Alessandro Gomma Antolini (AGA): il tutto ed il contrario di tutto. Esce “Dream On”

AGA esce il disco “Dream On” di Alessandro “Gomma” Antolini. Sette nuove tracce, sette nuove fotografie personali ma da finissimi risvolti anche pubblici, in bilico tra quello che sembra e quello che è

AGA: esce “Dream On”

Come promesso dopo l’anticipazione assolutamente affascinante con “Questa non è”, esce il disco “Dream On” di Alessandro “Gomma” Antolini (AGA). Sette nuove tracce, sette nuove fotografie personali ma da finissimi risvolti anche pubblici, in bilico tra quello che sembra e quello che è, tra quel che appare e quello che non sarà mai… tra visioni popolari e futuristiche mescolate assieme. “Dream On” è un viaggio etereo, sospeso, digitale dove dentro troviamo firme di produzioni preziose nel genere come quella di Franco Naddei (Francobeat), Gianluca Lo Presti e Stefano Casti. “Dream On” è suono, è suono nei dettagli, suono anche dentro ciascuna delle liriche… ed è il suono stesso la parola che si fa portatrice sana di valori e di significati. Nel cantautore e nei suoi testi, i panni puliti di chi alla parola chiede e restituisce lo spazio per divenire tutto e – alle anime sensibili capaci di codificarlo – anche il contrario di tutto. Un disco davvero interessante a cui destinare l’immersione totale di un ascolto condiviso ed epatico.

AGA, intervista

Finalmente un disco che elude dalla forma canzone canonica. Per quanto hai rispolverato tanto dell’elettro pop anni ’70 e ’80… vero?

Si, la forma canzone è un rimando a ciò che ascolto più spesso ma in fase di composizione tutto questo viene sempre messo in secondo piano per dar vita alla libera struttura. Quelle sono decadi che ritornano spesso in “Dream On” e, riconosco, sono significative per me. La cronologia musicale rimane una fonte bibliotecaria a cui attingo ogni qualvolta ho dei rimandi da consultare.

Secondo te che importanza ha la forma dentro una canzone? Cos’è che vincola e cosa invece libera la forma?

Non è necessaria la forma nelle canzoni anche se per brani come “Respiro”, Questa Non E'” e “Lui E Lei” era fondamentale. Il resto del disco si sviluppa invece con un ritornello non così definito lasciando spazio alle aperture sonore che dettate dall’istinto propongono una dilatazione musicale. La dimensione sognante deve, nelle mie composizioni, essere libera dalla forma.

I suoni di questo lavoro sono eterei, sono robotici, sono metropolitani ma di quel futuro che vedevamo appunto 20 anni fa. E ora che ci siamo secondo te questo disco ha un suono retrò o continua ad essere visionario?

Il suono del disco fa parte di un mondo che non deve esser dimenticato e come tutte le forme d’arte ne deve tenere conto per poi esser trasformato.

Non lo ritengo un disco visionario ma un disco sognante, notturno che racconta una storia concreta. La ricerca musicale rimane fondamentale per dare vita ai miei nuovi orizzonti sonori. Tengo sempre conto del suono contemporaneo ma ho bisogno di ricreare nelle composizioni i cardini della mia espressività.

Mi colpisce “Come stai”: forse il momento più figlio di un Bowie e di una scena berlinese… non so come la vedi…

Mi fa molto piacere il parallelismo che fai con uno dei miei capisaldi musicali per periodo e autori che vi hanno lavorato (vedi Brian Eno e Robert Fripp oltre allo stesso Bowie). Sono molto legato a “Come Stai” perché è il brano del mio rilancio compositivo che mi ha aperto le porte per portare a termine tutta la creazione di “Dream On”. Era nata come canzone autoironica e di facile ascolto per darmi la possibilità di vivere un momento di spensierata leggerezza e potenza insieme attinta, come spunto di partenza, dal suono tedesco di quel periodo.

AGA abbiamo ascoltato e avuto il tempo di digerire “Questa non è” con cui ci hai anticipato tutto questo lavoro. Col senno di poi quanto non-senso è stato chiarito col tempo e quanto ancora è destinato a restare incompreso? Che poi penso che sia un valore aggiunto l’inalterabilità che spesso vivo in queste liriche…

Vorrei porre questo quesito a tutti quelli che hanno già ascoltato il disco, infatti spesso la domanda che faccio di più è: “Dove ti trovavi mentre ascoltavi “Dream On”? E’ l’ascoltatore che deve comprendere e comprendersi mentre ascolta il disco, possibilmente tutto d’un fiato.

L’avverbio “Non” rimane una costante nelle mie liriche senza lasciare incompreso il messaggio del brano.

Paolo Tocco

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