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Eroica Fenice

La fattoria dei Gelsomini

La fattoria dei Gelsomini: romanzo di misteri, moralismi ed ironia

Immersi nella agrodolce nobiltà inglese ottocentesca grazie ad un affresco della società dell’epoca. Con La fattoria dei Gelsomini la romanziera britannica Elizabeth von Arnim dipana in un romanzo di oltre 300 pagine (pubblicato nel 1934) la narrazione di un conflitto esistenziale tra una madre e una figlia all’ombra del bigottismo della società inglese.

La fattoria dei Gelsomini ci trasporta in un’atmosfera di calura estiva. Siamo nel momento più acceso della bella stagione e nella tenuta di Daisy Mirdhust si sono riuniti i personaggi più in voga dell’aristocrazia londinese

Lady Daisy discende da una delle famiglie più in vista dell’Inghilterra. Vedova da quindici anni, ha una sola figlia, Terry, che vive in casa con lei. La giovane è molto legata alla madre (“Madre e figlia assurdamente fuse e fastidiosamente devote l’una all’altra”). 

In un assolato pomeriggio estivo i convitati sono costretti ad assaporare acide pietanze a base di uva spina. Il caldo incombe sulle anime dei presenti e l’atmosfera si fa sempre più pesante da sopportare. “La realtà si lascia ingannare dal tempo che scorre” mentre Terry appassisce trascorrendo la sua giovinezza insieme alla madre. 

Due misteri attanagliano le menti degli invitati

Per la prima volta Daisy ha scelto un menù di cattivo gusto. Cosa le è accaduto? La Lady che era così gentile e accomodante con i suoi ospiti appare per la prima volta distante e cinica. I commensali rimangono stupiti davanti a questo atteggiamento. L’acre uva spina, servita a tavola in più portate, è soltanto il presagio di una catastrofe che si sta abbattendo sulla vita della madre confessora di mezza Londra.
Per sconfiggere la noia di quel pomeriggio Andrew e l’amico Mr Tophan iniziano una partita a scacchi che andrà avanti tutta la notte. Il mattino dopo Terry è in grado di dichiarare chi ha vinto quella partita. Come fa a saperlo se in quel momento tutti erano a letto compresa lei?
Il sospetto di un adulterio si fa spazio nella mente della moglie di Andrew, Rosy, la quale trama una cospirazione alle spalle delle due padrone di casa.

Quando la catastrofe si abbatte su Daisy, accanto alla sua sagoma inanimata, rimane, per fortuna, il fedele Mr Torrens, invaghito di Daisy da molti anni. L’uomo non osava corteggiarla e preferiva stare accanto a quella splendida cinquantenne in maniera silenziosa.

La scoperta di un adulterio genera una frattura ne La fattoria dei Gelsomini

Nella seconda parte del romanzo ci troviamo in Costa Azzurra. Siamo nella tenuta di Daisy chiamata La fattoria dei Gelsomini. Qui la donna aveva vissuto felicemente i primi momenti del suo matrimonio. Nelle ultime pagine del romanzo, Elizabeth von Arnim lascia spazio allo humour inglese reso speciale grazie ai battibecchi tra Daisy e la sua cameriera Mumsie: le due donne appartengono a sfere sociali diverse ma scoprono di essere vicine nell’animo. Nella sua conclusione il romanzo della Arnim ci avvolge con un accomodante lieto fine che pone tregua agli affanni femminili.

La fattoria dei Gelsomini esprime pienamente lo stile di Elizabeth von Arnim caratterizzato da una narrazione descrittiva (peculiarità ereditata dallo scrittore inglese Charles Dickens) e da un costrutto dialogico ed umoristico. La traduzione di Sabina Terziani per Fazi Editore mette in evidenza la inequivocabile “lentezza nella creazione della pagina” da parte della scrittrice. Una lentezza che potrebbe deludere le aspettative del lettore che desidera sfogliare le pagine di un ilare quadretto inglese. La frattura che si genera a metà del romanzo consente a chi sta leggendo la possibilità di raccogliere energie per poter assimilare velocemente la conclusione della storia. Un ritmo borioso lascia spazio ad un’ironia cadenzata che coinvolge la nostra attenzione. 

La preminenza di un atteggiamento femminile morigerato e solitario conferisce al testo una morale di tipo retrò. Daisy appare quasi devota alla sua condizione di vedova che le lascia come unico piacere quello di preservare la virtù della sua adorata figlia.
Quante donne della società contemporanea sarebbero capaci di sacrificarsi fino a questo punto?