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Eroica Fenice

Intervista a Massimo Smith, uno scrittore versatile

Massimo Smith uno scrittore versatile, vanta una carriera a 360 gradi nel mondo della scrittura. Ha lavorato come autore di recensioni, ha scritto numerosi romanzi tra cui “La fabbrica dei suicidi“, “Il rasoio di Occam” e “Io non esisto“, è stato autore teatrale, sceneggiatore e direttore editoriale.
Massimo Smith è uno scrittore versatile che conosce bene quanto sia importante scegliere le parole più adatte da utilizzare per dare maggiore significato e fluidità ad un testo, quale che sia poesia, romanzo, opera teatrale ed altri generi narrativi. Il suo carisma caratteriale si evince dai suoi testi, molti dei quali contengono un insieme di intrecci da svelare. Massimo Smith conferisce molta importanza al lettore e vuole che egli si senta coinvolto da quello che legge, traendone una riflessione che non sia imposta oppure indicata chiaramente dallo scrittore. I suoi romanzi fanno riflettere sulla società moderna, cogliendone aspetti diversi, talvolta contrastanti, come ricchezza e povertà, solidarietà ed egoismo, giustizia ed ingiustizia.

Massimo Smith uno scrittore versatile – L’ Intervista 

Abbiamo intervistato lo scrittore Massimo Smith, facendo un excursus sulla sua variegata carriera. L’ autore si è reso disponibile a risponderci con grande naturalezza e chiarezza. Ha cercato, inoltre, con spiccata sincerità di mettere in luce gli elementi fondamentali della sua scrittura.

Massimo, lei è autore sia di romanzi che di testi teatrali. In quale delle due tipologie di scrittura si rispecchia maggiormente il suo carattere?

In entrambe: interpreto la narrativa e la drammaturgia come due delle infinite facce del mestiere di scrivere. Durante la mia carriera ho scritto tanti testi destinati al teatro. Alcuni sono andati in scena, altri no, così come tre dei romanzi che ho scritto sono stati pubblicati, e altri due attendono in un cassetto. Poi ci sono stati i musical, le sceneggiature cinematografiche, le poesie, e tante altre pagine scritte per ambiti non univocamente codificabili. Sto dicendo che scrivere, per me, significa vivere senza pensare se devo l’esistenza a questa parte del mio corpo più di quell’altra. Respiro, il mio cuore batte, il fegato fa il suo lavoro e il cervello prova a essere sufficientemente vigile, così, nel complesso, vivo. Ecco, scrivo allo stesso modo, senza preoccuparmi di quale narrazione mi racconti meglio.

Secondo la sua opinione quanto è importante la leggerezza di un libro? È vero che la leggerezza e la fluidità di un testo permettono all’autore di avere maggiore credibilità e di ottenere anche la piena attenzione da parte del lettore?

Riuscire a sottrarre peso a uno scritto è un’opera titanica che tocca ad ogni scrittore. Penso che nessun autore di lingua italiana sfugga alla regola che vuole una quotidiana genuflessione dinanzi alla Leggerezza di Italo Calvino. Da qui a riuscire a rendere leggero un testo, è una battaglia che viene combattuta sul ring privato su cui ciascuno di noi incrocia i guantoni col bianco abbacinante della pagina vuota.

Io non esisto è un testo dal significato profondo e psicologico. Perché ha deciso di dare un titolo cosi’ incisivo al suo libro? Quali sono le tematiche trattate e perché le ha scelte?

Smettere di esistere, oggi, è facile: basta che le circostanze, una svolta sbagliata, un contrattempo, ci mettano in condizione di perdere tutto, finendo a lavare i vetri a un semaforo. A quel punto non esisti più, per la società civile sei un fantasma scomodo, inutile. Io non esisto è una metafora sul desiderio ambivalente che ognuno di noi cova di veder sparire dalla propria vista tutti i diseredati che ci fanno da memento mori, e di provare per qualche ora cosa significhi trovarsi in quelle condizioni. Nel mio romanzo, qualcuno fa sparire barboni e poveracci, mentre qualcun altro –un poliziotto- capisce che l’unico sistema di riuscire ad afferrare l’inafferrabile, è provare a raggiungere l’impalpabile consistenza del vapore.

Nel romanzo “Il rasoio di Occam” leggiamo: “Tra luce e ombra c’è una zona grigia, misteriosa, e lì viviamo. Il margine del buio ci appartiene, così come noi gli apparteniamo, semiciechi , affannati, sempre in attesa di una luce che scacci l’oscurità. Siamo bagliore e ombra, lampo e nero sprofondare, rotelle sostituibili di un meccanismo di cui non conosciamo quasi niente”, si evince l’incertezza dell’ esistenza umana. Questa è una tematica che ricorre anche in altri suoi romanzi?

Sì, In tutti, soprattutto nel primo, La fabbrica dei suicidi, il mio preferito. Penso che la nettezza del bianco e del nero non appartenga alla natura umana. Siamo fatti di zone di grigio, di terre di confine, di alba che sfiora l’oscurità della notte. Quando sento qualcuno affermare “Sono certo di…”, so di trovarmi di fronte a una persona che ha impiegato la maggior parte della propria esistenza a evitare di porsi domande.

Massimo, lei scrive da oltre 15 anni testi di vario tipo. Quale genere narrativo consiglierebbe ad un giovane per iniziare a scrivere con successo?

Mi permetterei di suggerirgli di scrivere ciò che lo divertirebbe leggere. Ti piacciono i gialli? Ami la letteratura erotica? Galoppi con Napoleone ad Austerlitz quando leggi la sua biografia? Bene, scrivi il libro che adoreresti leggere facendo le ore piccole, dimentico del sonno e della stanchezza.

Grazie a Massimo Smith dalle cui risposte si evince che i suoi romanzi sono ricchi di suspence, evidenziano la parte introspettiva dell’ esistenza umana e quindi non risultano mai banali. Per chi vuole calarsi in una lettura piacevole, avvincente e che permetta una facile immedesimazione con i personaggi, consigliamo vivamente i suoi romanzi.

Fonte immagine: https://www.geviacademy.it/membri/massimo-smith/

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