È un disco nuovo in tutti i sensi: nuovo anche perché diviene nuova la vita di chi l’ha ingoiato, masticato e “sputato” di getto pronto per l’incisione che arriva sulla nostra vita. Adriano Meliffi in arte AdriaCo rimescola la sua vita, il tempo passato e tira fuori dai cassetti qualcosa che era rimasto bloccato… una produzione nuova, fresca, puntuale, di pop artigianale e contemporaneo, di modi rispettosi per i cliché e le forme che hanno fatto scuola. “Collezione di arretrati” sembra un disco già maturo… sarà un bel macigno da superare per la famigerata “seconda pubblicazione”.
Indice dei contenuti
Dettagli del progetto “Collezione di arretrati”
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Artista | Adriano Meliffi (AdriaCo) |
| Genere | Pop artigianale e contemporaneo |
| Concetto chiave | Raccogliere e dare forma al passato in un unico spazio |
| Collaborazioni | Valerio Passi (chitarra), Corrado Murlo (foto), Matteo Lucibello (grafica) |
La scelta di pubblicare un album intero
Perché un disco? Non è una domanda scontata…
Un disco perché è un modo per mettere un punto, per dire “ok ci sono, esisto e questo è quello che ho fatto finora”. Un disco perché i team funzionano bene quando si riuniscono su obiettivi strutturati con una visione e fare delle belle full immersion, piuttosto che navigare a vista singolo dopo singolo annacquando le energie, la concentrazione… e sì lo so che questa è la prassi ora per molti artisti ma a me non piace. Mi piace che il percorso sia lucido, che chi guida veda chiaramente il filo che lega tutte le uscite. Un disco e possibilmente bello lungo, perché racconta una storia in cui immergersi come in un romanzo e non in un racconto breve. Questo ovviamente è il mio punto di vista, so che le strategie commerciali sono altre, ma io avevo voglia di uscire così, con qualcosa che mi facesse dire “è mio, l’ho visto nella mia mente prima che esistesse, gli ho dato forma, un titolo, ho coinvolto chi volevo coinvolgere e ho raccolto in un unico spazio quello che ne è venuto fuori.
Il significato della luce e le soluzioni alla vita
La luce che stava lì, la soluzione alla vita… è davvero una soluzione? C’è sempre una soluzione?
No, non c’è sempre una soluzione. Sarebbe bello raccontarsi questa favola ma la vita è Un’Altra Favola. In cui le soluzioni a volte sono delle non-soluzioni. In cui la luce che sembrava un sole era solo luce riflessa. A 35 anni sono molto diverso dal ragazzo che scriveva quelle parole più di 10 anni fa, ho imparato dure lezioni, a mie spese, passando per errori a volte irreparabili. E la vita è anche questo, poteva andare diversamente, ma è andata così. È anche arrivare a dirselo senza amarezza, senza cinismo, ma con accettazione e rimboccarsi le maniche. La luce vera la si può trovare dentro di sé e quella è l’unica soluzione vera, anche quando sembra svanita per sempre, “il sole è ancora in te, da qualche parte c’è” come dico in Amati.
Il ruolo degli interludi nel flusso del disco
Perché questi interludi a rompere il flusso?
Nella mia idea (nostra in questo caso, perché è un pensiero nato insieme a Valerio Passi, chitarrista nel disco), era quella di legare e quindi agevolare il flusso e non di romperlo. Dai commenti che ricevo penso che a non tutti sia arrivato questo, molti non hanno capito probabilmente il senso. Per noi è un modo per creare dei ponti tra tracce molto diverse tra loro. Dopo il finale vintage e pop rock di Un’Altra Favola sarebbe strano il passaggio brusco alle atmosfere cupe di Cicatrici. O dopo l’euforia di Sogno passare a Incubo senza un momento che introduca nuova malinconia. Anche se il mio Interludio preferito è quello che introduce Dall’Altra Parte del Mare, mi comunica talmente tanto che mi sembra davvero completare il senso di Al Tramonto e condurre perfettamente alla traccia seguente e alle sue realizzazioni. Insomma quando ascolto a me sembra tutto un flusso e che gli strumentali parlino tanto quanto le parole delle canzoni, ma accetto la critica.
Sperimentazione sonora e produzione
E spesso in queste rotture il suono ha una natura che nel disco non ritroviamo… qual è la verità?
La cosa divertente è che nulla di quello che sentite è estraneo al suono del disco, gli interludi non contengono materiale registrato ex-novo, sono stati realizzati partendo da singoli layer estratti da altre canzoni dell’album, tutti suoni disegnati per il disco stesso, solo rimescolati e riassemblati tra loro in modo completamente diverso, cambiando velocità e tonalità… La verità ultima è che sono molto più sperimentali e home-made rispetto alle canzoni vere e proprie. Non hanno ricevuto un mix in studio perché mi ci sono divertito da solo, a produzione finita, giocando e improvvisandomi in un ruolo di “tecnico” che non avevo mai avuto prima, per poi darli direttamente in pasto al master (ovvero la stampa del disco).
Il significato del trucco e dell’immagine
Domanda curiosa: il trucco agli occhi, sul volto… che significato porta con sé?
Se ci riferiamo al trucco delle foto realizzate da Corrado Murlo, è stato bellissimo. C’era questa drag Loli Parioli, simpaticissima, che mi ha truccato. Pensavamo a un trucco semplice di quello che si usa normalmente nelle foto anche maschili, o magari un po’ rock. Ma avevamo queste grafiche piene di segni, che Matteo Lucibello, il grafico, aveva definito Kandinskyani. Allora Loli insieme a Nuvole Rapide hanno pensato che sarebbe stato bello per queste foto mettere il trucco sul mio viso. È come se fosse una mappa, sono cicatrici, ci sono occhi scuri, ma ci sono anche stelle e colori, tutta la bellezza che anche il dolore può generare.
Ascolta “Collezione di arretrati” su Spotify
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Articolo aggiornato il: 27 Gennaio 2026

