Spoglia di Sara Verdolino | Recensione del libro

Spoglia di Sara Verdolino è un’antologia poetica a cura di Edizioni Dialoghi (Glifi), composta da 59 poesie senza un’ordine cronologico preciso, che si configura come un’indagine cruda e senza filtri sull’interiorità umana. Il titolo stesso suggerisce un atto di svelamento radicale, una necessità di rimuovere ogni difesa per mostrare l’essenza del proprio io. È l’autrice stessa a confermare questo suo mettersi a nudo, questa voglia e necessità di far cadere qualsiasi muro o barriera. In questa raccolta, la poesia stessa non è un esercizio, ma bensì una forma di sopravvivenza sia biologica che spirituale. 

Spoglia di Sara Verdolino: scrittura come necessità vitale 

Sara Verdolino, nata a Napoli nel 2006, inizia a scrivere già da piccola. Il tema del suo libro di debutto è proprio il legame inscindibile tra l’atto dello scrivere e l’esistenza stessa. Per Verdolino, la parola non è inchiostro, ma linfa vitale. L’autrice afferma esplicitamente di “scrivere per vivere”, descrivendo i suoi versi come il sangue che scorre nelle vene e il respiro necessario ai polmoni. La mano diventa il fulcro dell’universo poetico: è l’elemento che muove tutto ciò che l’autrice possiede e che le permette di sentirsi libera e amata. Attraverso la penna, l’autrice approda alla definizione di sé, dichiarando: “mi rendi Sara”. La scrittura è dunque il processo che trasforma il dolore in identità. 

Il tempo e le stagioni dell’anima in Spoglia

Il trascorrere del tempo è vissuto come un “ticchettio perpetuo” o una “clessidra” implacabile che conduce l’autrice verso l’ignoto. Verdolino utilizza il mutare delle stagioni per riflettere la precarietà del vissuto interiore. Le stagioni descrivono al meglio la sua interiorità: troviamo l’autunno e l’inverno che rappresentano il vuoto e la sofferenza; poi c’è la primavera, non tutta rosa e fiori, anzi viene vista dall’autrice come maligna o crudele; infine, abbiamo l’estate e il mare, quest’ultimo visto come un luogo di abissi e naufragi.

Il tema dell’amore e il simbolismo in Spoglia

L’amore in Spoglia è una forza ambivalente, un fuoco che arde e consuma ma che lascia dietro di sé un sapore di “caffè troppo amaro”. Verdolino esplora la tossicità e il tormento delle relazioni attraverso la metafora della “rosa” che si trasforma in “spina” o “lama”.  Il partner è spesso un “cacciatore” o un “soldato” in una guerra ormai finita, dove le mura dell’anima sono ridotte in briciole. L’amore diventa “lussuria” o “peccato”, un “violento Eros” che svuota e riempie gli amanti come fossero pezzi di vetro. All’interno del libro di poesie leggiamo anche una serie di riferimenti classici e mitologici. L’autrice eleva il proprio dolore attraverso continui riferimenti alla mitologia greca, come Ade e Lucifero, entrambi rappresentano l’ombra, l’oscurità che minaccia la vita. Anche Apollo e le muse, fonti d’ispirazione, o anche Eros e Afrodite, entrambi simboleggiano la potenza dei sentimenti che, pur sbocciando, sono destinati ad appassire.

Perché leggere Spoglia di Sara Verdolino?

Spoglia è un’opera di rara onestà intellettuale. Sara Verdolino non cerca la consolazione, ma la verità, specchiandosi in una tazza di tè o bruciando peonie cresciute in giardini altrui. È un libro per chi non teme di affrontare i propri incubi e desidera trovare, tra le pagine del tempo, una “eterna primavera” incisa nell’inchiostro. È un libro che permette di scoprire il proprio io più profondo. Per chi desidera fare questo viaggio interiore, è possibile, già da ora, preordinare il libro di poesie sul sito ufficiale di Edizioni Dialoghi.

Fonte immagine in evidenza: Copertina ufficiale del libro, Edizione Dialoghi.

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