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Eroica Fenice

Le solitarie di Ada Negri, il debutto di Fve editori

Le solitarie di Ada Negri, il debutto di Fve editori

A 150 anni dalla nascita dell’autrice Ada Negri, Fve editori sceglie di debuttare lo scorso novembre con la raccolta di racconti dell’autrice, Le solitarie. La neo casa editrice con il suo slogan “Wear your book,  Indossa il tuo libro” ci propone di indossare un libro che è un cappotto cucito insieme, forse proprio nelle onnipresenti fabbriche dei racconti con storie di donne spesso ai margini della società o comunque sull’orlo del baratro, sempre però al centro della propria vita.

Racconti singoli di donne tutte diverse ma unite da una compagna comune, la solitudine. Voci sibilanti, pigolanti, urlanti, talvolta protagoniste, talvolta sullo sfondo della propria vita, si alternano presentandosi con onestà, talvolta servendosi della voce dell’autrice, talvolta prendendo la parola in prima persona; il racconto della Negri è scevro da qualsiasi orpello o abbellimento; l’autrice scava sempre più in profondità nell’animo di donne colpevoli, succubi, forti e deboli insieme, mettendone a nudo l’interiorità.

Ada Negri, nata a Lodi nel 1870 e morta a Milano nel 1945, fu la prima donna ammessa all’Accademia d’Italia. Autrice di poesie e prosa, negli anni venti sfiorò il Nobel per la letteratura, che nel 1926 venne assegnato invece a Grazia Deledda. L’autrice fu vicina al partito Socialista, le cui tematiche sono spesso affrontate nelle sue opere che più che denunciare mettono in evidenza, portano alla luce, attraverso una scrittura nitida e profonda, scevra di giudizi o pedagogia.

Dei suoi personaggi Ada Negri disse: «Vi è contenuta tanta parte di me e posso dire che non una di quelle figure di donna che vi sono scolpite o sfumate mi è indifferente. Vissi con tutte, soffersi, amai, piansi con tutte».

Ada Negri e la sua prosa poetica

La parola dell’autrice, tra prosa e poesia, nella prima parte si fa portavoce di storie dure di donne che cercano il proprio posto nel mondo. La solitudine è il filo conduttore di vicende difficili, destini crudeli spesso accettati con rassegnazione, talvolta combattuti. Negri racconta l’esclusione fisica dal mondo che spinge al desiderio dell’invisibilità e che rende le donne fantasmi devoti all’altro, senza più pretese né desideri. Donne che accettano ciò che il destino sembra aver loro prefigurato, che talvolta si risolve nell’isolamento consapevole e volontario. Una solitudine interiore raccontata con parole tagliate su misura, prese in prestito dal linguaggio poetico.

Le tematiche sono quanto mai attuali; lo stupro è raccontato negli effetti laceranti e distruttivi che ha su una donna, prima piena di luce, ferita inesorabilmente dall’onta della colpa, sebbene non sua.

I radi dialoghi e incontri possono divenire vere congiunzione a patto che nell’altro si riconoscono almeno un po’ i segni della propria, di solitudine; solo allora affidarsi diventa una possibilità reale.

La prosa della Negri è moderna e risente delle tematiche affrontate dai più grandi autori del tempo; sullo sfondo di fabbriche teatro del lavoro operaio, il senso di immutabilità la fa da padrone anche in quel mondo che è nella sua fase di maggiore cambiamento.

Nella seconda parte sono le donne stesse a prendere la parola, a confessarsi, ad affidare all’autrice i propri fardelli, nelle pieghe delle proprie parole che erompono come fiumi privi di argini e così ogni mania, tradimento, ossessione può per un momento liberarsi dal bavaglio e prendere aria, senza l’ombra di un giudizio; e forse le parole della Negri recano loro, finalmente, un po’ di pace.

 

Fonte immagine: ufficio stampa

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