Spigoli: un libro di Pauline Harmange | Recensione

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Esce per Garzanti l’esordio letterario di Pauline Harmange, Spigoli. L’autrice è già nota in Francia e nel mondo grazie al controverso pamphlet Odio gli uomini, edito in Italia da Garzanti. Col suo primo romanzo, Harmange racconta di Anaïs, la cui vita sembra proseguire sulla scorta di quello che gli altri pensano di lei, segnata inoltre da una malattia ancora incompresa, l’endometriosi. Uno spazio vitale angusto e claustrofobico dal quale la protagonista cerca di fuggire per sempre.

Spigoli di Pauline Harmange

La vita di Anaïs è basata sul giudizio che gli altri le accollano: una famiglia che le ricorda ogni giorno quanto è imperfetta, un fidanzato al quale si appiglia ma che le sfugge. Anaïs si ritrova da sola, la sua vita è in pezzi, vuole solo una via di fuga, possibilmente definitiva. 

Scappa quindi a Limoges, il luogo adatto per morire secondo il tatuatore che le imprime sulla pelle Dafne, la ninfa che pur di sfuggire ad Apollo che cerca di ghermirla, si trasforma in albero. Allo stesso modo Anaïs fugge, per nascondersi dalla gabbia del giudizio degli altri.  

L’incontro, però, con qualcosa di nuovo come la gentilezza mette in discussione la sua decisione iniziale. Così si trova a rimandare “il momento definitivo”, travolta da un ruolo che non aveva mai pensato di ricoprire, essendo da sempre lei quella fragile e bisognosa di cure. Una donna sull’ottantina le offre ospitalità in cambio di un po’ di compagnia e la preparazione dei pasti. Sarà lei, dunque, a doversi prendere cura ed essere il riferimento di qualcuno, riscoprendo inoltre una passione a lungo sopita: la cucina.

A casa della donna la protagonista si ritrova in un luogo finalmente familiare e caldo, a differenza dell’ambiente ostile dal quale proviene, dove si era sentita sempre inappropriata e debole. Ora qualcuno le concede piena fiducia, senza mettere in dubbio le sue capacità. 

Eppure la fiducia richiede responsabilità, non deludere le aspettative, quindi pressione. Anaïs è ancora a pezzi dopo la rottura con l’uomo che la faceva sentire migliore; stare insieme a lui era sembrata l’unica scelta giusta, che la faceva sentire meno inadeguata, migliore. 

L’allontanamento dalla famiglia invece è una boccata d’aria fresca, fino a quando però la sorella torna a trovarla; un incontro di solitudini che non riescono a dialogare, immerse come sono ognuna nella propria tristezza. 

La strada verso la cura, la salvezza, passa, nel romanzo di Pauline Harmange, per il fondo più oscuro. Le tenebre vanno attraversate, vissute, il dolore non va scacciato; anche quando fuggiamo ci insegue, perché è dentro di noi, non fuori. 

«“Non preferivi quando non c’era altro da sentire se non la delusione di essere te stessa?”. Queste montagne russe in cui il dolore si placa per qualche ora rendono ancor più vertiginose le cadute, inevitabili, quando la notte si richiude sopra di me.»

Come si ritrova l’amore per se stessi, quando passava soltanto attraverso lo sguardo dell’altro? Come si accettano le attenzioni, senza scappare, come si torna a fidarsi, ad amare? 

Spigoli è un percorso di ricognizione, un riassestamento che passa attraverso il dolore, anche quello fisico, toccando il punto più basso della disperazione. Per risalire, forse, è necessario aggrapparsi a qualcun altro, qualcuno che ha la forza di rimettere insieme i pezzi, quando ormai ogni forza sembrava svanita. 

«Mi scopro una fragilità nuova, che non mi risulta più così insopportabile, visto che in quei momenti lui mi circonda col suo braccio. Imparo nuovamente che ci sono presenze che fanno crescere e che, al contempo, non è grave essere piccoli.»

Pauline Harmange ci regala un libro, Spigoli, perfetto per questo periodo dell’anno, fatto di resoconti e di nuovi inizi, per rinunciare a vivere al freddo e accogliere con fiducia l’amore. 

Immagine: Garzanti

A proposito di Carmen Alfano

Studio Filologia Moderna all'università degli studi di Napoli "Federico II". Scrivo per immergermi totalmente nella realtà, e leggo per vederci chiaro.

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