La ragazza delle arance di Jostein Gaarder | Recensione

La ragazza delle arance di Jostein Gaarder | Recensione

Ci sono libri che ti entrano dentro e ti fanno domande grandi, quelle sul senso della vita e della morte. Altri che sembrano quasi illuminare un pezzetto del tuo cammino. Se cerchi una storia che faccia entrambe le cose, allora La ragazza delle arance potrebbe essere proprio il libro che fa per te.

Una lettera dal passato

L’autore è Jostein Gaarder, che molti conoscono per il suo celebre viaggio nella filosofia, Il mondo di Sofia. Ma qui, Gaarder ci regala qualcosa di diverso: un romanzo che tocca corde profonde, capace di commuovere fino alle lacrime, mescolando la leggerezza quasi fiabesca con domande che pesano e fanno riflettere. Uscito nel 2003, il libro si presenta come una lunga, struggente lettera. A scrivere è Jan Olav, un padre scomparso dieci anni prima e il destinatario è suo figlio Georg, ormai quindicenne. Questa lettera, ritrovata per caso nel vecchio passeggino del ragazzo, apre una finestra sul passato del padre, sul racconto di un amore indimenticabile e pone una domanda fondamentale che spingerà Georg a guardare in faccia i grandi temi dell’esistenza.

La ragazza delle arance: la trama

La storia, nella sua essenza, è semplice ma incredibilmente potente. Jan Olav racconta al figlio di quando incontrò una ragazza misteriosa per le strade di Oslo, con un grande sacco pieno di arance profumate. Quell’incontro casuale si rivelò un amore travolgente ma anche in una riflessione difficile. La domanda che il padre lascia al figlio è potente: se avessi potuto scegliere, sapendo che la vita sarebbe stata breve a causa di una malattia, avresti scelto comunque di viverla?

Tra romanticismo e filosofia: il significato profondo nel romanzo di Gaarder

Gaarder è bravissimo a intrecciare il racconto pieno di sentimento di Jan Olav con i pensieri e le domande del giovane Georg. Leggendo le parole del padre, Georg si ritrova a pensare alla fragilità della nostra esistenza, alla bellezza a volte disarmante del mondo e al mistero che avvolge la fine di tutto. La figura un po’ sfuggente della ragazza delle arance diventa così un simbolo luminoso: rappresenta la voglia di vivere, la passione e la scelta coraggiosa di abbracciare la vita con tutto ciò che porta, anche le difficoltà.

La ragazza delle arance: un romanzo che parla direttamente all’anima

Il fatto che sia una lettera rende tutto molto intimo. Ci sentiamo vicinissimi a questo padre e a questo figlio, uniti da un legame che nemmeno la morte ha spezzato. Gaarder affronta con grande delicatezza temi che toccano tutti noi: la vita, la morte, l’amore, la libertà di scegliere. Lo fa invitandoci, quasi sottovoce, a chiederci quale sia il nostro posto nel grande disegno delle cose. Le arance, con il loro colore vivo e il loro profumo intenso, diventano un simbolo perfetto della dolcezza della vita, ma anche della sua fugacità. La ragazza che le porta sembra quasi una messaggera di gioia e consapevolezza. La scrittura di Gaarder è scorrevole, ti prende per mano e riesce a rendere accessibili e appassionanti anche i pensieri più profondi.

In conclusione: perché leggere la ragazza delle arance

Questo è uno di quei libri che ti lascia qualcosa dentro. Ti fa pensare, ti commuove e ti spinge a celebrare la vita in ogni suo momento. Non è un libro che offre risposte facili o consolazioni immediate. È piuttosto un invito a vivere davvero, ad assaporare i piccoli gesti e a cercare la bellezza nascosta nelle pieghe di ogni giorno. In fondo, questo romanzo ci sussurra che la vita è un dono incredibile, da vivere con tutta l’intensità e la consapevolezza possibili, proprio come si assapora il profumo dolce e avvolgente di un’arancia appena aperta.

Fonte immagine: TEA libri

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