Il tempo del girasole: intervista all’autore Claudio Aorta

Il tempo del girasole: intervista all’autore Claudio Aorta

Una serata a dipingere en plein air a Posillipo. Un misterioso girasole. Napoli Repubblicana. Sono queste le premesse del libro Il tempo del girasole di Claudio Aorta, una storia che attraversa epoche e interiorità dei personaggi, accompagnando il lettore in un’avventura intrigante e coinvolgente. Napoli fa da sfondo alla vita di Elena Giacchetti, giovane scienziata farmaceutica, protagonista di questa storia. Una sera, mentre dipinge accanto a un misterioso girasole, Elena verrà trasportata in un viaggio attraverso il tempo, in cui dovrà affrontare situazioni che sfuggono alla logica e che la metteranno di fronte a numerosi bivi, ma che le permetteranno anche di crescere e trasformarsi. Il tempo del girasole di Claudio Aorta è una storia che non si limita ad essere un semplice romanzo storico e fantastico, ma supera ogni limite, invitando il lettore a riflettere su sé stesso, sulle scelte compiute e ancora da compiere e sulle infinite possibilità di cambiamento.

Il tempo del girasole: intervista all’autore Claudio Aorta
Copertina e retro del libro (Amazon)

Intervista all’autore di Il tempo del girasole Claudio Aorta

Perché ha scelto di ambientare il romanzo nella Napoli del 1799?

Il 1799 rappresenta per Napoli un momento irripetibile, un lampo nella storia. In quei mesi si respirò un vento di libertà e di uguaglianza che arrivava dalla Francia, ma che qui trovò una declinazione sorprendentemente originale. La città poteva contare su una classe dirigente intellettuale di livello europeo: filosofi, giuristi, poeti, musicisti, scienziati. È stato forse il più grande sogno politico e culturale che Napoli abbia mai vissuto.

In questo scenario si muove anche la protagonista del libro, Elena, che arriva dal presente con un bagaglio di conoscenze moderne e si ritrova immersa in un’epoca in cui una donna come Eleonora Pimentel Fonseca, l’anima della rivoluzione, riusciva a guidare il giornale politico della Repubblica, quando altrove in Europa molte donne non potevano neppure uscire da sole. Dentro questo contrasto, Elena trova la sua rivoluzione personale: non politica, ma intimista, introspettiva, spirituale. Il 1799 diventa lo specchio in cui è costretta a guardarsi davvero.

Questo periodo storico può offrirci lezioni per il presente? C’è un messaggio che desidera trasmettere?

La Repubblica Partenopea è durata pochissimo, eppure ha lasciato un’impronta profonda. La costituzione scritta da Mario Pagano è stata, dopo quella del 1948, la più avanzata mai concepita in Italia: moderna, illuminata, coraggiosa. Per generazioni di intellettuali europei è stata un modello, un punto di riferimento ideale. Ciò che mi interessa non è tanto la lezione politica, quanto quella umana: portare avanti le proprie idee ha valore anche quando il risultato sembra utopistico. La rivoluzione del 1799 è stata breve, ma non per questo meno significativa. Allo stesso modo, ciò che accade a Elena è fuori da ogni logica, eppure la trasforma in modo radicale. Alcune esperienze, anche se fragili, irrazionali o destinate a finire, meritano di essere vissute perché aprono spazi interiori che altrimenti resterebbero chiusi.

Oltre a essere il punto di partenza della trama, che valore ha il girasole nel romanzo?

Il girasole è la soglia. È il punto in cui la vita di Elena si spezza e si ricompone, il confine tra ciò che può essere spiegato e ciò che appartiene all’ignoto. Rappresenta la scelta tra un’esistenza ordinata ma statica e la possibilità di un’utopia personale, rischiosa ma vitale. È un simbolo che tiene insieme logica e irrazionale, ragione e fede, come se la protagonista fosse chiamata a decidere da che parte stare. Non è un qualcosa di magico, ma un varco. E ogni varco, nella vita, richiede coraggio.

In che modo i personaggi crescono nel corso della storia?

Elena attraversa una rivoluzione che non è fatta di barricate, ma di consapevolezze. Il contatto con un’epoca in cui tutto è più essenziale, come la libertà, la dignità, la vita stessa, la costringe a interrogarsi su ciò che conta davvero e a rivedere le priorità della sua vita. Si avvicina alla fede, alle cose dello spirito, e scopre il valore del donarsi agli altri, che nel presente aveva smarrito. Carlo, invece, parte da una dimensione già spirituale, quasi contemplativa. L’incontro con Elena introduce nella sua vita un’energia nuova, un entusiasmo che non aveva mai conosciuto. Senza anticipare nulla, posso dire che grazie a lei scopre le possibilità del futuro e dell’amore. La crescita dei due è complementare: ciascuno illumina una parte dell’altro.

In che modo la spiritualità ha influenzato il libro?

Il vero cuore del romanzo non è tanto il viaggio nel tempo né la ricostruzione storica, ma le riflessioni intime che emergono attraverso Elena, Carlo e il narratore. La trama è spesso un pretesto per interrogare temi esistenziali: il senso del tempo e della storia, la libertà, il cambiamento, la fede. Negli ultimi anni la spiritualità è diventata una parte importante della mia vita, e non riesco a lasciarla fuori dalla scrittura. Non la intendo in senso dogmatico, ma come un modo di guardare il mondo con maggiore profondità. Per questo preferisco definire Il tempo del girasole un romanzo intimista e introspettivo, più che storico. La storia è lo scenario; l’interiorità è il centro.

Da dove nasce la sua passione per la scrittura? E perché non l’ha seguita a tempo pieno?

La mia formazione è economica e il mio lavoro è nell’informatica, due ambiti che richiedono logica e razionalità. Ma fin da ragazzo ho coltivato una forte passione per l’arte: musica, cinema, teatro, pittura e ovviamente letteratura. Non ho mai vissuto questa dualità come una contraddizione; al contrario, credo che la creatività completi ciò che la razionalità da sola non può spiegare. Un po’ quello che è capitato ad Elena nel 1799. Ho scritto canzoni, poesie, racconti, una sceneggiatura, un libro per bambini e infine questo romanzo, che resta al momento la mia unica pubblicazione. Avrei voluto dedicarmi alla scrittura a tempo pieno, ma forse non ho mai creduto davvero che fosse possibile. Ma la diffusione del mio primo libro di fatto è stata una rottura, un segnale che qualcosa può cambiare. E ora non escludo nulla.

Ci sarà un sequel di Il tempo del girasole? E quali sono i suoi progetti futuri?

Sì, il sequel è confermato. Molti lettori me lo hanno chiesto e sto completando la stesura del secondo volume. Con l’editore Balzano stiamo valutando la tempistica dell’uscita. Elena avrà ancora molto da raccontare e vivrà nuove avventure che ampliano ancor di più il mondo del primo romanzo. Tra i progetti futuri potrebbe esserci anche la pubblicazione del libro per ragazzi che ho scritto qualche anno fa: cento canzoni famose, italiane e straniere, spiegate ai più giovani, cercando di preservarne il messaggio originario e aggiungendo una mia lettura personale. Molto dipenderà dall’accoglienza dei miei romanzi, ma mi piace pensare che ogni storia possa aprire la strada alla successiva.

Fonte immagine in evidenza: copertina del libro

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