Padri di Giorgia Tribuiani | Recensione

Padri di Giorgia Tribuiani | Recensione

Il miracolo del perdono in Padri, il nuovo romanzo di Giorgia Tribuiani

Padri è il titolo del nuovo romanzo di Giorgia Tribuiani (Blu, 2021) edito Fazi e candidato al Premio Strega 2022. Dopo lo straordinario successo del primo romanzo, l’autrice ritorna in libreria con una nuova, potentissima storia, un romanzo familiare sull’assenza, sulla mancanza, sulla ricerca dell’amore, sul perdono, per sé e per gli altri.
A quarant’anni dal giorno della sua morte, Diego Valli bussa alla porta di quella che è stata casa sua. Un nuovo mondo (non) lo attende: le automobili sono diverse da come le ricordava, sulla riviera di fronte casa non c’è più Una rotonda sul mare, teatro di mille serate danzanti, non c’è più l’adorata moglie Laura, non c’è più il figlioletto Oscar, ma al suo posto, sotto l’arco della porta, c’è un uomo maturo che lo accoglie e lo riconosce, con inevitabile straniamento, come il padre perduto quarant’anni prima. Un padre che gli appare identico a come lo ricordava, non invecchiato di un minuto, e che ora appare ben più giovane di lui. Un padre che il tempo non ha scalfito e che ha restituito dal mondo dei morti, come non accadde per Euridice, nonostante Oscar, come Orfeo, si sia tante e tante volte voltato indietro a ricercare in sé stesso e nell’affetto altrui, nel corso della sua vita, quel padre scomparso prematuramente.
Cerca suo padre anche Gaia, la figlia di Oscar, ritornata nella casa paterna dopo aver sostenuto l’ultimo esame all’università: ne cerca l’amore che può arrivare soltanto attraverso l’approvazione e la stima, quella che lei non sente provenire da suo padre, un pragmatico professore di chimica che proietta sulla figlia, sognatrice studentessa di Lettere Moderne che non ha ancora trovato la sua strada, le proprie ambizioni, facendole portare sulle fragili spalle l’oneroso carico di aspettative che ha per lei.
Cerca comprensione e fiducia Oscar in sua moglie Clara, che non è disposta a riconoscere il miracolo della ricomparsa di Diego Valli, a quarant’anni dalla sua morte: una follia incompatibile con la lucida razionalità dell’uomo che ha sposato, che adesso accetta in casa uno sconosciuto asserendo di “sentire” che si tratta di suo padre.
Cerca comprensione e tolleranza anche Gaia, che si destreggia tra l’affetto di due genitori che non parlano più la stessa lingua e che non hanno più saputo riconoscersi marito e moglie, ma solo padre e madre, mentre scopre nel nonno appena conosciuto ciò che ha sempre cercato, e mai trovato, in suo padre.
Cercano la conferma del proprio irraggiungibile ideale di padre un padre ed una figlia che scoprono, ognuno nel proprio, dietro i panni del genitore un uomo, con la sua storia, i suoi errori, i suoi vizi. Un uomo che si scopre diverso da come lo si è immaginato da bambini, fallibile, imperfetto. Un uomo che bisogna riconoscere imparare ad amare così com’è, perché diventare adulti è forse anche tollerare i propri errori e riconoscere nell’altro- anche e soprattutto quando l’altro è il proprio genitore- la certezza che possa compierne, perché la perfezione non è di questo mondo e forse, come mostra Diego Valli, che da quell’altro mondo è ritornato, non è neppure lì.

Una trama originale, sempre in bilico tra la realtà e l’assurdo, nel segno della ricerca inquieta, il nuovo romanzo di Giorgia Tribuiani indaga sapientemente le debolezze e le fragilità dell’animo umano, con una prosa insieme asciutta e magnetica.

A proposito di Giorgia D'Alessandro

Laureata in Filologia Moderna alla Federico II, docente di Lettere e vera e propria lettrice compulsiva, coltivo da sempre una passione smodata per la parola scritta.

Vedi tutti gli articoli di Giorgia D'Alessandro

Commenta