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Eroica Fenice

Phenomena: opera prima di Giulia Sangiuliano

Phenomena: opera prima di Giulia Sangiuliano

“La vita è di per sé una forma mediocre e non misurabile che si muove all’interno di corpi biologicamente perfetti. Coesistenza continua di perfezione e imperfezione, la dinamicità dell’essere si dispiega nelle forme illusorie del pensiero e si divide tra il riconoscimento e il bisogno dell’altro in apparente armonia con l’immagine narcisistica del proprio sé. Il risultato che ne vieni fuori non è altro che un bagaglio di conferme estranee, di approvazioni non richieste, di analfabetismo emotivo che sono tutt’altro che il prodotto di un essere autentico, vero. Siamo la somma di altro, di situazioni che spesso non hanno nulla a che fare con noi, ma che ci plasmano inevitabilmente anche se sono esattamente il contrario di ciò che desideriamo”.

Phenomena, sinossi e recensione

Il dottor Clerk primario di Neurologia in un ospedale nella periferia di Firenze viene convocato d’urgenza per  salvare la vita della ventenne Vittoria Coe, studentessa di chimica  rinvenuta in stato comatoso in un tentativo di suicidio. Vani risultano essere gli sforzi del primario e della sua keep medica per farle riprendere conoscenza. A infittire il mistero sono le analisi e parametri vitali nella norma, che escludono una dopo l’altra le ipotesi che la scienza aveva posto in essere sino a quel momento. L’unica anomalia riscontrata è un’intensa attività cerebrale, elemento che lascia intendere al professore che la ragazza si trovi in uno stato di coma vigile e percepisca il mondo e le persone attorno a sé. Da quel giorno la vita di quell’uomo si strinse in una spirale ineluttabile di traviamento e senza apparente via d’uscita.

Conscio e subconscio. Realtà e apparenza. Corpo e anima. Il filo conduttore che lega Phenomena, romanzo d’esordio di Giulia Sangiuliano (Eretica edizioni), è il contrasto. Questo dualismo si esplica stilisticamente nella scelta di utilizzare due narratori. Due voci, una prima e una terza persona, distinte, dal punto di vista tipografico, da tondo e corsivo. Con questa efficace quanto originale decisione, la scrittrice ha potuto plagiare e sovrapporre a suo piacimento i piani temporali  E mentre abbiamo la possibilità di seguire cronologicamente i passi e le vicende del dott. Clerk, di Vittoria ci è dato ascoltare soltanto il flusso di coscienza, il che conduce il lettore in una dimensione atemporale, sospesa nell’iperuranio della sua mente. I voli pindarici della ragazza contribuiscono, quindi, soltanto parzialmente alla formazione del mosaico narrativo, costituendo quasi un corpus poetico a se stante, che infonde grande spessore a tutto il romanzo, di per sé, già ottimamente scritto. Non traspaiono incertezze stilistiche né concettuali in quest’opera prima che dimostra una maturità insolita e una ricercatezza quasi ossessiva di un lessico che dia la giusta credibilità alla parte scientifica e nel contempo vigore espressivo alle riflessioni – confessioni di Vittoria.

Giulia Sangiuliano, buona la prima!

“Eravamo diverse sostanze e medesimi prodotti, lui era il mio corpo ed io la sua mente prima, dopo il contrario. Racchiudevamo la disposizione perfetta in uno spazio e i suoi legami con esso. Uniti da una comune conduzione elettrica, da proprietà intensive di densità e disordine omogeneo, ci trovammo legati da una tensione super-ficiale trattenuta da una forza contratta e sollevata verso l’interno, un mo-to continuo e irregolare che garantiva la stabilità e ne placava i fermenti.  Io ero per lui la sua membrana filtrante, il processo dialitico e l’entropia del disordine del nostro sistema sempre più intenso quando il movimento si esplicava con maggior libertà”.

Nelle 140 pagine sono trattati diversi temi. E se il focus principale è sui legami familiari, non mancano accenni a questioni di etica medica così come alla difficoltà di essere accettati in quanto omosessuali. A incarnare questi disagi è il tirocinante Paolo e la sua inquietudine non fa che chiudere un triangolo basato sulla fragilità. Vittoria, Clerk e Paolo, i tre personaggi principali del romanzo, infatti, fanno di tutto per trovare un loro posto nel mondo, senza mai riuscirci davvero. E questo senso di smarrimento è reso in maniera così efficace da poter ipotizzare che tutti loro non siano che alterego della Sangiuliano, che ha voluto mettersi nero su bianco con l’innocenza e la delicatezza dell’adolescente che a 17 anni questo libro lo ha cominciato. Le vicende familiari di Vittoria e il senso di colpa del medico nei confronti della figlia Elena sembrano essere, più che il frutto della fantasia, uno specchio in cui l’autrice galleggia esausta ma senza mai staccare gli occhi pregni di speranza dall’orizzonte. Ed è proprio questo autobiografismo, più o meno inconsapevole, insieme ad una scrittura matura, ad una interessante caratterizzazione dei personaggi e della scenografia emotiva, e ad un brillante finale, che distrugge l’ordine creato, rimettendo in gioco tutte le carte in tavola, a fare di questo romanzo un ottimo debutto.

Marcello Affuso

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