La chimera di Sebastiano Vassalli | Recensione

La chimera

La chimera di Sebastiano Vassalli è un romanzo storico ambientato all’inizio del Seicento in Piemonte, basato su un’importante documentazione. La scelta dell’autore di rivolgersi a una realtà passata deriva dalla sua convinzione che nel presente non ci fosse nulla che meritasse di essere raccontato.

La chimera di Sebastiano Vassalli: trama

La chimera di Sebastiano Vassalli ricostruisce fatti realmente accaduti, narrando le vicende del vescovo di Novara e di una trovatella di nome Antonia tra il 1590 e il 1610. I due personaggi vengono seguiti attraverso l’atteggiamento ironico del narratore, dal cui racconto emerge una critica alla superstizione e alle credenze antiche così radicate da far sì che Antonia venga portata al rogo perché definita strega. L’unica colpa della trovatella era la sua bellezza, la critica agli atteggiamenti di coloro che frequentavano la Chiesa e il suo atteggiamento anticonformista. Sin da piccola Antonia viene descritta come una neonata particolarmente bella, viene adottata da una coppia di piccoli proprietari terrieri e sarà durante l’adolescenza che la sua bellezza esploderà, posando come modella per un pittore. Curiosa del mondo che la circonda, la protagonista ben presto si innamora di un giovane di nome Gasparo, con il quale si incontra di nascosto nelle ore notturne. La sua bellezza provoca gelosie in tutto il villaggio, tanto che viene denunciata come strega, imprigionata e torturata dall’Inquisizione di Novara. Proprio mentre il popolo è felice per quelle torture, Antonia muore sul rogo. Il popolo è sicuro che con la morte della strega una serie di eventi positivi avrà luogo, primo fra tutti la pioggia, tanto desiderata dopo un lungo periodo di siccità che stava rovinando le loro terre e rendeva i raccolti sempre più scarsi. La chimera di Sebastiano Vassalli intreccia alla storia di Antonia quella del vescovo di Novara Carlo Bescapè, in contrasto con gli altri esponenti ecclesiastici a causa del suo atteggiamento riformatore, motivo per cui sarà allontanato dalla sua Chiesa verso la città di Novara. Il vescovo Bescapè desidera giungere a una chiesa del rigore e dell’ascesi, altro spunto per l’autore per proporre una critica ad un altro genere di fanatismo. Simile alla figura del vescovo è il personaggio di don Teresio, che costringe il popolo a frequentare la Chiesa ma anche a fare donazioni e offerte molto ingenti. Il finale del romanzo racconta di una frana così travolgente da inondare l’intero villaggio dei personaggi e da cancellarlo, eliminando anche qualsiasi ricordo legato alle storie dei protagonisti.

Il ruolo della superstizione

La chimera di Sebastiano Vassalli propone una critica e una condanna della superstizione e del fanatismo da due prospettive, da una parte quella del popolo e dall’altra quella del prete. In entrambi i casi dietro le loro credenze vi sono motivi economici: per quanto riguarda il popolo, questo attraverso l’uccisione di Antonia vuole liberarsi dalla siccità per avere raccolti abbondanti; dietro il fanatismo del prete invece ritroviamo il motivo economico in particolare con il pagamento di tasse e offerte da parte dei credenti e il rischio che questi si allontanino a causa delle parole di critica di Antonia verso la Chiesa. Con la figura di Antonia definita come strega, Sebastiano Vassalli vuole rappresentare il distacco del popolo da tutto ciò che compare come diverso. La ragazza infatti viene descritta come particolarmente bella esteticamente e con un pensiero anticonformista, si distacca quindi dal modello tipico ed è per questo che viene considerata pericolosa, una minaccia da eliminare.

Fonte immagine: Feltrinelli. 

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