Nessun cibo, a parte il pane, è tanto identitario di un popolo quanto la pizza per i napoletani. Un piatto semplice, dell’anima, ma con una storia complessa e in continua evoluzione. Di questo e di tanto altro ci racconta Giustino Catalano nel suo libro, un viaggio tra memoria e gusto, acqua, lievito e farina.
Indice dei contenuti
Scheda tecnica del libro
| Dati del volume | Informazioni |
|---|---|
| Autore | Giustino Catalano |
| Editore | Edizioni dell’Ippogrifo |
| Anno edizione | 2025 |
| In commercio dal | 20 ottobre 2025 |
| Pagine | 144 p., Brossura |
| EAN | 9788831995429 |
Un libro nato dal tempo e dalla necessità
Il percorso editoriale di La pizza napoletana dalle origini ai nostri giorni, edito da Edizioni dell’Ippogrifo, non è stato lineare. Questo libro-testimonianza, frutto di due anni di ricerche d’archivio e interviste, ha rischiato di non essere pubblicato. Il manoscritto, infatti, è rimasto chiuso in un cassetto durante il periodo pandemico. A dargli nuova linfa e luce è stata l’insistenza dell’editore, l’avvocato Franco Ciociano. «Confesso che tra i due quello che ci ha creduto di più inizialmente è stato lui», ammette candidamente, rivelando di aver quasi «archiviato il lavoro come fatica incompiuta». Grazie a questa tenacia e alla prefazione di Antonio Scuteri, caporedattore de «Il Gusto», il volume è finalmente arrivato a lettori e librerie.
Nato nel quartiere Sanità e cresciuto ai Miracoli, Catalano — storica firma gastronomica e militante di Slow Food — intesse un racconto che intreccia il piano personale con quello collettivo. Il suo è un saggio, ma un romanzo popolare che parte dalla necessità primaria di sfamarsi. L’autore stesso riflette sulla natura intima dell’opera: «Non so dire se sia davvero un bellissimo libro, ma so per certo che dentro c’è un pezzo della storia della pizza e anche della mia vita, da quando avevo quattro anni fino a oggi».
Dalla strada alla tavola, senza mai perdere l’anima
Il libro traccia l’evoluzione della pizza dalla strada alla tavola elegante, sfatando il mito che la raffinatezza sia un’acquisizione recente. Secondo Catalano, la pizza è sempre stata gourmet, inteso come arte di nobilitare il poco a disposizione. «Il gourmet passa dalle marinare con le aggiunte di quel poco di proteine che si riusciva a reperire», spiega l’autore, ricordando come anticamente ci si portasse da casa ingredienti extra da far aggiungere al pizzaiolo. «Carne macinata, uova, piccoli pesci e altro sono i primi esempi di gourmet». Il salto qualitativo degli anni Duemila, con la maniacale attenzione alla materia prima dei fratelli Salvo al Sud o di Simone Padoan al Nord, è solo l’ultimo atto di questo processo. Il giornalista, tuttavia, non nasconde una preoccupazione: nella corsa all’innovazione, «alcune pizze tradizionali sono a rischio di estinzione».

Un articolo sulla pizza del 1880
Luoghi, volti e dinastie della pizza napoletana
La narrazione si snoda attraverso i luoghi simbolo: dai vicoli dove opera Antonio Starita, ponte tra tradizione e futuro, all’Antica Pizzeria Di Matteo, celebre per il morso presidenziale di Bill Clinton. Ma il vero motore del racconto sono le storie di famiglia. Le dinastie dei pizzaioli diventano specchio di migrazioni e sacrifici epici. Colpisce profondamente la vicenda di Errico Lombardi, pioniere che portò il forno a carbone a New York, aprendo una pizzeria ancora attiva. Una storia che risuona intimamente nell’animo dell’autore: «Mi ha ricordato il mio bisnonno paterno da parte di madre», ci confida, rievocando la figura di un uomo che «nel 1903 salutò la moglie per andare a vedere come era questa America e vi è morto nel 1936 senza mai rientrare».
Il viaggio prosegue nella pizza di strada: dalla Pignasecca con “Da Attilio”, alla Sanità con i Fratelli Oliva, fino ai Tribunali con la pizza fritta di Zia Esterina e la famiglia Sorbillo. Ogni nome è un tassello di un mosaico urbano che innova senza cancellare la memoria.
Memoria, lingua e futuro della pizza
Tra le pagine emerge il ritorno di tradizioni come la “rota ’e carretta” e del cuoppo dei fritti, ma anche l’apertura verso stili internazionali e maestri non napoletani come Bonci e Callegari. C’è però spazio per la malinconia, specialmente riguardo la scomparsa della “parlesia”, l’antico codice segreto dei pizzaioli. «Nessuno degli under 40 che sia di Napoli la conosce», osserva con rimpianto, lanciando un appello alle associazioni affinché tramandino questo patrimonio linguistico: se accadesse, «sarebbe “kalò a martiell!” (bellissimo!)».

La margherita (ph. Valerio Capello)
Progetti futuri e presentazioni
Catalano non intende certo fermarsi. Continuerà a presentare il volume in tutta Italia e sarà domani a Salerno per l’evento “Letture del Giovedì col CTG”, previsto per le ore 18:00 presso la Libreria Imagine’s book. Inoltre, l’autore sta già lavorando a un seguito ideale sugli eventi post-Clinton e ha nel cassetto un progetto dedicato alle sue passioni: baccalà e stoccafisso. Storie che, come la lievitazione, richiedono solo il tempo giusto per maturare.
Fonte immagine: ufficio stampa

