Si è conclusa lunedì 8 dicembre Più libri più liberi 2025, la fiera nazionale della piccola e media editoria di Roma, promossa dall’AIE (Associazione Italiana Editori) con la partecipazione di oltre 100 mila visitatori, in leggero calo rispetto alla scorsa edizione. Anche quest’anno la fiera è stata protagonista di dibattiti accesi, provocando proteste da parte di autori ed editori, che hanno contribuito ad alimentare riflessioni sui valori democratici e ad influire sulla visibilità dell’evento.
I numeri e i volti di Più libri più liberi 2025
Al termine delle cinque giornate dense di eventi, 105.631 è il numero dei visitatori e delle visitatrici di Più libri più liberi 2025. Tra gli appuntamenti di maggior successo ci sono stati, come prevedibile, l’incontro “Giri, parole, suoni e biciclette” con il cantautore Jovanotti, in dialogo con la curatrice della fiera Chiara Valerio, e la lectio magistralis di Alessandro Barbero sull’eredità di San Francesco, sua recente pubblicazione, edita Laterza. A loro si aggiungono i nomi di Marco Travaglio, Dacia Maraini, Anna Foa, Diego Bianchi, Stefano Mancuso e, per i piccoli lettori, la partecipazione di Jeff Kinney, autore di “Diario di una schiappa”, una delle serie per ragazzi e ragazze più amate al mondo, e del fumettista e youtuber Pera Toons. Tante le Ragioni e Sentimenti (il tema di questa edizione) che hanno permeato lo spazio sospeso della Nuvola dell’EUR, composto da 55mila metri quadri di aree espositive, 604 espositori distribuiti tra piano polivalente e forum, 17 sale incontri e spazi collettivi, per ospitare oltre 750 eventi pubblici e 1800 relatori.
All’interno del programma professionale della fiera sono stati illustrati i dati di mercato e discusse le prospettive per il futuro dell’editoria. I dati AIE, ci indicano che in Italia, nel 2025, sono cresciute del 4% le persone tra i 15 e i 74 anni che si dichiarano lettrici e lettori, rappresentando il 76% della popolazione, contro il 73% dello scorso anno. La lettura, quindi, cresce in tutte le fasce d’età, soprattutto tra i 15 e i 17 anni: “la lettura viene infatti sempre più percepita dai giovani come un’attività da condividere e mostrare con orgoglio” spiega Renata Gorgani, vicepresidente e presidente del Gruppo Editoria di varia di AIE. Ciò nonostante, il tempo che si dedica alla lettura è in calo e oltre 15 milioni di italiani non hanno letto, nei 12 mesi precedenti, neppure un libro, un e-book, o ascoltato un audiolibro. Stabile il gap di genere, che vede una differenza di dieci punti percentuali tra le donne lettrici (81%) e gli uomini lettori (72%), e il gap che penalizza il Meridione: una ricerca AIE evidenzia, a tal proposito, la correlazione tra indici di lettura bassi e infrastrutture per la lettura, librerie e biblioteche inadeguate.
Fa il suo debutto in fiera il nascente Pen Roma, un osservatorio permanente sulla libertà di stampa e di espressione, presentato dal presidente del progetto Sandro Veronesi, insieme al presidente del Pen International Burhan Sönmez, con il contributo di Roberto Saviano e Helena Janeczek. Accanto a loro, delle sedie vuote, occupate soltanto dai ritratti di volti di donne, uomini, scrittrici, scrittori, che, afferma Sönmez “meriterebbero di essere qui con noi, ma che purtroppo sono al confino, in galera, o qualche metro sotto terra”.
L’editoria che cambia: romanzi di de-formazione

A concludere il programma professionale, un ciclo di tre incontri sull’editoria che, oggi più che mai, deve ripensare i modelli e i linguaggi per venire incontro alle nuove generazioni di lettori e lettrici. Centrale è stato l’evento-indagine “È l’ora dei romanzi di de-formazione?” con Tiziano Cancelli (Mercurio Books), Eugenia Dubini (NN Editore) e Tiziana Triana (Fandango Libri), moderato da Alessandra Rotondo (Giornale della Libreria) che cerca di rispondere alla domanda: “ha ancora senso parlare di romanzo di formazione in un’epoca segnata da percorsi discontinui, identità fluide e traiettorie biografiche non lineari?” (GDL). L’analisi dell’AIE, presentata a Più libri più liberi 2025, mostra che tra il 2019 e il 2024 sono stati pubblicati tra i 5000 e i 6000 titoli ascrivibili alla narrativa di genere (fantasy, fantascienza, romance, thriller, avventura ecc.) e, quest’anno, sono aumentati di 1000 rispetto al 2019.
“Questi dati ci hanno spinto a chiederci come stiamo guardando e per cosa stiamo utilizzando la narrativa oggi, cioè a quali bisogni, a quali paure, a quali incertezze personali e collettive essa risponde” spiega Alessandra Rotondo. La lente del genere letterario può, ed è stato dimostrato, essere lo strumento per arrivare alle giovani generazioni. La lettura diventa luogo non più solo di ricerca di conforto, ma specchio in cui potersi riconoscere, per sentirsi compresi e meno soli. Tiziana Triana, parlando delle decisioni editoriali della casa editrice Fandango, racconta “per noi il genere è uno strumento che ci permette di trattare degli argomenti complessi in una maniera avvincente e attraente per i giovani lettori e lettrici. […] Per entrare in contatto con loro occorre trovare il modo di utilizzare quel genere”.
Le voci attorno alle proteste: in democrazia si può dire tutto?

Più libri più liberi 2025, oltre ad essere il ritrovo da sogno degli appassionati della lettura, si conferma, dall’anno precedente, una calamita per le polemiche. Quest’anno non è la presenza di un ospite non voluto a destare preoccupazioni, ma la partecipazione di una casa editrice che, fin ora, era passata inosservata, in quanto non è la sua prima volta in fiera, e il cui nome è adesso fisso nella mente di tutti: Passaggio al bosco, si definisce un progetto editoriale libero e militante, il cui catalogo è rappresentato prevalentemente da “attualissimi, coraggiosi, politicamente scorretti” personaggi di dubbia compatibilità con i principi della costituzione repubblicana. Figure come Leon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen Ss e Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro e del Movimento Legionario – due tra i più violenti e antisemiti movimenti fascisti degli anni Trenta in Romania – figurano tra gli interpreti delle “più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere, altruismo e dominio di sé”.
Autori e case editrici, a poche ore dall’inizio della manifestazione, hanno espresso il loro dissenso con una lettera all’AIE, responsabile dell’assegnazione degli stand, che esorta gli organizzatori all’immediata riflessione in merito al regolamento della fiera che impegna gli espositori ad aderire “a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani ed in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana, di libertà della persona senza distinzione alcuna, per ragioni di etnia, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, rifiutando ogni forma di discriminazione rispetto al godimento di tali diritti”. L’AIE ha risposto che Più libri più liberi è la casa di tutti gli editori, indipendentemente dal loro orientamento politico, i quali, al momento dell’arrivo della domanda, sottoscrivono l’impegno di aderire ai valori di cui sopra.
Tra cori, poster con su scritto “qui c’è una casa editrice antifascista” e chi ha scelto di non venire, le persone si sono unite attorno al dibattito, ognuno con la propria visione. Sui social, Zerocalcare comunica la sua decisione di non partecipare, mandando il messaggio: “non si condividono gli spazi con i fascisti”, in puro stile “armadillo”. I fan non ne sono stupiti, “il pubblico apprezza molto la sua coerenza”, ha affermato Michele Foschini, fondatore e direttore di Bao edizioni. Altri invece, pur comprendendo chi ha scelto di non venire, si sono uniti alla protesta non rinunciando alla presenza, come Giulio Calella di Edizioni Alegre che ha dichiarato a gran voce “questa fiera si intitola Più libri più liberi. Se sono più libri neofascisti non siamo per niente liberi” e Maura Gancitano – scrittrice e ideatrice, insieme a Andrea Colamedici, di Tlon – che ha spiegato “Crediamo che il nostro progetto culturale non possa lasciare campo libero a discorsi fascisti e nazisti”. Le voci non sono tutte contro: “non sono apologie, sono interpretazioni e quindi vanno difese” ha affermato Federico D’Annunzio, nipote di Gabriele D’Annunzio.
Nel frattempo la casa editrice “incriminata” ha visto un aumento di vendite e visibilità, un effetto che ricorda il concetto teorizzato dal linguista e scienziato cognitivo George Lakoff “non pensare all’elefante!”, frase che, nello stesso momento in cui viene pronunciata, porta, chiunque la senta, a immaginarsi irrimediabilmente un elefante. In comunicazione politica questa pratica ha un nome, frame, che lo stesso Lakoff definisce “cornici mentali che determinano la nostra visione del mondo e di conseguenza i nostri obiettivi, progetti, azioni”. Nel momento in cui ripetiamo, seppur in maniera negativa, un frame, di fatto lo stiamo rinforzando, permettendogli di entrare nella memoria e nei pensieri delle persone. Cercare di modificare un frame esistente comporta dei rischi, spiega Lakoff “se accettate il loro linguaggio e i loro frame e vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti, perché rafforzerete il loro punto di vista”.

La domanda che spesso emerge quando si affrontano dibattiti sulla libertà di espressione è: in democrazia si può dire tutto?Per offrire una risposta più che autorevole, si riportano le parole di Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, il quale sottolinea l’enorme differenza tra l’esprimere un idea e il fare propaganda: “Dire significa far circolare idee, interpretazioni, fornire materia su cui costruire cultura. La propaganda si fa molto spesso tacendo la verità, alterandola, perché lo scopo non è far crescere la cultura ma è di condizionare le coscienze”. Da giurista, inoltre, espone come la questione sia complessa, poiché l’Associazione Italiana Editori è una realtà privata, e “in quanto privati sono liberi di invitare chiunque”. Ma l’assessore alla cultura del comune di Roma Massimiliano Smeriglio ricorda, anche, che Più libri più liberi 2025 è finanziata da realtà pubbliche quali il comune, la regione, il Ministero della cultura e si svolge all’interno del luogo pubblico dell’ente dell’EUR. Ecco che le due linee interpretative si intrecciano fino a formare un nodo che sembra inscindibile.
Non resta che tagliare la corda con le forbici della Costituzione, e sta ad ognuno di noi farla applicare e colmare i vuoti, interrogandosi sulla linea di confine tra la libertà d’espressione e l’esaltazione di un’ideologia che è ontologicamente contro la democrazia e che, in quanto tale, non gode dello stesso diritto. La democrazia è un metodo di governo con un proprio sistema di regole e valori e la libertà di espressione è insita dentro quel sistema. Se non si è in linea con quei valori non si può pretendere di ricevere lo stesso trattamento.
Fonte immagine in evidenza: ufficio stampa Più libri più liberi



