Introduzione all’I Ching di Tiziano Mattei | Recensione

Introduzione all' I Ching di Tiziano Mattei | Recensione

Introduzione all’I-Ching. La grande avventura del Libro dei Mutamenti è un volume di Tiziano Mattei edito da Tlon Edizioni.

L’I Ching è noto agli studiosi nella duplice denominazione di Yijing e Zhouyi; l’ideogramma Yi indica il mutamento, Jing ne sottolinea la natura di classico della tradizione. Zhouyi (I mutamenti dei Zhou) reca invece nel nome il riferimento alla dinasta sotto la quale avvenne la sua compilazione. Secondo la tradizione l’ideogramma Yi riprodurrebbe l’immagine di una lucertola o di un camaleonte ed indicherebbe, dunque, l’adattamento alle circostanze, l’idea di continua mutevolezza. Gli esiti più recenti delle ricerche inducono, tuttavia, a credere che si tratti piuttosto dell’immagine di un sole che emerge dalle nuvole a sottolineare l’idea di un mutamento atmosferico. L’I Ching affonda le sue origini nel Neolitico: si ritiene che in esso confluissero originariamente i risultati delle osservazioni astronomiche e quelle relative allo studio della natura e dei fenomeni che lo caratterizzano. Lo studio e l’interpretazione di segni celesti ed eventi naturali costituiva una componente di fondamentale importanza nel sistema di conoscenze dell’uomo preistorico come ben dimostrano i numerosi reperti archeologici legati alla divinazione e alle pratiche magico-religiose. A Jiahu, nello Henan, sono stati ritrovati numerosi piastroni di tartaruga risalenti a 6200 e 6000 anni prima di Cristo. Ai piastroni di tartaruga, opportunamente lavorati, si ricorreva per le consultazioni oracolari. La loro lavorazione richiedeva tempi piuttosto lunghi: i divinatori ne cesellavano la superficie praticando delle incisioni a forma di t rovesciata e vi avvicinavano poi un oggetto rovente sino a produrvi delle spaccature. Interpretate, esse fornivano il responso. La consultazione dell’oracolo richiedeva un complesso cerimoniale e la presenza del sovrano affiancato nell’esercizio delle sue funzioni da uno sciamano. Altre forme di consultazione prevedevano il ricorso a scapole di animali d’allevamento o il conteggio di fasci di steli di achillea millefoglie.

Tradizione vuole che la composizione dell’I Ching si debba a quattro figure vissute in diverse epoche storiche; elemento, questo, che sottolinea la natura collettiva e transgenerazionale del testo: Fu Xi, Re Wen, il duca di Zhou e Confucio.

A Fu Xi, primo dei Tre Augusti – gli eroi culturali che con le loro scoperte impressero una svolta alla storia della Cina -, si deve la scoperta degli Otto Trigrammi, le figure di base dell’I Ching. Si narra che lo schema numerico che ne costituisce lo scheletro gli sia apparso sul dorso di una figura mitica, un cavallo-drago emerso dalle acque del Fiume Giallo. Ciascun trigramma consta di tre linee continue o spezzate; ciascuno di essi è dotato di un nome, di una qualità e di un ruolo: Cielo, Terra, Acqua, Fuoco, etc. Un sistema, una classificazione nella quale confluirono millenni di storia cinese e al quale sono associate attitudini umane e divine. In seguito Re Wen, il sovrano scrittore, durante la lunga prigionia impostagli da Di Xin, l’ultimo depravato sovrano della dinastia Shang, avrebbe accoppiato i trigrammi a due a due e scritto le sentenze associate, poi ulteriormente arricchite dal Duca di Zhou. Ne sarebbe nato il sistema di 64 esagrammi che conosciamo. La consultazione dell’oracolo e l’interpretazione dei responsi si basavano su una sapienza tramandata oralmente. A un certo punto l’opera di verifica e organizzazione dei responsi portò alla compilazione di un vero e proprio manuale in cui confluirono le diverse componenti che si erano via via aggregate. Sulla paternità della seconda sezione dell’I Ching, comprendente trattati e commentari, e designata col titolo complessivo di Dieci Ali (Shi yi) si è lungamente discusso. Sembra che essa non sia attribuibile a Confucio, il quale al più, verosimilmente, ne curò revisione e compilazione trasformando di fatto l’antico manuale in un testo sapienziale e filosofico.

Lo studio dell’I Ching richiede al lettore occidentale un radicale cambio di paradigma: occorre abbandonare la visione del mondo basata sui nessi di causa-effetto e abbracciare quella orientale che poggia interamente sul principio di casualità o, meglio, di sincronicità. Illuminante a tal proposito la prefazione curata da Jung all’edizione inglese del testo di Wilhelm/Baynes cui si rimanda. Centrali per la cosmologia cinese sono le nozioni di Yin e Yang; il reale è il risultato dell’interazione, armonizzazione e alternanza delle due polarità. Ne risulta che la Legge che regola il loro eterno avvicendarsi è Yi e che esso opera attraverso Shen, lo Spirito. Lungi dall’attribuire gli esiti delle nostre azioni al volere divino, l’I-Ching restituisce all’uomo potere decisionale; ad esso ci si affida per indagare le conseguenze di un’azione sin dal momento della decisione, perché ne rivela le tendenze. La tecnica di consultazione oggi più usata prevede l’utilizzo e il lancio di tre monete.  A ciascuna di esse si assegna un valore di segno positivo (Yan) ed uno di valore negativo (Yin). I tre valori numerici che risultano dal lancio vengono sommati e danno luogo alla prima linea dell’esagramma. Il lancio va ripetuto sei volte; si passa dunque alla consultazione delle relative sentenze e alla definizione del responso. Occorre qui ricordare che i fatti storici che ispirano il testo oracolare e ne costituiscono l’ossatura hanno un valore fortemente archetipico, sono simboli che veicolano significati complessi per la corretta interpretazione dei quali è fondamentale uno studio approfondito. Tiziano Mattei ci tende la mano e ci fornisce un valido sostegno per uno studio serio ed una corretta pratica personale dell’I Ching. La prima parte dell’Introduzione traccia una precisa storia del testo, della sua ricezione e delle inevitabili contaminazioni. Segue, quindi, una chiara spiegazione delle tecniche e della complessa simbologia che ne è alla base.

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A proposito di Teresa Ferrara

La sua storia d'amore col libro inizia a sei anni quando per la prima volta mette piede in una biblioteca di quartiere e perdura a distanza di oltre 20 anni. Compie studi umanistici e si forma come redattrice editoriale e correttrice di bozze. Scrive recensioni per alcuni blog letterari.

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