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Eroica Fenice

NEET di Sandro Frizziero

Le “Confessioni di un NEET” di Sandro Frizziero: rivoluzione o illusione?

Sandro Frizziero, recensione e analisi del suo ultimo romanzo.

Michel Foucault definiva la confessione (l’aveu) una sorta di rituale «in cui la sola enunciazione, indipendentemente dalle sue conseguenze esterne, produce in colui che l’articola delle modificazioni intrinseche: lo rende innocente, lo riscatta, lo purifica, lo sgrava dalle sue colpe, lo libera, gli promette la salvezza»[1]. Da questo punto di vista, nel nuovo romanzo di Sandro Frizziero (professore di Lettere, classe ’87 di Chioggia), le Confessioni di un NEET (Fazi Editore, 2018), ci sono delle modificazioni intrinseche, però non solo nell’enunciatore, ma anche nel lettore.

Innanzitutto che definizione si può a dare all’acronimo NEET (Not in Education, Employment or Training)? Potrebbe essere un’ulteriore categoria destabilizzante del sistema, l’hikikomori giapponese, una sorta di «lavativo»?

A detta del protagonista-NEET, le «moderne democrazie occidentali, nel tentativo di tenere in piedi il loro traballante welfare, però, dovevano pur etichettare in modo politicamente accettabile chi non ha voglia di combinare un cazzo nella vita». Dopotutto la società tutta è un grande cinema pieno di locandine da scegliere o da escludere. Il problema è dove va il consenso. Ecco perché il nostro eroe-internauta si autodefinisce un «rivoluzionario», proprio perché decide di non muoversi, di non lasciare alcun consenso. Dopotutto non c’è più nulla in cui credere, se non nelle sue gatte, compagne ideali nella sua tana-camera, o forse nel grande universo della rete.

La eco di Zeno Cosini e il suo “essere in divenire” per rovesciare la verità cristallizzata torna in forma diversa: basta eliminare l’ostacolo del corpo, il nostro essere sociale e lasciar vivere un grandioso algoritmo che risponda per noi. L’immobilità relazionale millantata dal protagonista è pura negazione. “L’outsider” si sceglie e si preferisce libero nello spazio ristretto della sua stanza a vivere in internet, a plasmarsi come un essere senza forma e senza “costrizioni” così da non collaudare il suo legame con la grande macchina del sistema sociale, e non solo. L’internauta in questione è autosufficiente, impassibile misantropo e cinico fino allo sfinimento e la forte ironia dello scrittore rende le immagini ancora più accentuate.

Ecco le “modificazioni intrinseche” del lettore. Nel corso della lettura si accetta il sarcasmo dell’internauta trentenne, la distruzione della società, che è nostra, il “colpo di stato” allo stile di vita del capitalismo. E ancora lo smartphone, il tempo da calcolare sullo smartphone, il lavoro come un allevamento intensivo, o peggio: i disastri che vengono accettati o ignorati da chi “sta bene così”. Ecco di nuovo la negazione, che passa dal rifiuto e finisce nell’abnegazione, ovviamente tenendosi stretti nella giacca dell’individualismo: «le mura della mia camera, […] mi proteggono da tutti i pericoli e da tutte le fobie del mio tempo. […]. A casa mia sono quasi immortale e lo sarò del tutto quando completerò il caricamento della mia anima in un server sicurissimo. Sarò così definitivamente talpa, talpa digitale in grado di sopravvivere, come sanno fare solo alcuni microrganismi, a una catastrofe nucleare»[2].

La confessione come riscatto, liberazione di un NEET secondo Sandro Frizziero

Ritornando alla citazione di Foucault, ora bisogna determinare la liberazione dell’internauta. La confessione del protagonista colpisce senza se e senza ma le basi di tutte le costruzioni, dal lavoro al sistema scolastico, dal sesso alla semplice relazione, dall’estetica mondana alla religione. Forse, il sostrato culturale cristiano, gli permette di guardare oltre, verso un altro aldilà più “fluo”, più blu, come la rete, dio di una chiesa con la luminosità manuale: «So bene che c’è la vita oltre la morte. Una vita in digitale, un paradiso costruito sui big data, più solido, in verità, di ogni passata elucubrazione teologica»[3].

La liberazione, o la salvezza, del protagonista sta nella “decisione irrevocabile” di non esistere più, se non sotto forma di dati e algoritmi: «la mia vita in dati, un condensato di bit, sentimenti in forma binaria che mi permettono, finalmente di arrivare all’essenziale. Ci sono io». Da questa scrematura dell’identità, la sensazione di libertà gioca un ruolo fondamentale per “la rivoluzione” del protagonista-internauta che crede nella libertà della rete e della comunicazione illimitate. Eppure è un altro sistema di controllo. Byung-Chul Han, in Psicopolitica, inserisce   questo atteggiamento in un contesto coercitivo nel quale il soggetto, illudendosi di un qualche tipo di libertà percepita fa «uso di una rivelazione volontaria»[4] che in pratica è un «denudamento volontario» . Proprio qui «ogni volta è la libertà ad essere sfruttata» dal sistema.

Il problema di questa “libertà percepita” è l’illusione di scontrarsi con i codici della società, proprio perché la “confessione di un NEET” di Sandro Frizziero è la traccia che contraddice un “forzato isolamento” e copre la menzogna di “volersi tirare fuori”. Rivolgendosi con lo stesso linguaggio al pubblico che lui stesso accusa, il protagonista con la sua confessione “si promette la salvezza” non solo sotto i suoi occhi, ma anche sotto gli sguardi degli altri. Dopotutto essere «spiati vuol dire esistere, esistere in maniera diversa e più vera di quella di chi è condannato all’anonimato».

[1] Michel Foucault, La volontà di sapere, Storia della sessualità 1, Feltrinelli, (p.57).

[2] Sandro Frizziero, Confessioni di un NEET, Fazi Editore, (p.48).

[3] Ibid.

[4] Byung-Chul Han, Psicopolitica, Nottetempo, (p.49).