L’amore spiegato agli omofobi è il nuovo romanzo di Antonio Mocciola edito da Marotta e Cafiero, per la collana Le Mosche Bianche. L’opera, disponibile in commercio da novembre 2025, rappresenta un tassello fondamentale nella narrativa d’impegno civile e sociale dell’autore.
Indice dei contenuti
Scheda tecnica: L’amore spiegato agli omofobi
| Caratteristica | Dettagli del volume |
|---|---|
| Autore | Antonio Mocciola |
| Editore | Marotta e Cafiero (Collana Le Mosche Bianche) |
| Genere | Romanzo di formazione / Narrativa LGBTQ+ |
| Data uscita | Novembre 2025 |
| Temi principali | Accettazione di sé, anni ’80, libertà sessuale, critica sociale |
La trama del libro “L’amore spiegato agli omofobi”
Dario si approssima ai diciott’anni con un groviglio di complessi e di domande inevase. Nel suo percorso verso l’accettazione di sé, come in un viaggio di un eroe, dovrà affrontare le insidie del mondo degli adulti, della società inquieta degli anni ‘80 con lo spauracchio dell’Aids, di una religione e di una famiglia opprimenti, di una provincia bigotta. In un romanzo di formazione dalle forti venature erotiche, con declinazioni sadomasochistiche, Antonio Mocciola affronta senza censure le tematiche su cui ha fondato il proprio apprezzato percorso teatrale: l’inibizione in lotta con la perversione, l’affrancamento dai divieti, la libertà sessuale, la rinascita attraverso il dolore, il coraggio di essere autentici.

Ecco l’Intervista ad Antonio Mocciola
Quando e come è nata l’idea per questo romanzo?
L’idea per questo libro è stata una proposta del mio editore, in allegato a quella per il primo libro, “Adolf prima di Hitler”. Conosceva bene il mio attivismo sul tema, e mi ha coinvolto. Ne sono stato lusingato.
Perché la scelta proprio di questo titolo?
È un format della casa editrice. Da quello spunto ho costruito il mio romanzo, che poi si sviluppa in modo autonomo, assumendo le forme di un racconto di formazione.
La comunità LGBTQ+ e i messaggi del romanzo
Quanto è importante ad oggi raccontare della comunità lgbtq+? Come sensibilizzare secondo lei le persone in merito a tali tematiche?
Mi sembra che siamo tornati a un tentativo di oscurantismo che sa molto di anni ’20 (del ‘900). Apparentemente l’argomento lgbt sembrerebbe molto presente sui media, ma in realtà è sotto forma di macchietta, o addirittura di sfottò. A parlare del tema dovrebbe essere chi lo vive davvero. Un po’ come quando da Vespa vidi un tavolo di soli uomini parlare di aborto…
Come trovare un modo per “spiegare” l’amore come suggerisce il titolo del suo romanzo? Lei l’ha trovato?
Semplicemente raccontandolo, come qualunque tipo d’amore. Le meccaniche sono le stesse, ma le dinamiche sono diverse, perché la società lo giudica e fatalmente lo condiziona. Si, certo. Ed é finito, come finiscono gli amori, o si trasformano. Siamo tutti schiavi dello stesso impulso. L’amore é un lampo.
Qual è il messaggio più importante del suo romanzo?
Non bisogna avere paura della propria natura, semplicemente accettarla. L’energia sessuale è come l’aria. Se apri la finestra per farla uscire, rientra da sotto la porta.
Dario, gli anni 80 e la Chiesa
Il protagonista principale del suo libro è Dario. Quanto le assomiglia? E in cosa siete diversi?
Mi assomiglia perché anche io negli anni ’80 ero adolescente, con tutto quel che ne consegue. Ma a lui ho dato un piglio, un coraggio e soprattutto una consapevolezza che io non avevo.
La sfera temporale del suo romanzo si rifà moltissimo agli anni 80, perché la scelta di questo periodo? Che ricordi ha di quei tempi?
Anni selvaggi. Dalla televisione arrivava la trasgressione, da quella glamour di David Bowie e Freddie Mercury a quella casereccia (e, col senno di poi, persino ipocrita) di Renato Zero. Poi però, fuori, ci si scontrava con la realtà, ancora bigotta e soprattutto spaventata dall’Aids.

Che ruolo ha la chiesa nel suo romanzo? E che ruolo ha adesso nella società dei giorni nostri?
All’epoca, specie in provincia, la chiesa tirava i dadi della politica, ma entrava anche tra le lenzuola della gente, spesso non solo metaforicamente. Adesso molto meno: nessuno ricorda il nome del nuovo Papa… Ma i danni dell’influenza del vaticano (come del berlusconismo) li sconteremo ancora per decenni.
Emozioni e destinatari nel libro di Antonio Mocciola
A chi è indirizzato il suo romanzo?
Agli adolescenti. Mi stanno a cuore. Saranno gli adulti di domani, e prima risolvono le questioni identitarie (e lo strappo con le famiglie) meglio é. Saranno adulti migliori di noi.
Qual è l’emozione principale che contraddistingue il suo libro? Quale invece domina la sua vita?
Nel romanzo lo sgomento e la curiosità morbosa. E così sono io nella vita, anche se col tempo con un bel po’ di disincanto..
Il suo romanzo ha forti venature erotiche, con declinazioni sadomasochistiche. Come è riuscito a scrivere un romanzo che avesse tali sfumature senza risultare “esagerato”?
Trovare un equilibrio narrativo è difficile, ma io su questo (come in teatro) sono ardito e spericolato. Se devo dire “sperma” non cerco sinonimi. E piuttosto di una mutandina color carne, preferisco il nudo. La verità è sempre innocente. E so benissimo che non si può piacere a tutti. Oscar Wilde diceva: “Se hai scritto qualcosa e nessuno si è offeso, non hai scritto niente”
Cosa consiglierebbe a chi si sente “diverso”?
A cercare altri diversi. Troverà ampia scelta.
Chi è Antonio Mocciola: tra teatro e progetti futuri
Cosa significa per lei scrivere? Chi è il suo scrittore di riferimento?
Scrivere mi concede di affogare nelle mie ossessioni, e in qualche modo neutralizzarle. Mi fa bene. Nessuno di noi scribacchini è sano di mente, altrimenti faremmo altro. Soprattutto chi non lo fa per puro mestiere, ma per esigenze quasi violente. Basta saperci fare i conti. Amo Kafka, il suo mondo lacerato. Ma idolatro anche Musil, Mishima e – diversissimi – la Deledda, Wodehouse, Amurri, Goldoni.
I suoi protagonisti sono mera finzione oppure c’è del vero?
Sono finzioni. Ma tutti i rapporti, in qualche modo, lo sono. Pensa a Borges, e alle sue intuizioni. Quindi le mie figurine di carta sono “veramente finte”.
Dalla sua bio si evince la passione per il teatro. Come concilia scrittura e teatro? Cosa rappresenta per lei questo tipo d’arte?
Letteratura e teatro sono parenti. Alla base c’è il racconto. Amo allestire spettacoli, sentire le parole suonare. Scrivere un libro (e ne ho pubblicati nove) ti isola, il teatro ti spalanca a tutto e a tutti, almeno per me che ne vivo anche la dimensione registica: le prove, i casting. È materia viva. Da giovane ero timido e contemplativo, scrivevo e poi chiudevo nel cassetto. Tempi che non rimpiango, ma che hanno messo le basi per il presente.
Dario, alla fine, secondo lei, trova la felicità?
Di certo sarebbe stato più infelice accettando, come tanti, una finta moglie o un lavoro imposto. Sarà felice o infelice, ma sarà senz’altro autentico.
Quali sono i suoi progetti futuri e cosa si aspetta dal domani?
Questa settimana porto un mio testo, “La cerimonia dell’assenzio”, in un teatro prestigioso e importante, l’Off Off Theatre di Roma, dal 25 al 29 marzo. Ho tre attori di immenso talento: Emanuele Di Simone, Giuseppe Brandi e Francesco Petrillo, che porteranno in scena i poeti maledetti (rispettivamente Rimbaud, Verlaine, Lautréamont), con musiche originali di Andrea Causapruna e i contributi storici di Roberto Schena, che amo tantissimo per lo humour e l’immensa cultura. Poi farò un blitz a Parigi, dove porteremo in scena questo spettacolo assieme ad Alessandra Bonarota. Parlare di mitici poeti francesi “a casa loro” è una sfida che mi intriga. Ma del resto, se non rischiamo che viviamo a fare?
Chi è Antonio Mocciola
Antonio Mocciola è giornalista, autore, sceneggiatore e regista. Lo spettacolo Adolf prima di Hitler ha vinto il Premio Mario Mieli.
Fonte immagine in evidenza: Fornita dall’autore
Articolo aggiornato il: 25 Marzo 2026

