Il re ai confini del mondo, di Arthur Phillips | Recensione

Arthur Phillips

Il re ai confini del mondo. Storia, culture, intrighi e spionaggio s’intrecciano nel nuovo romanzo di Arthur Phillips

Il re ai confini del mondo è l’ultimo romanzo di Arthur Phillips, scrittore americano acclamato dalla critica, definito dal Washington Post “tra i migliori d’America”. Il romanzo, tra le più recenti pubblicazioni di Fazi Editore, è, in effetti, scritto magistralmente, una lettura avvincente che si avvale di un ritmo incalzante da spy story, prima ancora che da romanzo storico, rispecchiando la temperie del tramonto dell’epoca elisabettiana.
L’anziana regina vergine sta per morire e lasciare il paese, ancora scosso da decenni di guerre di religione che hanno insanguinato il paese e diviso famiglie, senza un erede che possa prendere il suo posto. Il parente più prossimo è Giacomo IV re di Scozia, il figlio di Maria Stuart, regina cattolicissima, che ha tramato contro la vita della regina e ha per questo perso la vita sulla ghigliottina: un uomo che si dichiara protestante, ma che, secondo i rapporti forniti dalle spie reali alla corte scozzese, ha più volte agito ambiguamente, pronunciando parole o compiendo atti che lo hanno reso vicino alla Chiesa di Roma o, quantomeno, un personaggio ad essa non inviso, né ad essa ostile. Un re segretamente cattolico e pronto a muovere guerra ai protestanti è un rischio che la corona inglese non può correre, e che renderebbe quarant’anni di guerre di religione, di morte e di sofferenze, inutili. 

Due i protagonisti della vicenda: Geoffrey Belloc, il più abile collaboratore della corona, a cui viene affidato il compito di testare in maniera chiara ed univoca la fede del monarca scozzese, erede al trono d’Inghilterra, e il medico turco Mahmoud Ezzedine, recatosi in Inghilterra, ai confini del mondo, in visita diplomatica per conto del sultano ottomano e mai più ritornato a casa, costretto invece alla conversione, alla permanenza in quell’isola fredda ed umida, finanche a rinunciare al proprio nome per adottare quello più inglese di Matthew Thatcher. La narrazione segue, nella prima metà del libro, due binari: l’ascesa di Belloc ai vertici del complesso sistema di spionaggio che assicura la tutela della regina e la vicenda di Ezzedine, un uomo non più percepito come compatriota dai turchi e sempre guardato con sospetto dagli inglesi, che forzatamente cerca di eradicare dal proprio cuore e dalla propria anima la patria e la famiglia lontane, che ormai dispera di poter rincontrare, fino al giorno in cui Belloc non individua in lui il perfetto agente sotto copertura, così abile nella finzione da aver quasi dimenticato la propria reale identità. Sarà il medico che, per conto di Belloc, entrerà in intimità con Giacomo per sondarne la fede, ottenendo in cambio la promessa del suo ritorno in patria, se porterà a termine la missione e chiarirà, una volta e per sempre, la spinosa questione.
Un’avvincente partita a scacchi, in cui ognuno recita la propria parte per difendere la regina – in senso sia figurato che letterale – e, al contempo, ne gioca di parallele su tavoli diversi per differenti scopi, cercando di prevenire le mosse dell’avversario e di barare e rischiare il tutto per tutto, se necessario, per ottenere quanto desiderato.

Il punto di forza del romanzo di Arthur Phillips è, infatti, il sapientissimo uso dell’introspezione, legato ad una trama avvincentissima che spinge il lettore a condurre la lettura con voracità: Phillips definisce magistralmente i contorni di un’epoca, catapultando il lettore nell’Inghilterra elisabettiana, devastata e traumatizzata da un quarantennio di guerre di religione, in un climax di tensione, di ricerca spasmodica di una verità di fede che, da fatto privato, assurge a fatto politico e determina i destini della Storia e di un popolo, ricerca che il lettore segue attraverso i moti interiori dei protagonisti, che non si rassegnano al ruolo di semplici pedine di una scacchiera più grande ma si ritagliano il proprio posto nella Storia, provando a ribaltare i destini individuali e collettivi.

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A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

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