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Eroica Fenice

Una vita da ricostruire

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe è un romanzo storico ambientato a Berlino tra il 1932 e il 1945.

Brigitte Riebe è nata a Monaco nel 1953. Dopo il liceo, ha studiato all’Università di Monaco, dove ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia. Successivamente ha lavorato come educatrice museale ed in seguito come editrice per diversi editori tedeschi. Lavora come scrittrice freelance a Monaco dal 1990 e ha pubblicato vari romanzi di notevole successo, in cui affronta tematiche riguardanti le vicende dei secoli passati. I suoi romanzi sono stati tradotti in numerose lingue. Ricorrendo all’impiego dello pseudonimo Lara Stern ha inoltre scritto una serie poliziesca in più volumi. Felicitas Gruber, invece, è lo pseudonimo di cui si serve Brigitte Riebe con la storica dell’arte Gesine Hirsch. Insieme hanno scritto i romanzi gialli “Die kalte Sofie” e “Vogelfrei” ed altri.

Trama

Berlino, giugno del 1932

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe ci porta a Berlino nel giugno del 1932. Una famiglia è riunita per i festeggiamenti organizzati per l’inaugurazione dei grandi magazzini Thalheim&Weisgerber. Tutto procede alla perfezione ed ogni cosa è stata organizzata nei minimi dettagli, nonostante nella mente di coloro che hanno investito nella costruzione faccia capolino l’idea di esser stati magari avventati e di aver forse sbagliato periodo storico per compiere un investimento del genere. Ma ciò che conta è la moda, la moda e basta: chic, accattivante, alla portata della classe media. All’interno, una grande scala mobile conduce i presenti ad una lunga serie di appendiabiti carichi di vestiti, cappotti, pantaloni, camicette, giacche. Calze, guanti e cinture sui banchi di vendita: l’indispensabile per la donna e l’uomo moderni. A tratti un clima di gioia e festa pervade l’atmosfera, a tratti è tangibile l’astio, la preoccupazione, nonostante a stento, dalle prime pagine, si comprendano le ragioni di ciò.

Berlino, maggio del 1945

“Nessun rumore esterno penetrava nel loro nascondiglio in cantina, né il sibilo dei Katiuscia, né il rombo degli aeroplani, né lo staccato dei cannoni antiaerei o i tonfi sordi dei carri armati. Nello scantinato c’era poca luce, l’aria era viziata perché la piccola finestra era rimasta chiusa per tutta la notte, e un gran silenzio.”

Una vita da ricostruire di Brigitte Riebe

La Germania aveva capitolato. Hitler era morto e finalmente quella sanguinosa guerra era finita. Di Berlino non restano che le macerie. Della famiglia Thalheim, non rimane quasi nulla. La loro agiata villa è stata sequestrata dai militari russi, il grande magazzino, vittima dei bombardamenti, ridotto ad un cumulo di macerie in cui il tetto di vetro è andato completamente in frantumi e le pareti quasi rase del tutto al suolo.

Rike, la figlia maggiore, è l’anima del racconto. Oskar, il fratello, è disperso. Da più di due anni ormai, di lui, nessuna notizia: per questo Rike è convinta che sia morto, nonostante non riesca minimamente ad abituarsi all’idea e neppure del padre, dopo la guerra, non si ha nessuna traccia. La madre, morta solo l’anno dopo l’inaugurazione del negozio in un fatale incidente sul Ku’damm. Rike dunque si ritrova a vivere nascosta con Silvie, la sorella minore, Florentine e Claire, la nuova compagna del padre.

«A dire il vero, ormai non ci capiva più un bel niente: a venticinque anni, probabilmente orfana di padre e madre, nubile e senza figli, non aveva alcuna qualifica professionale né titoli accademici e, soprattutto, le avevano portato via ogni genere di illusione, così recitava il suo curriculum non proprio entusiasmante».

Le tre sorelle, guidate dalla sorella maggiore, mosse da una sana e prolifera caparbietà, decidono di riaprire l’attività di famiglia nella Berlino post-guerra. In giro di poco tempo, riescono nel loro intento: creare abiti e vederli sfoggiati sui corpi delle berlinesi.

Gelosie tra sorelle, malcontenti, dicerie, menzogne celate per anni. Il padre di Rike fa ritorno a casa e ci ritroviamo nuovamente di fronte all’inaugurazione del grande magazzino, nonostante molti di coloro i quali furono presenti in quel lontano giorno del 1932, siano ormai assenti. 

«Nel 1932 Rike era ancora una bambina: ora, diciannove anni dopo, la responsabilità dei grandi magazzini era tutta sulle sue spalle. Aveva investito l’eredità del nonno e rischiato tutto; se il piano non avesse funzionato, non le sarebbe rimasto nulla. Le sudavano le mani per l’emozione, ma avrebbe comunque detto quello che voleva dire».

Colpi di scena improvvisi nella famiglia Thalheim, in cui tante verità-menzogne convivono silenti: il ritrovamento del diario della madre di Rike, il diario dei più reconditi segreti. Sorprendenti retroscena circa la paternità della ragazza. Il socio del padre nell’apertura dei grandi magazzini nel 1932, ebreo, sparito per anni, farà ritorno. Una scoperta continua.

Immagine in evidenza: Fazi editore

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