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Eroica Fenice

Sergio Mario Ottaiano

Un’Ucronìa di Sergio Mario Ottaiano

Un’Ucronìa è il primo prodotto letterario di esordio del giovane mariglianese Sergio Mario Ottaiano, pubblicato nel 2014 da Genesi Editrice.

Con i “se” e con i “ma” la storia non si fa, dice un proverbio italiano. Sergio Mario Ottaiano invece riesce a costruire una storia partendo proprio da questo presupposto un po’ insolito; al suo primo libro dà il titolo di “Ucronìa”, ovvero una storia che, costruita di “se” e di “ma” nega se stessa, ma contemporaneamente ne trae spunto.

Sergio riesce a mettere per iscritto in un racconto di novanta pagine di stampo diaristico i moti dell’animo tormentato di Phoe, alter ego dello scrittore, nelle cui parole ogni lettore inevitabilmente finisce per riconoscersi; quella del protagonista di Ucronìa è una scrittura paragonabile ad un flusso di coscienza privo di pause, che tocca in profondità, con una chiarezza e una sincerità che aiutano a catturare l’attenzione proprio perché sembra che si dia forma scritta agli stati d’animo del lettore, il quale in fondo sa di condividerli in piccola o in larga parte con Phoe.

L’impalcatura filosofica e i riferimenti letterari non sono da trascurare ai fini di una comprensione completa del messaggio del libro: dietro le parole e le azioni, o meglio le non azioni di Phoe aleggia la dialettica ossimorica vita-morte di Carlo Michelstaedter; in linea con la tendenza a creare ucronìa, le non azioni di Phoe si riflettono in una tendenza all’inerzia, a un implicito rifiuto a vivere la vita, che preferisce condurre tramite astrazioni e riflessioni sul non fatto o su quello che doveva essere fatto. Proprio come se egli incarnasse un’antitesi del Dorian Gray di Oscar Wilde, dedito invece alla vita e pronto a voler superare la morte, alla quale Phoe sembra volersi sottomettere, come se fosse una delle tante possibili strade da intraprendere con altrettanta inerzia.

Sergio Mario Ottaiano e la sua intima confessione

Il racconto, privo di unità d’azione, è un’intima confessione messa per iscritto; le riflessioni di Phoe non peccano di banalità e arrivano subito ad incitare l’attenzione del lettore. Ucronìa si lascia così piacevolmente scoprire, senza ammettere pause. Il turbinio di pensieri struggenti del protagonista vengono riportati attraverso un modo di raccontare che si serve di parole mai prevedibili, perché imprevedibile e misteriosa è infatti l’identità di Phoe. 

Del protagonista si sa infatti ben poco. Come punto di partenza di questo racconto il lettore viene subito a conoscenza di un fatto sul suo conto, ossia la storia di un rimpianto: quello di non aver mai avuto il coraggio di risanare un’importante amicizia; ma il suo proposito è stato completamente stroncato dalla morte di Roberto, destinatario di una lunga e appassionata lettera che avrebbe dovuto annullare ogni rimorso, se solo fosse stata spedita. 

Perché allora vale la pena leggere Un’Ucronìa? Perché quelle che si leggono in questo racconto sono parole che penetrano lo stato d’animo di chi legge, oltre ad essere inserite in un impianto letterario abilmente costruito. Una prima prova abilmente superata per quello che può essere considerato non più un emergente, dal momento che in seguito alla pubblicazione l’opera di Sergio ha avuto un riscontro molto positivo dal pubblico e dalla critica

Perché in ognuno c’è inadeguatezza, rimorso per qualcosa di non detto o non fatto, la tendenza all’ucronìa

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