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Eroica Fenice

Impero: Vidal fra imperialismo politico e mediatico (Recensione)

Impero: Vidal fra imperialismo politico e mediatico (Recensione)

Con Impero Vidal aggiungeva nel 1987 un altro importante tassello nel mosaico di sette romanzi del ciclo Narratives of Empire e con la recente traduzione del romanzo per Fazi Editore di Benedetta Marietti, prosegue il progetto editoriale di fornire una veste moderna in italiano dell’opera dell’intellettuale che ha fatto tremare l’America. Dopo Emma, 1876 e L’età dell’oro, pubblicati per la prima volta rispettivamente nel 1976 e nel 2000, Impero prosegue il ciclo di sette romanzi Narratives of Empire, con cui Vidal aveva progetto di svelare il vero volto dell’America: non quello di benefattore del mondo, ma di freddo calcolatore.

Vidal e la narrativa dell’Impero

In Impero Vidal, maestro del romanzo storico americano, porta il suo lettore in un momento cruciale della storia del Nuovo Mondo, ovvero quello a cavallo fra Ottocento e Novecento, in cui prende avvio la politica imperialista degli Stati Uniti d’America che la porterà, secondo l’idea dell’autore, a concorrere con il “curriculum” espansionistico del Vecchio Continente fino, si può aggiungere, a superarlo con quelli che saranno gli avvenimenti della Prima e Seconda guerra mondiale, nonché quelli legati alla Guerra Fredda.

In particolare, con Impero l’autore si concentra sull’evento storico che avvia l’America alla conquista fisica e politica del mondo, ovvero la Guerra Ispano-Americana scoppiata nell’aprile 1898 e conclusasi ad agosto dello stesso anno. Di fondamentale importanza sono le figure degli esponenti del mondo del giornalismo, fra cui John Milton Hay, saggista e editore del New York Tribune, che proprio allo scoppio del conflitto fu nominato Segretario di Stato degli Stati Uniti; Caroline Sanford, giovane proprietaria del Tribune e William Randolph Hearst, imprenditore e editore di numerosissime testate giornalistiche; quest’ultimo, in particolare, aveva compreso la “grande verità” del mondo giornalistico di cui faceva parte: ovvero quella per cui «se non ci sono notizie esaltanti da riferire, bisogna crearle» (p. 83).

Alla base di questa denuncia di Vidal vi è l’operazione di Hearst, attuata negli anni in cui è ambientato Impero, sia prima che dopo la guerra, che, con la manipolazione delle notizie, ha influenzato pesantemente l’opinione pubblica e dipinto il volto con cui l’America appariva. In merito a questo, in Impero, come anche nei suoi altri romanzi, Vidal si pone come indagatore da un punto di vista i terno delle dinamiche politiche che hanno portato gli Stati Uniti d’America ad apparire per quel che, secondo la sua idea, non furono, un paese pacifista. In questo senso, è emblematico lo scontro con gli ideali dell’antica repubblica di Lincoln, fondati su quelli libertari, e quelli moderni di stampo espansionistico.

Si vedano ad esempio le parole di Hanry James, scrittore e saggista che nelle sue opere si è sempre posto come difensore della moralità e nel caso particolare, avverso all’espansionismo statunitense: «James tese le mani in un gesto accomodante. “Parli di leggi della storia e io non sono un avvocato. Ma confesso di essere diffidente. Come possiamo assumerci l’onere di governare gli altri, noi che non sappiamo nemmeno governare noi stessi con lealtà? […] Insisteremo a far amministrare i nostri possedimenti spagnoli da un gruppo dirigente che ha reso la politica statunitense così spregevole che ogni onesto cittadino americano – o anche disonesto, mi sembra il caso di aggiungere – trema se solo sente nominare il nostro attuale sistema” . | Adams corrugò la fronte, irritato. “Siamo su una cattiva strada, è vero. Ma l’Inghilterra di Walpole era molto più corrotta, limitata e provinciale…”. | “È vero. Ma l’acquisizione di un impero è servita a civilizzare gli inglesi. Questa non è una legge ma un fatto reale”. | Henry James fissò Adams con lo sguardo severo. “Ma ciò che ha civilizzato loro potrebbe in futuro corrompere noi, completamente”» (p. 60).

Si tratta di un sistema che in Impero Vidal descrive con grande efficacia delineando i caratteri di grandi personaggi storici, come ad esempio quello del presidente americano Theodore Roosevelt, intento nella sua attività politica in un rapporto di incontro-scontro con Hearst circa la definizione della Storia degli USA. E in questo senso sembrerebbe potersi leggere un duplice intento che nel titolo di Impero Gore Vidal avrebbe potuto avere: da un lato il più manifesto atto di denuncia della politica imperialista, appunto, dell’America a partire della guerra Ispanico-Americana; dall’altro la definizione dell’impero mediatico che viene a crearsi proprio in quel periodo con il condizionamento dell’opinione pubblica.

La denuncia di Vidal è dunque duplice secondo l’idea per cui politica e (mala)informazione camminano raramente discoste.

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