da sparo in esso contenuta. Il bambino viene recuperato quasi esanime dalla madre e trasportato d’urgenza in ospedale. In seguito all’incidente, perde la vista e le mani. Viene così trasferito in un istituto per ciechi e menomati, nel quale incontrerà le persone che ad undici anni, grazie ad un intervento chirurgico, gli permetteranno di recuperare la vista. Anni difficili per il bambino e per la famiglia nella quale fa ritorno all’età di dodici anni. Famiglia che abbandonerà nuovamente per potersi dedicare agli studi, recandosi dunque in un altro istituto. La carestia e la guerra causano molteplici eventi spiacevoli nella vita del ragazzo che, grazie al suo carisma e alla sua forza d’animo, non si rassegna e trova nella fede in Dio, nella passione per la pittura e per l’insegnamento le ragioni di vita che gli permetteranno di andare avanti senza demordere mai. Guerrino Collina infatti non diviene solo un insegnante: diventa un vero e proprio maestro di vita. Il maestro di Quintodecimo, pubblicato dalla Fazi editore Opera esemplare, ricca di contenuti e di valori che trapelano da ogni singola parola che l’autrice adopera. Racconta minuziosamente la vita del padre, le gioie, i dolori e le sofferenze provate in vita, non tralasciando nessun dettaglio. Attraverso un lessico semplice ma ricco di aggettivi, fa sì che il lettore si immedesimi nelle esperienze di vita dell’uomo, rendendo la lettura piacevole, scorrevole e mai noiosa. Un libro da leggere tutto d’un fiato, un racconto che fa riflettere ed insegna ad andare avanti nella vita, a non buttarsi mai giù, a non demordere mai perché nonostante le difficoltà e le diversità, le passioni che si hanno, la fede in Dio, la fede nell’arte, nella pittura, nell’insegnamento o in qualunque cosa essa sia, rendono l’uomo migliore, rendono l’uomo Uomo. La fede è in qualche modo il motore della vita. “Forse, però, è proprio quando il buio sembra completo e toglie […]

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Roberto Lombardi e la sua nuova raccolta poetica: Vita

Roberto Lombardi, recensione di “Vita” Roberto Lombardi, giovane scrittore avellinese nato ad Atripalda nel 1988, scrive e pubblica poesie per varie antologie. Finalista in numerosi concorsi, con la raccolta di poesie intitolata “Vita”, giunge alla sua seconda pubblicazione. Dottore in musicologia, è attualmente in procinto di laurearsi in Scienze della produzione multimediale e dello spettacolo ad Avellino, città in cui vive. Esser poeti non è roba da poco. Poeti non si nasce e poeti non si diventa: poeti lo si è. Non si è poeti a causa delle rime baciate che si è in grado di incolonnare su carta o grazie alle figure retoriche che si riesce ad adoperare scrivendo. Non si è poeti perché si è capaci di impiegare un lessico forbito o perché si conosce bene l’arte della retorica. Non si diventa poeti leggendo la poesia altrui, non s’impara a scuola la poesia. Roberto Lombardi, una vita per la poesia La poesia nasce e basta. Esce fuori dalle viscere, senza neppure esser capaci di spiegarsi il perché. In qualche modo è come la defecazione: mangi, ingurgiti grandi o minime quantità di cibo, non puoi non liberarti, alla lunga moriresti. Vivi, senti: non puoi non svuotarti scrivendo, moriresti dentro, in qualche modo. Mangi l’aria, gli alberi. Ingerisci la gente che ti circonda, gli occhi, i volti, le mani che tocchi. Ingoi i luoghi che vivi, digerisci i passi che percorri. Hai sullo stomaco le emozioni indigeste, scivolano nell’intestino quelle che hai ben masticato. La vita che è al di fuori di te, è dentro di te. Ed è ciò che fa il giovane autore attraverso le sue pagine ricche di pathos: spaziando di tematica in tematica, fa sì che i suoi versi liberi, privi di metrica e di rime, giungano dritti all’animo del lettore travolgendolo nelle emozioni intense che lo scrittore vive e trasmette attraverso le sue parole semplici, dirette, delicate. Roberto Lombardi dedica componimenti alla vita, all’amore, a sua madre, a Rita. Scrive della sua terra, di Avellino. Compare una poesia in lingua inglese, dedica versi a Kandinsky. Ricerca la poesia nelle montagne, nei fiumi, nel cielo, nella terra. “Niente ti appartiene davvero, se non le azioni”, scrive. Parla dell’amore perduto, dell’amore perdonato, dell’amore ritrovato. Dice che non è questo il suo mondo, non è questa la sua casa e non sono suoi neppure gli orologi che vogliono conformarlo al gioiello e a chi non è come lui. È sua la vita, i pensieri, la vecchia gioventù, il fieno che l’accoglie, il sole. Questa è la sua la poesia. Roberto Lombardi su Amazon [amazon_link asins=’8871636945′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’7046d6b4-5159-11e8-8d5d-917dae7ed7bf’]

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Alla ricerca della vita di Giovanni Nebuloni

  Giovanni Nebuloni, vive e lavora a Milano. È il fondatore della corrente letteraria Fact-Finding Writing, ovvero di una sorta di scrittura conoscitiva, equiparabile al saggismo filosofico e scientifico (scrivere per conoscere). Autore di vari romanzi, la sua prima pubblicazione risale al 2007 con La polvere eterna, al quale ne seguono altre di notevole spessore culturale. Alla ricerca della vita, edito dalla casa editrice 13Lab, è l’opera più recente dello scrittore. Nel romanzo l’autore affronta la tematica dello studio e della ricerca circa le cellule staminali e di Luca (Last Universal Common Ancestor), ultimo comune antenato universale, ossia il primo essere vivente. La sede della casa farmaceutica è in Sudafrica ed è proprio lì che si intrecciano due storie parallele. Due ricercatori italiani vengono improvvisamente colpiti da un morbo sconosciuto che condurrà loro alla morte ma che colpirà anche molti altri malcapitati che ne resteranno però immuni. Carcinoma squamocellulare trasmissibile, la causa del loro decesso. Alla ricerca della vita Il cancro dal nostro punto di vista e dal punto di vista dell’organismo che ne viene assalito è visto come la ricerca della morte. Ma dal punto di vista delle cellule cancerose, il suo sviluppo è la vita, certamente non la morte. “Il cancro vuole vivere”, scrive per l’appunto l’autore. Vivere, espandersi, ricercare la vita. Il romanzo è carico di suspense e di pathos sin dalle prime pagine. La narrazione inizia con un omicidio che nulla lascia presagire degli eventi che accadranno in seguito. Notevole la maestria dell’autore nel raccontare la vicenda che mai appare lenta o noiosa ma che, al contrario, si sviluppa con un ritmo rapido e incalzante. Molteplici dialoghi presenti nel testo, lessico chiaro e di facile comprensione. Tematiche interessanti si intrecciano ad un racconto che invoglia il lettore a giungere in breve tempo alla conclusione della lettura del romanzo. Nelle ultime pagine si alternano descrizioni tecniche e dettagliate circa il cancro e riflessioni profonde sulla vita e sulla malattia. [amazon_link asins=’889963324X’ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’5c07a618-46b5-11e8-a9b8-c573c8d92c6f’]

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Voli Pindarici

Le vite degli altri sono le vite che ti soffermi ad osservare

Le vite degli altri sono le vite che guardi comodamente seduto, sigaretta spenta tra pollice e indice della mano destra, accendino nel palmo della sinistra, tasti di cenere e pensieri di fumo. Le vite degli sono le vite che scruti alla finestra. Hai chiuso le ante della finestra sulla via reale, hai aperto lo schermo della finestra sulla vita virtuale. Fuori tutto tace, dentro è tutto un mi piace. Le vite degli altri sono le vite che non vorresti mai più vedere. Le vie del Signore sono infinite, le vie delle piazze sono sempre le stesse ma le vie del web sono le più intasate e tra semafori rossi e ingorghi di fronte a cuori rossi, semafori spenti, cervelli dissestati, sentimenti tamponati, c’è stato un incidente: accertata avaria nel sistema empatico del seducente. Le vite degli altri sono le vite che non vorresti mai aver vissuto. L’altro sei tu e quell’altro stronzo che tu non sei è l’altro che con te è stato. La serenità al posto della felicità: la scelta dei saggi, mentre assaggi lacrime certamente serene. Le vite degli altri sono le vite in cui una vita vale l’altra: non vieni con me? Viene un’altra. Non mi vuoi? Mi vuole un’altra. Non vuoi la canzoncina? La vuole un’altra. Le vite degli altri sono le vite che mai vorresti vivere. La vita degli altri è la vita che tu stesso stai vivendo. Tentando invano di pensare al tuo benessere, ti sei ritrovato ad ignorare la vera natura del tuo essere. Non eri sereno, ma eri felice. Ora che sei sereno, vivi nell’infelicità. Allora che senso ha a questo mondo la serenità? Non sei più comodamente seduto, basta perdere tempo a fumare: è l’ora di agire. Che tristezza le vite degli altri. Che tristezza la tua vita. 

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Breve storia di un dipinto, il romanzo storico – artistico di Salvatore Puzella

Salvatore Puzella, nato a Benevento nel 1988, si è laureato a Roma, città in cui vive e lavora, in Storia dell’Arte. Ha scritto saggi critici per vari cataloghi di mostre, scrive anche per riviste specializzate nel settore artistico e collabora con l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2015 ha scritto il suo primo libro Investire in arte e collezionismo, che è stato uno dei libri più venduti nel 2016 nel settore Economia dell’arte. Breve storia di un dipinto, ultimo libro dell’autore, pubblicato ad ottobre 2017 dalla Ferrari editore, è un racconto che ruota intorno alla vendita di un dipinto del pittore veneziano Canaletto, uno dei più grandi artisti del Settecento. La trama, dallo sfondo giallo, narra di accadimenti realmente avvenuti ed ha per protagonisti personaggi esistiti, come lo storico dell’arte Berenson, il mercante inglese Joseph Duveen e Cornelius Gurlitt, l’erede dei capolavori appartenuti al padre Hildebrand e noto come il ladro d’arte di Hitler. Una tela, apparentemente di Canaletto, in realtà lavoro del suo allievo Cimaroli, viene venduta come opera dipinta dalla mano del pittore veneziano. Tra Duveen e Berenson c’è un’alleanza professionale che li lega da anni, ragion per cui lo storico dell’arte chiede al mercante inglese di vendere al signor Rothschild, che cercava disperatamente un’opera del pittore, il quadro di Canaletto. I due stipulano un accordo per cui avrebbero spacciato la tela del Cimaroli per opera del suo maestro, vendendola ad una cifra elevata, dividendone così il ricavato. Duveen però decide di giocare sporco, di contattare egli stesso Rothschild in modo da ottenere l’intero guadagno senza dover dividere con Berenson. La vicenda però prenderà una piega inaspettata. Breve storia di un dipinto, non solo per esperti d’Arte Breve storia di un dipinto può essere definito un romanzo storico-artistico, diviso in due parti composte rispettivamente da cinque e tre capitoli di breve lunghezza. Nonostante sia ispirato a fatti realmente accaduti, le storie sono da considerarsi interamente frutto della fantasia dell’autore. Il testo è decisamente scorrevole, lineare, di semplice lettura; sono presenti dialoghi ed epistole all’interno della narrazione. Il racconto, come lascia intendere il titolo del libro, è una breve e affascinante storia, rivolta in maniera particolare a chi è amante del genere e dell’arte in generale, visti i molteplici riferimenti a collezionisti, mercanti d’arte e artisti. Vista la brevità del testo e l’elegante stesura da parte dell’autore, la lettura risulta interessante e piacevole anche per chi non è esperto del settore.  Si affronta il tema dell’arte non solo in quanto all’arte stessa, ma soprattutto in riferimento ai retroscena e agli intrighi che spesso ruotano intorno al commercio delle opere di artisti famosi e non.

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La Berlino 2.0 di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier

Mathilde Ramadier è autrice, saggista e sceneggiatrice. Dopo aver studiato Estetica e Psicoanalisi all’Università di Parigi, nel 2011 si trasferisce a Berlino. Nel 2013 pubblica il suo primo graphic novel Rêves syncopés. Nel 2016 scrive Berlino 2.0, disegnato da Alberto Madrigal ed edito nel 2017 in Italia. Alberto Madrigal, nato in Spagna e residente a Berlino dal 2007, dopo alcune storie brevi e lavori da illustratore freelance, esordisce nel mondo del fumetto con la sua prima opera lunga Un lavoro vero. Nel 2015 esce Va tutto bene e nello stesso anno realizza le illustrazioni de L’albero delle storie, pubblicato nella collana “Il battello a vapore”. La sua ultima opera è proprio Berlino 2.0. Berlino 2.0 (BAO Publishing edizioni) è la storia di Margot, una comune ventitreenne, futura dottoranda di filosofia che da poco si è trasferita da Parigi a Berlino. Speranzosa di trovare una realtà migliore rispetto a quella lasciata nella sua terra natia, carica di aspettative, si ritrova a fare i conti con un futuro non del tutto promettente. Berlino, capitale europea, reputata da molti il fulcro della cultura e della vita mondana, è anche luogo di diverse problematiche legate soprattutto all’ambito lavorativo. Cercare un impiego non è del tutto semplice e nonostante la vita quotidiana possa rivelarsi piacevole e stimolante, i giovani vengono visti, come accade in molte città europee, persone da spremere il più possibile e da pagare meno di quanto la legge stessa consenta di fare. Scopre l’esistenza dei mini-job: il datore di lavoro è autorizzato a pagare i dipendenti cifre irrisorie non garantendo loro nessuna copertura sociale. Berlino secondo Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier È questo dunque il resoconto della vita di una generazione alquanto precaria, che spesso cerca sicurezza e rifugio  lontano dal posto in cui si è nati, aspirando al raggiungimento di un luogo utopico ideale in cui poter vivere non bene ma quantomeno meglio rispetto al modo in cui si stava “a casa”. La narratrice racconta in maniera esemplare le differenze tra Parigi e Berlino: ne compara gli aspetti urbanistici, sociologici, culturali. Passando dalla birra alla musica ascoltata dai giovani, dalle pietanze consumate a colazione-pranzo alla timidezza dei giovani berlinesi, completamente differenti nell’approcciare con il gentil sesso rispetto agli italiani e agli spagnoli. Lavoro esemplare: grazie alla fusione di dialoghi semplici ma carichi di pathos e disegni curati nei minimi dettagli, Ramadier e Madrigal sono stati capaci di realizzare un’opera eccellente. I volti dei protagonisti appaiono disegnati in maniera poco definita e lineare ma ciò non impedisce al lettore di coglierne l’espressività, la natura, l’animo. La storia narrata è semplice, scorrevole, a tratti ironica, a tratti tagliente. Una graphic novel capace di coinvolgere non solo gli appassionati di fumetti ma chiunque, imponendo al lettore un’attenta analisi e riflessione circa l’epoca non del tutto florida nella quale viviamo. [amazon_link asins=’8865439742′ template=’ProductCarousel’ store=’eroifenu-21′ marketplace=’IT’ link_id=’e39c71d7-e2b8-11e7-8f1f-f5a6c6b9ca30′]

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