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Eroica Fenice

Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso Wilma Montesi

Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Graphofeel editori.

L’italia della Dolce vita finì con il caso Montesi: era terminata l’età dell’innocenza. Arrivò l’Italia del benessere, quella della contestazione, quella della crisi politica ed economica. Il caso Montesi è ancora oggi uno dei misteri italiani. A leggere i vecchi dati, il famoso memoriale della Caglio, con tutte le mezze verità, e le indagini, su una notizia di cronaca che ancora oggi lascia molti dubbi: chi ha ucciso Wilma Montesi? E perché il suo corpo è stato rivenuto a Torvaianica?

Il saggio di Mario Pacelli racconta del cosiddetto “Caso Montesi” che all’epoca fece molto scalpore. L’autore inizia a raccontare di un’Italia ormai cambiata e sconvolta dalla guerra. Di un posto dove la morte ha lasciato i suoi segni, e la gente vuole solo ricominciare ed essere felice.

C’è il racconto breve della fine di una Monarchia che aveva inasprito le nostre terre, e un racconto preciso sullo scenario politico che di lì a poco si sarebbe consolidato.

È l’11 Aprile 1953 quando il cadavere di una giovane donna viene rinvenuto sulla spiaggia di Torvaianica. In seguito ad alcune rivelazioni si capirà che si tratta del corpo di Wilma Montesi. Il giovane che rinviene il cadavere avvisa prontamente chi di dovere, ma fin da subito il caso della giovane apparirà molto controverso.

Attorno al caso della sua misteriosa morte ruoteranno numerosi quesiti. Alcuni testimoni diranno di averla vista mangiare un gelato ad Ostia proprio nel giorno della sua morte, qualcun altro di averla vista in stazione, mentre sua sorella affermerà di aver sentito le intenzioni di Wilma circa «il recarsi al mare per un problema al tallone».

Da queste rivelazioni seguiranno una serie di indagini. Il mostro mediatico farà rimbalzare la patata bollente tra i più disparati uomini di potere.

Il caso Montesi sembrerà quindi trasformarsi da una vicenda di cronaca nera, ad una guerra al potere, senza esclusione di colpi. Numerosi giornali, come “il Messaggero” e il “Roma” avranno la loro parte nelle indagini.

Proprio per mezzo stampa ci si avvicinerà ad una verità scottante, dove al cardine della questione sembrerà esserci una sostanza dal nome “Biancaneve”.

Il caso Montesi, dopo due autopsie, non arriverà mai alla risoluzione dei fatti, fino ad intricarsi persino di colpevolezze familiari. Giuseppe Montesi si troverà a dover rispondere a domande scomode, e verità dolorose.

Nel 1955 si arriverà all’atto conclusivo delle indagini, dove le colpe si divideranno tra gente di potere e gente che aveva solo fatto male il suo dovere per inettitudine o per interesse.

I personaggi descritti nelle vicende saranno emblematici e complicati, nomi ed immagini si susseguiranno rapidamente, dando alla stessa opera di Mario Pacelli un ritmo incalzante, reso ancora più frenetico dalla non finzione dei fatti descritti.

Il titolo Non mi piacciono i film di Anna Magnani si rifà ad un episodio chiaro poiché la giovane proprio nel pomeriggio di quel triste accaduto, aveva rifiutato di recarsi al cinema con la madre e la sorella Wanda, a vedere La carrozza d’oro, adducendo che non amava i film interpretati da Anna Magnani.

La persona di Wilma appare per tutto il tempo come un dipinto in chiaro/scuro: la giovane infatti, sembrerà avere due vite, una che conoscevano tutti, ed una che teneva per sé. Saranno proprio quei segreti, probabilmente, a portarla alla morte, non di certo per una sincope in mare, piuttosto, forse, per amicizie non dovute.

Il saggio di Mario Pacelli è ben strutturato, i capitoli senza numero danno l’impressione di continuità senza rendere la lettura pesante. La cronologia dei fatti presente verso la fine delle pagine, rende le vicende intricate ancora più chiare, come anche lo schema circa “i personaggi”, data la quantità di persone immischiate nel caso.

È un saggio amaro che informa ma non risolve, perché risoluzione non c’è, ma che porta alla luce un fatto avvenuto troppo tempo fa, che ai tempi moderni nemmeno si ricorda.

È l’ennesima storia di casi irrisolti, che ha tutto l’amaro gusto di un gioco di potere assassino.

Immagine: Graphofeel

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