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Eroica Fenice

sulla linea di Francesco Carannante

Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre di Francesco Carannante

Le pagine bianche accolgono l’inchiostro di una storia vera, quella di Francesco Carannante, oggi detenuto nella Casa di Reclusione di Rossano, in Calabria, dove sconta la pena senza fine, l’ergastolo. Nato come un memoir autobiografico, Sulla linea… la mia vita dietro le sbarre – pubblicato dalla Ferrari editore –  è stato scritto a quattro mani dal protagonista della vicenda, Francesco, e da Maria Letizia Guagliardi, appassionata docente e coordinatrice di svariati progetti di teatro sociale.

La storia si aggrappa a numerosi ricordi, intervallati da riflessioni profonde, maturate con il passare del tempo; tante le pagine in napoletano, interi dialoghi nel dialetto del protagonista, che lasciano trasparire una forza narrativa, una volontà di essere autentici. Man mano che si procede nella lettura, si entra in una dimensione sempre più difficile da decifrare, quella linea sottile tra potere e legalità, tra l’emergere e il soccombere. Francesco non ha paura di sparare, è sedotto dall’organizzazione criminale che gli copre le spalle, gli muove le braccia, gli manovra la mente e lo porta a premere il grilletto, a compiere azioni spietate. La stessa organizzazione criminale che lo rende “un uomo vero”, non appena diciottenne, lo fa precipitare nell’abisso doloroso, lo priva della sua stessa vita, della libertà.

La libertà secondo Francesco Carannante

Tutto ruota attorno alla parola “libero: il mondo intriso di marcio in cui Francesco ha vissuto lo ha privato della libertà, nella Casa di Reclusione sconta la pena senza fine: la libertà di cui è stato privato non è ingiusta, è la risposta alle sue scelte e la più grande sorpresa di questo libro è proprio quella di intravedere nelle pagine un accenno di speranza da parte di un “condannato a morte”. Dalle parole di Francesco si percepisce un forte cambiamento, che lo porta ad affermare “non possiedo nulla, non dispongo di nulla ma… non mi sono mai sentito così ricco”.

Il carcere è ancora oggi un luogo ignoto ai più, non si conoscono le dinamiche, le vicende; questo libro insegna che un carcere non rappresenta quattro mura che determinano la privazione della libertà, ma un luogo dove se c’è volontà, si può anche rinascere.