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Eroica Fenice

Giuseppe Montesano, intervista allo scrittore napoletano

Giuseppe Montesano, intervista allo scrittore napoletano

“Come diventare vivi” intervista allo scrittore Giuseppe Montesano presente a Ricomincio dai Libri

Lo scrittore Giuseppe Montesano autore del famoso libro “Come diventare vivi” ha avuto l’ opportunità di presentare e far conoscere, in maniera più dettagliata, il suo testo durante la Fiera del Libro 2018 presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La nostra testata giornalistica, in qualità di media-partner della Fiera del Libro “Ricomincio dai Libri” si è impegnata a scoprire ed approfondire in anteprima la tematica centrale del libro “Come diventare Vivi” ed ha rivolto alcune domande all’ autore del libro Giuseppe Montesano.

“Come diventare vivi” – Trama del libro

Giuseppe Montesano parla e si rivolge a ciascuno di noi: a chi gli si siede vicino in metropolitana, a chi cammina per strada, a chi non teme la propria ignoranza, perché sa trasformarla in sete di conoscenza.
Con le pagine di questo libro partiamo per un viaggio attraverso le conquiste delle neuroscienze che si ribellano alla dittatura digitale.

Giuseppe Montesano –  L’ Intervista

Abbiamo intervistato l’autore Giuseppe Montesano e con lui abbiamo discusso della sua opera letteraria e degli spunti di riflessione che ne possono derivare dalla sua lettura.

Il suo libro “Come diventare vivi” è da considerarsi come un invito alla disconnessione cioè ad un uso moderato ed intelligente dei dispositivi digitali?

Sì. Ma dubito che se non si abbia davvero “voglia” ci si possa allontanare dalla schiavitù digitale del digita-clicca-pigia-clicca-digita-pigia-clicca. Tutti fanno ciò che tutti fanno, imitativamente, e spesso senza mai trovare se stessi per tutta la vita. Ci vuole non poco coraggio per uscire dall’imitazione e diventare se stessi. Quando ci riesce di trovare noi stessi, solo allora tutta la vita cambia e diventa interessante, sorprendente e fascinosa.

“Come diventare vivi” è un titolo incisivo. Come e perché ha elaborato e scelto questo titolo?
Perché non penso che siamo veramente, pienamente, completamente vivi: vivacchiamo, piuttosto. Tutte le persone sanno bene dentro di loro cosa vuol dire essere vivi sul serio: vuol dire essere felici di vivere, entusiasti del mondo e delle persone, e significa sentire che siamo capaci di fare bene quello che facciamo e di godere della sensazione che ci danno le cose che facciamo bene. Siamo sempre così? Solo tre ore al giorno? Solo tre minuti? Io credo che si debba cercare di essere il più possibile “vivi”, cioè capaci di godere del proprio corpo e della propria mente. Ma per farlo bisogna usarli davvero: e non affidare la nostra mente ad altri o ad altro, per esempio ai dispositivi digitali che pensano al nostro posto. Facendo così, tra poco essi godranno anche al nostro posto e noi saremo vuoti e indifferenti…

Si rivolge ad un pubblico che lei definisce “lettori selvaggi “.
Questi lettori appassionati possono considerare il suo vademecum come fonte di ispirazione per coltivare una mentalità aperta tramite l’amore per la lettura, allontanandosi dal mondo dei social networks?

Lettori selvaggi non si nasce, ma si diventa. Il libro è rivolto a chiunque abbia voglia di diventare più vivo di come è adesso, è scritto per chi ha voglia di avventura interiore e di scoprire se stesso e le proprie potenzialità. La lettura ci fa bene solo se è un’esperienza a cui partecipiamo pienamente, solo se avviene in corpo e anima la lettura è davvero interattiva e ci dà più vita: troviamo qualcosa in un racconto o in una poesia solo se partecipiamo a fare quel racconto e quella poesia. Il lettore selvaggio è chi è diventato capace di vivere la lettura come se ciò che legge lo avesse scritto lui.

Parla di analfabetismo dei sentimenti, secondo la sua opinione questo libro potrebbe essere adoperato dai docenti delle scuole superiori per creare maggiore empatia tra i teenagers e combattere fenomeni come il cyber bullismo?

Penso di sì. Può darsi che possa aiutare chi ha voglia di essere aiutato. Ma i docenti di scuola superiore sono attualmente e per i prossimi secoli schiacciati da mille cose da fare, incastrati in una burocrazia digitale senza limiti e inutilmente pretenziosa, condannati a fare gli organizzatori di parchi giochi per bambini cresciuti, per cui non so se hanno più il tempo per leggere e per pensare o far pensare gli studenti. La situazione è grave ma non è seria, come diceva Totò. E poi il cyberbullismo è il risultato di una società intera, e quindi la scuola da sola poco può fare. La scuola non è la soluzione di tutti i mali commessi da altri: e per come è stata deformata da leggi e riforme oggi non può fare altro che fornire palliativi.

Dal titolo profondo e stimolante del suo libro si comprende che ” Come diventare vivi” tratta svariate tematiche importanti. Ci può indicare con tre parole chiavi che potrebbero riassumere il suo libro?

Coraggio. Passione. Pensiero.

Con queste tre parole chiavi “Coraggio Passione e Pensiero” si conclude l’intervista allo scrittore Giuseppe Montesano, con la speranza che queste parole facciano da guida a tutti coloro che intraprenderanno la lettura di “Come diventare vivi” e che la personalità di ogni lettore emerga e sia più profonda.
Essere vivi veramente, entusiasti del mondo e delle persone e sentire che siamo capaci di fare bene quello che facciamo è quello  che l’autore G. Montesano intende far arrivare soprattutto alle nuove generazioni  con le pagine del suo vademecum.