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Eroica Fenice

Il ladro di nebbia di Lavinia Petti: tra realtà e fantasia

Il ladro di nebbia di Lavinia Petti: tra realtà e fantasia

Lavinia Petti, classe 1988, è una giovane e talentuosa autrice napoletana che col suo primo romanzo, Il ladro di nebbia, edito Longanesi (2015), ha scalato le classifiche e conquistato i lettori per la forza e la grande potenza immaginativa, una narrazione che ricorda i più riusciti romanzi dello spagnolo Carlos Ruiz Zafón senza tuttavia perdere in originalità e creatività.
Elementi del fantasy e del giallo si mescolano in questa narrazione fluida, scorrevole e ricca di avvenimenti, che si susseguono nell’arco di pochi minuti oppure nell’arco di una vita intera, perché in questo romanzo il tempo non è che una questione relativa. Così come lo sono la verità e il labile confine tra realtà e immaginazione, tra vita e storia.

Chi è il ladro di nebbia?

Antonio Maria Fonte è uno scrittore napoletano. Vive in una scalcagnata palazzina dei Quartieri Spagnoli con la sua gatta Calliope, cui dedica tutti i suoi fortunatissimi romanzi, per i quali si è conquistato fama e ricchezza. Ma per il burbero e sociopatico scrittore fama e ricchezza non sono che parole vuote, che hanno poco a che fare col suo mondo fatto di storie, di fantasie. Egli vive fuori dal mondo, e con esso non vuole contatti. La realtà appare piatta e decisamente meno poetica ed interessante. Il meglio di Antonio Maria Fonte risiede nelle sue storie.

Tra le lettere dei suoi ammiratori, che egli è solito buttare senza neppure aprire, ne capita però una che lo scrittore non riuscirà ad ignorare: la lettera è datata quindici anni prima e a scriverla è stata lui stesso, ad una donna che tuttavia egli non ricorda di aver mai conosciuto, così come non ricorda alcuno degli avvenimenti a cui la lettera fa riferimento.
La lettera accenna ad un ricordo smarrito, ad un assassinio, ad una terra che si chiama Tirnaìl e che conserva tutto ciò che perdiamo: persone, oggetti, ricordi, storie, speranze, sogni dimenticati.
Accenna a ricordi che Antonio Maria Fonte ha ormai perduto, a un travolgente amore di una notte che ha dimenticato, perfino ad un uomo che ha forse ucciso.
L’inaspettato e causale incontro, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, con il misterioso Collezionista di Cose Perdute, lo sprona a far luce sulla lettera e sugli avvenimenti a cui essa allude e sui ricordi che, a dire del Collezionista, Antonio Maria Fonte ha deliberatamente scelto di perdere. Cosa ha spinto lo scrittore alla scelta di cancellare ogni ricordo del suo passato, ogni avvenimento, ogni incontro, come se nulla fosse mai esistito?

Sarà la misteriosa ed enigmatica terra di Tirnaìl, indomita e quasi dotata di volontà propria, a dare allo scrittore le risposte che cerca.  Ci addentreremo così in una sorta di perverso “Paese delle Meraviglie” in cui tutto è l’esatto contrario di ciò che sembra, un mondo difficile ed insidioso, fortemente allegorico, che non è che una metafora del mondo reale, o presunto tale, fatto di sogni dimenticati, speranze, piaceri effimeri, illusioni. Tirnaìl stessa potrebbe esserlo: si tratta di un viaggio reale, di avventure reali ed incontri reali, o piuttosto di un viaggio spirituale di purificazione attraverso i ricordi e la coscienza dello scrittore, dall’oscurità dell’oblio alla luce della ritrovata coscienza di sé?

L’intero romanzo gioca sul labile confine tra realtà ed immaginazione, ma è forse in questo dubbio che risiede la magia e l’incanto di questo racconto, dal quale è difficile separarsi. Tirnaìl rapisce il lettore, che si addentra e si perde con il protagonista in questa terra dalle mille possibilità, una terra che sembra farsi meno ardua, meno aspra, man mano che ci si avvicina alla meta, e che anzi par quasi guidare il protagonista nella direzione da lei designata.
Napoli, con la sua concretezza, le sue strade ed i suoi vicoli, lascia spazio ad ambientazioni oniriche, tra realtà ed immaginazione, dove si muovono tuttavia personaggi che richiamano Napoli o che hanno fatto parte della vita reale dello scrittore, che a Tirnaìl trasfigura la sua identità in quella di Antoine Affarimiei, ladro di storie, proveniente dalla Città delle Sirene.

Ladro di storie, ladro di nebbia: le storie, se non conservate, sono come nebbia pronta a dissolversi quando se ne perde la memoria. Un ladro di nebbia le fa sue per conservarle. Ogni scrittore è un ladro di nebbia, che si appropria di storie – di ogni storia, perché ogni storia costituisce un caso unico che in quanto tale merita di essere ricordato – storie che, altrimenti, verrebbero dimenticate, e dona loro l’immortalità nella scrittura.
Ed è forse nel paese delle cose perdute che Antonio Maria Fonte ritroverà, nella moltitudine di personaggi, ricordi e storie che incontrerà, anche la sua storia, la sua identità, per ritornare alla vita con una rinnovata coscienza di sé.