Michele Vaccari: Urla sempre, primavera | Recensione

Michele Vaccari

Michele Vaccari: Urla sempre, primavera  edito NNEditore | Recensione

Sfogliamo Urla sempre, primavera di Michele Vaccari e in un gesto semplice già si percepisce l’innovazione: un’impaginazione che nella sua struttura tutta originale sussegue pagine bianche a pagine grigie insieme a mappature di un luogo (ma anche mappe non fisiche della mente) grazie alle quali visualizzare una città, Genova, abitarla fisicamente e muoversi tra essa e il bosco, inseguendo i personaggi di questo libro – definibile anche “libro di luoghi” – di Michele Vaccari che compie una rivoluzione prima di tutto editoriale. Si nasconde bene il faticoso lavoro di elaborazione e realizzazione di questa forma-libro e allora di conseguenza il lavoro sul testo che all’inizio da sole 100 pagine(come voleva il progetto presentato da Vaccari alla casa editrice), dense e corpose, diventa un romanzo di 430 pagine (circa), un racconto che non si era mai visto prima.

Michele Vaccari: Urla sempre, primavera

«Sognare è dove nessuno può morire, soprattutto noi».

Urla sempre, primavera di Michele Vaccari contiene cinque libri in unico volume che seguono il filo della storia principale. Ogni libro ha un proprio colore (Rosso, blu, nero, verde e infine bianco), ma anche un proprio colore di genere: alcuni hanno definito questo libro, cult prima ancora di uscire, come un libro di generi.

Seguendo un arco temporale molto lungo (dall’8 settembre 1943 all’8 settembre 2043) Urla sempre, primavera mette in moto il suo ingranaggio dal libro di Zelinda, “ragazza movimento”, testimone cioè del passaggio da un governo anarchico a quello tirannico della Venerata Gherusia. È il 2022, procreare è divenuto un reato e la Venerata Gherusia ha messo in atto una legge progressiva che in vent’anni porti l’umanità ad estinguersi, entro, appunto, l’8 settembre 2043, data importante quanto filo conduttore del romanzo.

La “missione” di Zelinda è quella di portare in salvo la bambina che ha in grembo scappando, il suo ultimo atto riottoso è lasciarle un’eredità immateriale, una eredità ideologica: il senso della rivoluzione. Ma Eagle, riceverà dalla madre un potere più poderoso e spaventoso insieme, quello che Michele Vaccari ha chiamato “cancro dei sogni”, poiché i sogni di Eagle non sono semplici sogni. Sono sogni che entrano nei sogni altrui, sono sogni manipolatori. La rivoluzione che compie, Eagle la fa attraverso i sogni portando dentro di sé quei valori materni che la rendono l’unica capace di immaginare un futuro.

Eagle si muove in tre spazi: la città, Genova, la natura, il bosco con i suoi animali, e il sogno-laggiù. Quest’ultimo diventa lo strumento di rivoluzione della bambina che dovrà prima di tutto imparare a gestire, laddove il laggiù, ovvero tutti i luoghi della nostra oscurità che nascondiamo, fa paura. Nel libro a lei dedicato, il libro Verde, Eagle entra in contatto con la natura e la fauna del bosco per compiere il cambiamento. Ecco che nel conflitto città-natura, di cui la città di Genova è emblematica, la natura avanza guidata da Eagle stessa. L’avanzare della natura non è che il significante del destino: quando la natura avanza e si riprende i suoi spazi è impossibile prevederla, non puoi calcolare cosa accade dopo.

Michele Vaccari aveva, nello scrivere il suo romanzo, la volontà e il desiderio di raccontare qualcosa che avesse la lingua e l’andamento del sogno, dove la struttura del sogno che agisce in questo romanzo attraverso la figura di Eagle (il linguaggio del libro Bianco, quello del laggiù, è il linguaggio personalissimo di uno scrittore quale Vaccari) permette allo stesso di sospendere la realtà, interrompere il processo di mimesis tipico dei romanzi della tradizione precedente recuperando così il gusto del fantastico, il gusto di una storia che segue il profilarsi epico della predestinazione e non più quello di causa-effetto.

«È proprio la storia del nostro Paese, un infinito susseguirsi di brevissimi atti di incoscienza di sogno, lo scheletro di questa nazione in fondo cos’è se non un insieme di puntini, di momenti isterici, improvvisi, scelte dettate dall’euforia dell’attimo, della furia della contrapposizione, frutto di snervature, infantilismi, capricci, cocciutaggini, episodi bianchi e neri, occhi chiusi e buttarsi da centro metri d’altezza nel baratro del tempo, i puntini siamo noi, come una sequela di mitra.»

Non a caso, Sogno e guerra voleva essere il titolo iniziale di questo romanzo, una volontà di provocazione politica già presente nelle prime pagine che rimandano al caos del G8 di Genova, inevitabilmente, trasformandone le connotazioni, cambiando punto di vista, ma ugualmente facendocelo ri-vivere. Non a caso, il secondo libro è quello del commissario, chiamato Giuliani. Non a caso ritorna il linguaggio pavesiano della resistenza, che così vive ancora oggi, nel 2021, nel terzo libro, quello di Spartaco, il nonno di Eagle, anche lui portatore del “cancro dei sogni”.

Urla sempre, primavera è allora uno spazio-libro fruibile come libro d’avventura, avvicendamente mosso da dentro da un “dispositivo narrativo politico”: un libro avventuroso prima che rivoluzionario, innovativo prima che profetico, un libro per chi non si arrende mai, come la primavera .

«La fantasia è ciò che ci rende uguali, terrestri, la ragione, ciò che ci divide».

Fonte immagine di copertina: NNEditore

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